Una folla di persone ha partecipato il 25 aprile a Firenze alle celebrazioni ufficiali per la festa della Liberazione, in piazza Santa Croce prima e in piazza della Signoria poi. “In questa piazza difendiamo il diritto di Firenze di avere memoria del suo passato e di costruire un futuro di pace e prosperità. Forse anche per questo mai come in questi anni sono accorsi così tanti cittadini in piazza”, ha detto il Dario Nardella, che nel suo discorso ha ricordato tra gli altri il partigiano Silvano Sarti scomparso nei mesi scorsi e ha ringraziato anche i soldati alleati.

Nardella: “È la festa di tutta la città, chi la rifiuta non ama Firenze”

In prima fila c’erano altri dei candidati alle prossime elezioni amministrative: Roberto De Blasi del M5s, Antonella Bundu della Sinistra, e Mustafa Watte per Punto e a capo. È rimasta vuota invece la sedia di Ubaldo Bocci del centrodestra.  “La Liberazione per Firenze” ha detto Nardella, riferendosi agli assenti – “è il cuore della memoria collettiva dei fiorentini” e “chi rifiuta di celebrare il 25 aprile, dimostra di non amare e non conoscere la città, i suoi valori, la sua storia, il suo passato, ma anche il suo presente. Quella che ricordiamo tutti insieme è la Liberazione di tutta Firenze: è la festa di tutta la città, non di una parte di essa” quindi rifiutare di celebrarla “non significa solo rifiutare l’antifascismo ma rifiutare la storia e l”identità di Firenze. Non permetteremo né ora né mai che Firenze venga nuovamente dilaniata, che Firenze smarrisca la sua memoria”.

Bocci: “Non credo alla festa di parte. Anche ai Falciani sarebbe stato ipocrita”

La risposta di Bocci arriva il giorno dopo, a margine di un incontro con il ministro delle Politiche agricole Gian Marco Centinaio alla Villa del Poggio Imperiale: “Sicuramente, io detesto questa città, la odio – scherza – addirittura ho letto sui giornali che sono un sovversivo. Allora, guardate la faccia di un sovversivo, pronto a buttar giù le istituzioni di questo paese. Ci sorrido”. Bocci il 25 aprile non è andato neanche alla commemorazione dei soldati alleati al cimitero dei Falciani, come invece hanno fatto il deputato Gabriele Toccafondi, l’ex senatore Paolo Amato e il vicepresidente del consiglio regionale Marco Stella. La sua scelta l’ha spiegata così: “Non credo alla festa di parte, e se ho detto di ‘no’ ad andare in piazza della Signoria, perché  la trovavo una festa di parte, trovavo assurdo andare al cimitero degli americani e degli inglesi, perché sarebbe stato ipocrita”. Per il candidato del centrodestra il problema è  che “dopo 74 anni dalla fine della guerra questo Paese non è riuscito a trovare una coscienza condivisa. Questo è il vero problema, e non si
può dopo 74 anni continuare a discutere”. E sulla festa della Liberazione chiede: “Non si può provare a tirar fuori una giornata grande che sia veramente la festa di tutti?”.

L’intervento di Matteo Renzi

Sulle polemiche del 25 aprile interviene anche il senatore Matteo Renzi, che attacca Bocci: “Con questa mossa Bocci tradisce la nostra città e i suoi valori: presentandosi come il fedele esecutore delle volontà del Capitano leghista, Bocci perde ogni residuo elemento di civismo e preferisce l’ampolla del Dio Po leghista al Gonfalone della città, decorato di Medaglia d’Oro al valore militare per il contributo dato alla Resistenza”, scrive in una lettera al quotidiano La Nazione.