sabato, 29 Agosto 2026
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13 arresti per bancarotta e corruzione nell’operazione ‘Colletti bianchi’

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La Guardia di Finanza di Firenze, nella mattinata odierna, ha proceduto a dare esecuzione a 13 misure cautelari personali: 9 domiciliari, 1 in carcere, 2 obblighi di dimora, 1 sospensione dell’esercizio professionale.

OPERAZIONE ‘COLLETTI BIANCHI’. I destinatari del provvedimento sono un notaio, quattro commercialisti, quattro imprenditori e tre ”prestanome”. Su di loro grava l’accusa di bancarotta fraudolenta, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte sui redditi. Agli arresti domiciliari è finito anche un dipendente del Ministero dello Sviluppo Economico per reato di corruzione.

LA SOCIETA’. Le misure cautelari ruotano attorno al dissesto di una società edile di Firenze. Le indagini conseguenti al fallimento del 2009 hanno portato alla luce che la società era in mano ad un gruppo di persone di origine campane, a cui alcuni professionisti fiorentini hanno dato un supporto per trasferire il rischio di fallimento da una società all’altra. La situazione finanziaria della società ha portato alla dichiarazione di fallimento da parte del tribunale di Firenze. I controlli hanno evidenziato gravi irregolarità legate agli aumenti di capitale.

IL COMMERCIALISTA. Un altro importante caso è stato rappresentato dalla manovra fraudolenta compiuta da un commercialista per sottrarsi alle procedure, come persona fisica, di riscossione coattiva. La situazione economica del professionista si è aggravata maturando un debito di oltre 2 milioni per il mancato versamento dell’Iva e delle ritenute d’acconto in dieci anni. Per sfuggire alla morsa del fisco e quindi ad eventuali riscossioni il commercialista si è spogliato di tutti i beni da lui posseduti, in particolar modo si è disfatto di due immobili di lusso: uno nel centro di Firenze e uno a San Casciano Val di Pesa. Per disfarsene ha simulato la loro vendita. Nel mirino anche il notaio ed il prestanome.

CORRUZIONE. Un dipendente del Ministero dello Sviluppo Economico è finito ai domiciliari per reato di corruzione. Pare che l’uomo abbia ricevuto da uno dei commercialisti coinvolti nel fallimento e da altri professionisti ed imprenditori, svariate somme di denaro per compiere atti con il fine di favorire professionisti ed imprenditori. Nelle indagini sono coinvolti altri otto indagati a piede libero, di cui 5 professionisti.

SEQUESTRI. Le fiamme gialle, contestualmente alle misure personali, stanno procedendo al sequestro di beni pari a 4,5 milioni (immobili, conti correnti e quote societarie) importo pari all’entità delle imposte, più sanzioni ed interessi, non versare al fisco nell’arco di cinque anni.

Mercafir, gli ortaggi scarseggiano e i prezzi schizzano alle stelle

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Aumenti del 30% stamani, sui prezzi dei prodotti del mercato ortofrutticolo di Firenze a causa dello sciopero dei tir che impedisce e rallenta i rifornimenti.

LA SITUAZIONE. Angelo Falchetti, presidente della Mercafir, ha dichiarato che ”verso l’alba ha cominciato ad arrivare qualcosa, e se si conferma questa tendenza recupereremo la normalità in tre o quattro giorni”, ma la merce in arrivo è inferiore del 70% alla normalità. Ortaggi come pomodori, zucchine e melanzane sono praticamente scomparsi dal mercato ortofrutticolo. Tra la frutta iniziano a scarseggiare anche le arance.

Tav, scontri in Val di Susa. Tra gli arrestati anche due ex terroristi

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26 arresti per gli scontri dello scorso luglio in Val di Susa contro la Tav. Tra le persone arrestate ci sono anche due ex terroristi. Uno dei due è pistoiese, imputato nel processo a Primo Linea degli anni ’80.

L’EX TERRORISTA. I due ex terroristi arrestati in Val di Susa sono Paolo Maurizio Ferrari ed il pistoiese Antonio Ginetti, 60 anni, imputato del processo fiorentino a Prima Linea degli anni Ottanta e condannato ad un anno nel processo ai componenti della Brigata Luca Mantini, formata da persone all’epoca considerate vicine all’ala Br con a capo Giovanni Senzani. Ginetti è accusato di resistenza, violenza e minacce a pubblico ufficiale.

Blocco dei tir, episodi di violenza anche in Toscana

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“Le intimidazioni sono opera di una minoranza che sta danneggiando tutti. Il diritto di protestare è sacro, ma lo è anche quello di dissentire. Le Prefetture intervengano subito”. Queste le parole del coordinamento toscano dei trasporti di Legacoop Servizi, Confcooperative/Federlavoro e Agci alla luce di violenze e intimidazioni subite dai lavoratori. Anche in Toscana diventa difficile consegnare le merci.

BLOCCO DEI TIR. Il blocco dei tir va avanti ormai da alcuni giorni e sta causando disagi all’economia e ai cittadini stessi per i quali diventa difficile reperire alimenti freschi. Il carburante inizia a scarseggiare mettendo in difficoltà anche i mezzi di soccorso e delle forze dell’ordine. “Intimidazioni inaccettabili ai lavoratori, gravi danni all’economia, ai cittadini e alla stessa categoria degli autotrasportatori, anche sul piano dell’immagine”. E’ la situazione causata dai blocchi dei tir che viene denunciata dal coordinamento toscano sui trasporti di Legacoop Servizi, Agci e Confcooperative/Federlavoro, che rappresenta oltre 100 imprese e più di 8000 addetti.

PAURA DELLE MINACCE. “Le nostre cooperative – dicono Giovanni Giuliacci, Silvano Contri e Federico Pericoli, responsabili Trasporti di Legacoop Servizi, Confcooperative/Federlavoro e Agci – ci raccontano che gli autisti hanno paura a viaggiare per i danni minacciati e a volte compiuti ai mezzi e a loro stessi. In Toscana la situazione è meno tesa che in altre parti d’Italia ma c’è comunque stato qualche episodio di violenza ed è molto difficile lavorare”. In Toscana i punti più caldi e quindi più interessati dalle agitazioni segnalati dalle cooperative sono il porto di Livorno, il basso grossetano e le zone tra Montecatini, Pontedera e Altopascio. Quello che sta accadendo non è opera degli autotrasportatori in generale ma di una piccola minoranza. Il diritto a manifestare e scioperare è sacro ma gran parte degli autisti, pur essendo contrari alle decisioni prese dal governo, sta continuando a lavorare per garantire il rifornimento sia alla piccola che alla grande distribuzione. “A questi lavoratori va la nostra piena solidarietà”, afferma il coordinamento toscano sui trasporti aggiungendo anche che “è in corso una trattativa con il governo, che ha già recepito alcune richieste della categoria”.

SERVE L’INTERVENTO DELLE PREFETTURE. “Per noi, mondo cooperativo, il diritto di protestare e di manifestare a sostegno delle proprie idee è sacro, ma non sono tollerabili atti di violenza e di illegalità. Una larga maggioranza di imprese e lavoratori del settore comprende il merito dei problemi ma dissente totalmente su metodi e comportamenti che danneggiano i cittadini ed alla fine anche la stessa protesta. Per questo – conclude il coordinamento sui trasporti di Legacoop Servizi, Confcooperative/Federlavoro e Agci – chiediamo che le Prefetture diano immediatamente seguito, con atti concreti, all’intenzione annunciata dal governo di non tollerare più i blocchi”.

“Vado in ritiro spirituale”. Invece il parroco si imbarca sulla Concordia

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I parrocchiani pensavano che fosse in ritiro spirituale per una settimana. E invece Don Massimo Donghi, sacerdote della parrocchia di Besano Brianza, in provincia di Monza e Brianza, si trovava sulla Costa Concordia, naufragata nel porto dell’Isola del Giglio.

FACEBOOK. A smascherare il prete, che i parrocchiani credevano in un eremo a pregare, la bacheca Facebook si sua nipote che dopo poche ore dall’incidente consumatosi nell’arcipelago toscano, rassicurava parenti e amici scrivendo che lei, la nonna e lo zio (Don Massimo) erano sani e salvi e stavano bene. Un po’ di disappunto e qualche battuta è circolata tra i compaesani dell’uomo che aveva nascosto a tutti la sua partenza per una crociera sul Mediteranneo. Ma si tratta solo di un peccato veniale.

Giorno della memoria: il 31 gennaio il viaggio nei luoghi della Shoah

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“Siete la Toscana del futuro, per questo vi lancio due messaggi, due impegni: ragionate sempre con la vostra testa e fate attenzione alle parole malate. Eliminiamo dal nostro lessico termini come vucumprà, badanti, clandestini e extracomunitari e anche quelle parole offensive rivolte agli omosessuali. Parole che non sono adeguate alle persone. Parole che possono insinuarsi nella nostra normalità e farsi veicolo di quel razzismo sottile che dobbiamo invece combattere”. Questo l’invito che il presidente Enrico Rossi ha rivolto stamani agli oltre diecimila giovani presenti al Nelson MandelaForum in occasione del Giorno della Memoria.

SAMB E DIOP. Il giorno della memoria 2012 è dedicato a Samb e Diop, i due senegalesi rimasti uccisi per mano razzista, nella strage di piazza Dalmazia, lo scorso 13 dicembre. “In una giornata come quella di oggi – ha proseguito Rossi – dedicata ai due cittadini senegalesi uccisi a Firenze, vi invito a sostenere la campagna nazionale per i diritti di cittadinanza “L’Italia sono anch’io”. Ci bastano 50mila firme ma se ne raccogliamo 100mila è meglio. La Toscana promuoverà anche una legge di iniziativa regionale e proporrà alle altre Regioni di fare la stessa cosa in modo da sollecitare il Parlamento perché intervenga a favore del riconoscimento della cittadinanza e del diritto al voto a chi nasce nel nostro Paese. In Italia sono più di un milione coloro che aspettano la cittadinanza. E in Toscana ci sono più di 60mila giovani che amano e soffrono come voi, che sono già fratelli d’Italia ma che attendono solo il diritto di essere ufficialmente riconosciuti come tali”.

RICORDARE PER NON DIMENTICARE. Olocausto è una parola che deriva da due parole del greco antico, olos e kaio che vogliono dire: bruciato tutto intero. ”Un significato agghiacciante. Si è trattato di uno sterminio che ha riguardato oltre 6 milioni di ebrei, quasi il doppio dei cittadini della Toscana oggi – continua il presidente Rossi – Uno sterminio di tipo industriale, concepito da una élite ma accettato da tante persone normali che hanno anche collaborato, o non si sono ribellate, perché questa organizzazione perfetta di morte funzionasse. Come è stato possibile? Quale lezione ci lascia la storia perché questo orrore non accada più? Bisogna innanzitutto ascoltare le testimonianze e riflettere”. Rossi lancia un appello ai giovani: ragionare con la propria testa e non cercare scorciatoie. Ognuno è responsabile dei propri atti. Il ricordo dell’Olocausto è importante per non cancellare dalla memoria di tutti noi un così terribile gesto compiuto contro persone innocenti. Ricordare per non dimenticare, per andare oltre il razzismo e sconfiggere i pregiudizi. “Impegniamoci per questo obiettivo di eguaglianza e democrazia – ha concluso Rossi – , per essere protagonisti e pensare con la nostra testa. Perché la civiltà del futuro non sia fatta da razze, ma da una sola razza, la razza umana, in cui siamo tutti uguali e tutti diversi”

IL VIAGGIO DELLA MEMORIA. Dal 1975, ogni anno, la Provincia di Firenze organizza un viaggio dentro la storia che ripercorre, in un lungo e fatico percorso, gli anni di sofferenza e le tragedie che hanno segnato i nostri giorni. L’aereo partirà martedì 31 gennaio dall’aeroporto di Firenze. A bordo, 24 studenti fiorentini diretti ai campi di concentramento di Aushwitz e Birkenau. Insieme ai ragazzi dei sei istituti Buontalenti, Peano, Vasari, Liceo Artistico Porta Romana, Liceo Da Vinci, Liceo Michelangiolo, viaggeranno i professori e l’Assessore all’Istruzione della Provincia di Firenze Giovanni Di Fede. Le visite ai campi sono state precedute da quattro lezioni e quattro laboratori, che hanno portato i ragazzi a cercare di capire cos’ha portato alla trageda della Shoah, ascoltando anche i racconti di chi ha vissuto la tragedia sulla propria pelle. “Il viaggio ha un’importanza fondamentale nel percorso educativo dei ragazzi – sottolinea l’Assessore Di Fede – affinché le atrocità di quegli anni non diventino solo un sbiadito ricordo scolastico. Compito di tutte le Istituzioni Pubbliche è di condividere attivamente la condanna contro tutte le forme di persecuzione, di intolleranza e di discriminazione, e la Provincia di Firenze cerca, attraverso questo viaggio che organizza dal 1975, di trasmettere questo messaggio ai giovani”.

”Schettino ha perso un’ora importante”, la tragedia poteva essere evitata

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”Se il comandante Schettino non avesse perso un’ora preziosa, le cose sarebbero andate diversamente. Si sarebbero potute calare le scialuppe con calma, mettere a loro agio le persone”. Lo ha detto il comandante generale del Corpo delle Capitanerie di porto, Marco Brusco, ascoltato dalla commissione Lavori pubblici del Senato in merito all’incidente della Costa Concordia. Inoltre Schettino è considerato l’unico responsabile, per legge, della tragedia.

UNA TRAGEDIA CHE POTEVA ESSERE EVITATA. Solitamente, il comandante di una nave è colui che individua la rotta migliore da percorrere anche quando si è vicini ad una linea di costa, dove non è vietato navigare, purchè venga salvaguardata la sicurezza della nave e quindi di tutti i passeggeri a bordo. Il comandante generale delle Capitanerie di porto, Marco Brusco ha fatto riferimento anche all’inchino. ”Con tale dizione non ci si riferisce a una manovra particolare prevista o vietata a seconda dei casi ma si fa riferimento ad una tradizione marinaresca non così radicata e frequente, contrariamente a quanto riportato da alcuni organi di informazione, che consiste nell’effettuare una rotta piuttosto ravvicinata, parallela alla linea di costa, per consentire il cosiddetto saluto dalla nave ma sempre in sicurezza”. Resta ancora da accertare la natura della manovra di recupero. Attraverso le immagini contenute nella scatola nera sarà possibile stabilire se sia stato un atto voluto dal comandante per ‘rimediare’ alla schiocchezza compiuta poco prima o si stata una manovra del tutto casuale. Resta il fatto, come afferma Brusco, ”che questa nave si sia assestata su quegli scogli e a poca distanza terra ferma ha salvato la vita a tante persone”.

IL TRAGICO INCIDENTE. Foschi quindi, scarica nuovamente il comandante della Concordia. E anche se ribadisce che l’inchino quella notte non è stato autorizzato dalla società, non può non ammettere che si tratta di una prassi adottata da tutte le società crocieristiche del mondo. Il 13 gennaio è avvenuto “un tragico incidente che non doveva avvenire e poteva non avvenire”, se il comandante non avesse deciso di ‘accostare’ così vicino all’isola. Una decisione di cui Costa non sapeva nulla. “Quella manovra non era autorizzata. Noi non ne eravamo al corrente, tanto che nel giornalino di bordo era scritto che la nave sarebbe passata a cinque miglia dal Giglio”. Una versione che l’azienda ripete da venerdì notte e che però non torna con i racconti degli stessi ufficiali a bordo.

I RACCONTI. Le versioni non combaciano. Stando alle dichiarazioni rilasciate ai magistrati dal comandante in seconda, Roberto Bosio, fin dalla partenza da Civitavecchia ”la navigazione turistica era programmata” con l’obbiettivo di ”consentire ai passeggeri di ammirare le zone costiere presenti sulla tratta della crociera”. Ma ad averla programma, a questo punto, chi è stato? Il comandante Schettino e i suoi ufficiali, come afferma Foschi o l’equipaggio con la società come afferma Bosio? Ma Foschi, anche dopo queste dichiarazioni, resta fermo sulle sue posizioni. “L’inchino non esiste nella nostra azienda – dice – esiste la navigazione turistica, che è una pratica adottata in tutto il mondo e consentita dalle norme”. In alcuni casi questa navigazione viene “pianificata e l’azienda può anche esserne al corrente”, ma deve essere svolta con “protocolli di sicurezza molto chiari e precisi”.

CLANDESTINI E LAVORO IN NERO. E tornano in ballo anche le accuse di aver imbarcato clandestini sulla nave e di aver favorito il lavoro in nero. “E’ una cosa ignobile e impensabile per una società con una tradizione come la nostra – afferma – i sistemi di controllo della società sono all’avanguardia e siamo l’unica azienda al mondo che volontariamente si è sottoposta alla certificazione di responsabilità sociale”. Inoltre sottolinea ancora una volta e con orgoglio che le operazioni di soccorso sono state svolte dall’equipaggio che era, quindi, “addestrato adeguatamente” e si è “prodigato per prestare i primi soccorsi”. “Se non fossero stati addestrati non avrebbero potuto fare quello che hanno fatto: hanno evacuato in condizioni difficilissime oltre 4mila persone”.

CI VORREBBE UN MIRACOLO. Sono un miracolo potrebbe far trovare delle persone ancora vive a bordo del relitto della Concordia. Le difficoltà e i pericoli per i soccorritori aumentano di ora in ora ma nessuno vuole arrendersi. Primi fra tutti i familiari delle persone ancora disperse. Loro anche oggi sono arrivati sull’Isola del Giglio sperando in qualche novità. Una speranza che al tredicesimo giorno dalla tragedia è riposta solo in un “miracolo”. Parola dura, soprattutto quando ad usarla è il Capo della Protezione civile Franco Gabrielli: “per il tempo trascorso e per le condizioni date pensare di trovare ancora qualcuno in vita oggi sarebbe un miracolo”. Però nessuno vuole rinunciare a pensare “che questo sia possibile” e i soccorsi continueranno. Almeno fino a quando la nave non sarà stata tutta ispezionata, o meglio “non lo saranno tutte le parti che sarà possibile ispezionare” aggiunge Gabrielli. Qualche corpo potrebbe essere trovato solo al momento che “la nave sarà rimessa in asse o smantellata”. Difficile che gli spelosub possano arrivare ai ponti 1 e 2, i primi a finire sotto l’acqua del mare del Giglio, ora nera e putrefatta dentro quella carcassa, dove muoversi è “difficilissimo e rischioso” spiega l’ingegnere dei vigili del fuoco Ennio Aquilino, coordinatore dei soccorsi. Lui è pronto a spingere i suoi uomini al massimo sforzo, ma “senza mettere a rischio la loro vita”.

LO STOP DALL’ASL. Dopo le analisi microbiologiche effettuate dall’Asl di Grosseto, è arrivata la decisione di sospendere le ricerche nelle zone D ed E della nave, due corridoi in cui le ricerche erano già state sospese. Da qualche giorno infatti i sub, quando riemergono dall’acqua, devono sottoporsi a particolari lavaggi. Ma intanto le ricerche proseguono, almeno fino a quando le condizioni meteomarine saranno favorevoli. Di pari passo proseguono anche le operazioni di preparazione per il defueling delle 2.400 tonnellate di carburante. L’operazione dovrebbe iniziare sabato prossimo. Intanto vanno avanti anche le operazioni per togliere i detriti intorno alla Concordia, detriti che ogni tanto emergono dalle parti sommerse e galleggiano in superficie.

Si aggravano le posizioni di Schettino e Costa. La scatola nera non è rotta

Risarcimenti per il naufragio della nave, il parere dell’esperto

Sciopero dei tir: è allarme benzina. Distributori ‘dedicati’ a mezzi soccorso

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Presidi, manifestazioni e proteste. Continua lo sciopero degli autotrasportatori. Il carburante inizia a scarseggiare e per far fronte al disagio, alcuni distributori di Lucca si ‘dedicano’ ai mezzi di soccorso.

LA STAFFETTA. Staffetta e distributori dedicati al rifornimento dei mezzi delle forze dell’ordine e di soccorso. Questa la decisione della prefettura di Lucca d’accordo con le categorie degli esercenti. E’ stata individuata così una serie di distributori con scorte di carburante per le emergenze. In caso di necessità le autocisterne verranno scortate fino ai depositi di Livorno.

PRESIDI. Continuano i presidi degli autotrasportatori per dire no al caro gasolio. Autisti e tir al momento, stanno manifestando lungo la strada di grande comunicazione Firenze – Pisa – Livorno e lungo le autostrade A12 e A11.

Il grande freddo: ma niente neve a bassa quota

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Secondo il Consorzio Lamma, per la giornata di oggi è previsto “sereno in mattinata con locali addensamenti di tipo basso sulla provincia di Massa-Carrara e la costa settentrionale. Dal pomeriggio-sera, intensificazione della nuvolosità a partire dalle province di Massa-Carrara, Lucca, Pisa e Livorno. Non escluse deboli precipitazioni sul nord-ovest della regione. Venti in prevalenza deboli dai quadranti orientali. Mari quasi calmi o poco mossi. Temperature in ulteriore lieve diminuzione nei valori massimi”.

VENERDI’ 27. Per domani è prevista “nuvolosità variabile, con addensamenti più consistenti sulle zone costiere centro-settentrionali, l’Arcipelago a nord dell’Elba e le province di Lucca, Massa-Carrara, Pisa e Livorno dove saranno possibili deboli precipitazioni, nevose oltre i 1100-1200 metri sull’Appennino nord-occidentale. Venti deboli orientali sulle zone interne, di Scirocco sull’Arcipelago con locali rinforzi. Mari poco mossi. Temperature in aumento le minime, più marcato sulle zone nord-occidentali. Stazionarie o in lieve aumento le massime”.

SABATO 28. Nella giornata di sabato il cielo sarà “parzialmente nuvoloso con tendenza ad intensificazione della nuvolosità nel corso della giornata. Addensamenti più consistenti interesseranno le zone di nord-ovest e l’Arcipelago ove saranno possibili precipitazioni, più probabili dal tardo pomeriggio. Possibili deboli nevicate sull’Appennino nord-occidentale oltre i 1000-1100 metri di quota. Venti di Scirocco, deboli sulle zone interne, moderati con locali rinforzi su Arcipelago e litorale. Mari poco mossi con moto ondoso in aumento dalla sera. Temperature stazionarie nei valori massimi. In ulteriore aumento nei valori minimi”.

DOMENICA 29. Nell’ultimo giorno del weekend il cielo sarà molto nuvoloso e saranno possibili ”precipitazioni sull’Arcipelago, le zone costiere meridionali, i crinali settentrionali ed i versanti emiliano-romagnoli dell’Appennino fiorentino ed aretino ove potranno risultare nevose fino a quote collinari”. Venti deboli e moderati con rinforzi sull’Arcipelago. Mari mossi sottocosta e molto mossi al largo. Le temperature minime aumenteranno mentre si abbassano le massime.

Muore nel 2005, ma il figlio incassa la pensione

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La donna è morta nel 2005, sette anni fa. Ma il figlio ha continuato in tutto questo tempo, ad incassare la pensione della madre grazie ad un conto cointestato. Truffa così l’Inpdap per oltre 100 mila euro.

ACCERTAMENTI. I finanzieri di Arezzo a seguito di alcuni accertamenti, hanno scoperto l’irregolarità compiuta dal figlio settantenne della donna deceduta ormai da sette anni. Oltre 100mila euro, la cifra ‘rubata’ all’Inpdap, e percepita per sette anni. L’uomo è stato denunciato per truffa aggravata ai danni dell’Istituto Prevideziale che avvierà una pratica per il recupero della somma che gli è stata sottratta illegalmente.