Ormai siamo al rush finale, tra pochi mesi l’università indosserà vesti nuove, con una riforma che ridurrà il numero di corsi di laurea e il numero di esami da sostenere per conseguire il titolo. Per capire meglio come cambierà il volto dell’ateneo fiorentino, abbiamo parlato con il Rettore dell’Università di Firenze Augusto Marinelli.

 

Con la riforma della didattica, ci sarà un risparmio nelle voci di bilancio dell’ateneo? In che misura?
«Occorre chiarire che l’obiettivo della riforma della didattica non è tanto di quantità – non riguarda tanto il numero di corsi o il risparmio economico – ma di qualità: migliorerà e diventerà più razionale l’utilizzo dei docenti di ruolo per garantire un’adeguata copertura degli insegnamenti.
Per capirci meglio, bisogna ricordare l’origine dei nuovi cambiamenti: con il decreto ministeriale 270 del 2004 e i decreti ministeriali successivi sono state modificate le classi di laurea e sono stati anche previsti alcuni requisiti rigidi per l’attivazione dei corsi di studio. L’Università di Firenze, seguendo una scelta di qualità, ha deciso di portare per la maggior parte dei casi fino al 70% la quota di crediti formativi universitari che deve essere coperta da docenza di ruolo. E’ ovvio, poi, che ci sarà anche un risparmio economico perché attiveremo un numero assai più contenuto di contratti di insegnamento con personale esterno».
La riforma riuscirà a ridurre il numero di studenti fuori corso? Eliminando corsi di laurea “dispersivi”, si riuscirà ad inserire meglio gli studenti nel mondo del lavoro?
«Ci siamo posti l’obiettivo di far partire i nuovi ordinamenti al più presto, convinti che questo sforzo porterà a migliorare e accelerare il percorso formativo degli studenti, riducendo i fuori corso. La semplificazione del panorama dei corsi di laurea, infatti, facilita la scelta degli studenti e il loro orientamento durante gli studi e al momento del collocamento nel mondo del lavoro. Un altro obiettivo della riforma, al quale si lavorerà nei prossimi mesi, con la revisione dei regolamenti didattici dei singoli corsi di laurea, sarà una forte riduzione del numero degli insegnamenti e quindi degli esami, che riordinerà e renderà più scorrevole lo svolgimento degli studi. Naturalmente il singolo studente manterrà il diritto di chiudere il ciclo di studi nel corso in cui si è iscritto, anche se ovviamente l’Ateneo favorirà la trasmigrazione nelle nuovi classi e nei nuovi ordinamenti di studio, passaggio che potrebbe essere molto favorevole per gli studenti. Solo la facoltà di Medicina rimane, per ora, con l’offerta formativa attuale, poiché non sono stati emanati dal Ministero i decreti relativi alle nuove classi di laurea delle professioni sanitarie».
La riforma della didattica prevede, dunque, una riduzione dei corsi di laurea e degli esami; possiamo dire quindi “meno corsi ma buoni?”
«La riduzione dei corsi di laurea, anche significativa (ci saranno 71 lauree di primo livello e 81 lauree magistrali o di secondo livello, a fronte rispettivamente delle attuali 93 e 108) salvaguarda la ricchezza dell’offerta disciplinare attuale: se i nuovi corsi di laurea saranno meno, potranno però articolarsi al loro interno in curricula, evitando però il frazionamento in singoli corsi di laurea. Il miglioramento della qualità complessiva dell’offerta, è, appunto, lo scopo di tutta questa operazione».