La copertina del libro illustra due sagome stilizzate sedute sulla panchina di un parco, probabilmente newyorchese. Se osserviamo i due profili accennati non possiamo identificare i loro volti, ma riusciamo a intuire che si stanno guardando.
Il romanzo di Haley Tanner vede come protagonisti della storia due bambini, Vaclav e Lena. Il libro è ambientato in America, ma il suono dei loro nomi evoca tutto il fascino delle notti bianche dei grandi romanzi dell’est. Entrambi i personaggi, infatti, provengono dalla Russia ma se Vaclav è figlio di due ebrei immigrati, le origini di Lena sono più nascoste.
Il loro incontro quasi casuale si trasforma subito in istantanea affinità e sboccia presto in promesse d’amore. Lena parla poco la lingua adottiva e trova in quel bambino dai riccioli scompigliati, qualcuno con cui comunicare senza bisogno di tante parole che complichino la sua vita già confusa.
Vaclav che da quando è sbarcato nel nuovo continente sogna di diventare un mago, sulle orme del celebre Houdini, vede in quella gracile creatura la sua “incantevole assistente”. Nessuno sembra poter distruggere questa meravigliosa amicizia ma un giorno Rasia, la madre del bambino, spezza l’incanto mettendo a nudo una verità fin’adesso taciuta e sospesa nella magia. Le loro giornate riempite della reciproca presenza si svuotano, Lena scompare e Vaclav perde un pezzo di sé. Gli anni passano (ben sette), ma nessuno dei due si dimentica di quel primo spettacolo che hanno visto insieme a Coney Island, dove hanno capito che qualcosa li univa per sempre.
La storia è una dolcissima fiaba d’amore in cui si incastrano fitte di doloroso realismo. Haley Tanner segue i personaggi negli anni e il lettore, come accade guardando crescere un bambino, si trova a sorprendersi del momento in cui l’ingenuità muta ad un tratto in consapevolezza, attraverso riflessioni che sconvolgono le rassicuranti certezze dell’infanzia. Infanzia che poi non è così tranquilla se, come nel caso di Lena, non si sa chi siano i propri genitori e non si ha una famiglia che si prenda cura di te. Più facile (forse) è il mondo di Vaclav, protetto da una madre che lo mette al centro della sua vita e tenta di ripararlo dai possibili incidenti di percorso.
L’amore che nasce tra i due bambini ed evolve nel corso del tempo resta unico e segreto, come tanti sono i misteri sparsi nel libro. Ma non sono né le zone oscure, né lo schema narrativo a rendere questo esordio letterario interessante: sono proprio Vaclav e Lena la vera forza del romanzo, personaggi che coinvolgono il lettore per un’insita naturalezza e profondità.
Sullo sfondo di un’America dalle mille promesse, restano invece desolanti gli echi di una Russia depressa, descritta dall’autrice non a titolo di denuncia gratuita, ma per spiegare alcune azioni umane altrimenti incomprensibili. Inseriti in certi ambienti diventano più verosimili gli sviluppi di alcuni personaggi che portano a riflettere su come ogni adulto sia stato a sua volta bambino. Un libro che tuttavia non lascia al lettore un’amara sensazione di sconforto, poiché ciò che prevale è la delicatezza del primo amore, inevitabile porta magica da attraversare per poter crescere.


