sabato, 19 Settembre 2020
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Georges Adéagbo si fa in due a Firenze

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Due le città, come due i luoghi ricchi di storia coinvolti per costruire “l’incontro” di Adéagbo con la cultura occidentale: se nei mesi scorsi Venezia e la Fondazione Querini Stampalia sono state per lui una straordinaria fonte di ispirazione, Firenze e Palazzo Vecchio saranno la nuova occasione che arriverà a coinvolgere addirittura due sedi espositive. La prima installazione è pensata appositamente per le sale del Museo di Palazzo Vecchio, centro politico e simbolo della città, la seconda viene invece presentata nello spazio espositivo della galleria Frittelli arte contemporanea.Progetto per il Museo di Palazzo VecchioPer la prima volta il Museo di Palazzo Vecchio aprirà i Quartieri Monumentali ad una esposizione di arte contemporanea. Georges Adéagbo realizzerà un progetto site specific nato dalla relazione con la storia di Firenze e la visione contemporanea di un artista dell’Africa occidentale: uno sguardo straniante nato dall’incontro di due culture così diverse. I libri e le carte antiche della Biblioteca, i cicli di affreschi, le opere d’arte distribuite nel Museo, ma anche gli antichi strumenti musicali e le raffigurazioni del mondo nei cartigli della Sala delle Mappe, come i suoni e i colori della città, la sua architettura, i monumenti, le persone che la popolano, diventano per l’artista una inesauribile fonte d’ispirazione per costruire il suo “incontro” con Firenze. Nel suo fare arte Adéagbo evidenzia le difficoltà di persone che vivono separate e che cercano un contatto: “…vicini, separati da un alto muro, sentono ciascuno i rumori dell’altro, ma hanno solo un’idea vaga di come gli altri vivano. Alla fine uno di loro costruisce una scala, vi si arrampica e intravede chi sono gli altri e come vivono”.Nelle sale del Museo di Palazzo Vecchio Adéagbo interviene con piccole sculture lignee, libri, oggetti di uso quotidiano, carte e dipinti eseguiti da artisti del Benin, facendoli dialogare e reagire con l’ambiente e le opere cariche di storia e significati. Presenze mai in primo piano, ma piuttosto collocate/nascoste/impegnate a riempire e saturare il vuoto, il non occupato, il bordo, il margine. L’idea del progetto di Adéagbo invita a ripensare alla nostra storia nella convinzione che uno sguardo “altro” possa aiutare non solo a capire il tempo in cui viviamo, ma anche a vedere in modo diverso il nostro passato, intessuto di questa condizione di relatività e di confronto che altrimenti rischiamo di perdere.Uno sguardo scevro dalle sovrastrutture della cultura occidentale fa emergere uno spazio “terzo” in cui prendono forma nuove categorie interpretative che vanno oltre il tradizionale rapporto Africa/Europa. L’agire dell’artista è come un aratro che rimescola le zolle, riporta alla luce ciò che prima era sepolto, addormentato nel tempo.Questo è quello che ci viene chiesto dall’artista per scoprire il passato non solo come memoria, bensì come azione, trasformazione, come materia viva e non come concetto immobile.Esposizione da Frittelli arte contemporanea Negli spazi di Frittelli arte contemporanea di Via Val di Marina approda il lavoro che Georges Adéagbo ha realizzato per la Fondazione Querini Stampalia di Venezia: si compie così l’incontro tra Venezia e Firenze «La rencontre»..!Venise – Florence..! Dalla dimensione particolare propria del progetto di Palazzo Vecchio, lo sguardo si espande qui sull’intera società occidentale rappresentata da una molteplicità di oggetti (stralci di giornale, fotografie, libri usati, dischi in vinile, ombrelli, bottiglie, etc.) che come tracce della nostra cultura dialogano con manufatti provenienti dalla patria di origine dell’artista.

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