mercoledì, 17 Aprile 2024
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Il romanzo di Gianluca Monastra a 30 anni dalla strage dei Gergofili

"Più buio della notte" è il nuovo romanzo di Gianluca Monastra, un giallo sull'attentato di via dei Gergofili e sul mondo del giornalismo

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A 30 anni dalla strage di via dei Gergofili, il giornalista e scrittore Gianluca Monastra dedica a quella notte fatale il suo Più buio della notte. Romanzo di una strage, pubblicato da Edizioni Clichy. L’attentato che sconvolse Firenze il 27 maggio 1993 è lo scenario reale di cui l’autore si serve per intessere una trama di finzione, una storia che intreccia le biografie di tanti personaggi ed è proprio Monastra a precisare nelle conclusioni che si tratta di «un libro di storie, non di Storia».

Nel romanzo di Monastra il ricordo dell’attentato di via dei Gergofili e l’omaggio alla forza del giornalismo

In Più buio della notte. Romanzo di una strage, l’autore ricostruisce i meccanismi del mondo del giornalismo, aprendo uno spaccato sulle dinamiche che interessavano l’ambiente delle redazioni negli anni Novanta. La ricostruzione viene affidata a Tommaso Gioia, cronista di una testata fiorentina, attraverso il quale Monastra racconta come si svolgesse il reperimento delle notizie nell’era pre-smartphone, una sorta di gioco di ruoli tra contrattazioni, indiscrezioni e caparbietà nella ricerca. In redazione, il protagonista vive una condizione di forte precarietà e frustrazione; isolato dai colleghi giornalisti e allontanato dalla vicenda della strage, si ritrova a seguire il caso di una donna trovata morta nella propria auto nella zona di Gambacci. Ed è proprio la storia di Annalisa e della figlia Nora che apre un nuovo teatro investigativo su cui l’autore costruisce la trama del giallo. Renato, Sally, Viola, Olga fanno ingresso capitolo dopo capitolo, partecipando alla ricerca di indizi e intuizioni; le loro biografie si intrecciano con quella del protagonista attivando dinamiche relazionali di complicità, conflitto e ambivalenza.

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Monastra romanzo Georgofili Più buio della notte
La copertina del libro

Solitario nella vita e nel lavoro, Tommaso Gioia prosegue freneticamente la sua strada con la smania e l’angoscia di trovare il suo caso, il fatto di cronaca che potrebbe ribaltare le sorti della sua carriera e riabilitarlo all’interno della redazione. Più buio della notte racconta il giornalismo tanto nella sua dimensione oscura quanto in quella di grande vitalità ed eccitazione: l’autore sceglie di omaggiare la sua professione attraverso una rappresentazione che si svincola da giudizi di valore. Dal romanzo di Gianluca Monastra emerge dunque la forza del giornalismo nella sua complessa missione di ricostruzione della realtà: un’operazione che assume le sembianze di un puzzle fatto di tanti piccoli pezzi da assemblare, un lavoro che solo con tenacia, cura per il dettaglio e coraggio di rischiare è possibile perseguire e portare a compimento.

Il ruolo della cultura per resistere alla violenza 

Il contesto dentro il quale prende forma il romanzo di Gianluca Monastra, Più buio della notte. Romanzo di una strage è quello che ruota attorno all’attentato mafioso di via dei Gergofili, l’evento che – nella notte tra il 26 e il 27 maggio 1993 – sconvolse il centro storico di Firenze (e l’Italia intera) trasformandolo in uno scenario di distruzione e smarrimento nel quale perse la vita la famiglia composta da Fabrizio Nencioni e Angela Fiume, con le loro figlie Nadia di 9 anni e Caterina di appena cinquanta giorni, insieme allo studente Dario Capolicchio e che smembrò la Torre dei Pulci – sede dell’Accademia dei Georgofili – e danneggiò gravemente alcuni ambienti della Galleria degli Uffizi e del Corridoio Vasariano. È proprio la cultura a svolgere un ruolo fondamentale nel romanzo in quanto luogo simbolico di resistenza dinnanzi alla violenza della morte. La storia si chiude infatti all’interno del celebre museo fiorentino con la contemplazione dell’Adorazione dei pastori di Gerard van Honthorst, una delle opere restaurate a seguito dell’attentato. «Niente come questa opera racconta quella notte» confessa a se stesso Tommaso Gioia, osservandone il buio illuminato da una torcia e individuando nei pastori ritratti un’analogia con «i restauratori e i pompieri, gli storici dell’arte e i poliziotti, i carabinieri, i cronisti, i magistrati e i barellieri, i fiorentini» che vissero la strage.

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Accanto all’arte, emergono con forza il teatro e la poesia. Dalle sceneggiature sottratte da Scianna a Badalì fino alla “poesia amuleto” della piccola Nadia, rimasta vittima dell’attentato, entrambi i testi si trasformano in pretesti cruciali. Due dettagli necessari allo svolgimento del giallo, alla formulazione di ipotesi, alla rigenerazione delle indagini attorno alla morte di Annalisa che contribuiscono ad accreditare il pensiero di Tommaso Gioia sulla propria professione. Nel mestiere del giornalista è il dettaglio che conta e proprio la scommessa sul particolare del protagonista segna la svolta nella risoluzione di questo avvincente giallo firmato da Gianluca Monastra. 

Gianluca Monastra, l’autore

Gianluca Monastra, giornalista di «Repubblica», è autore di romanzi, racconti, graphic novel e testi per radio e teatro. Tra i suoi ultimi libri, L’ottava nota (Nutrimenti) e Il mostro di Firenze. Ultimo atto (Nutrimenti). Cura le pagine di cultura, spettacolo e sport di «Repubblica Firenze» e scrive per «il Venerdì».

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