In quella che è stata descritta come “un’atmosfera chiusa e burocratica”, la presidenza del Consiglio regionale della Toscana ha manifestato oggi ai rappresentati della Repubblica cinese a Firenze la protesta civile dei toscani contro le violazioni dei diritti umani in Tibet. A ricevere i vertici consiliari nella sede del consolato cinese è stata la rappresentante consolare Fan Jin, in assenza del titolare dell’ufficio diplomatico Li Runfu.

Alla rappresentante del governo di Pechino sono state consegnate le due mozioni approvate all’unanimità il 26 marzo scorso, nelle quali si esprimono la solidarietà al popolo tibetano, l’invito al dialogo, la condanna delle violenze, insieme con lo Statuto della Regione Toscana, che all’articolo 4 – è stato rilevato dai massimi rappresentanti del Consiglio – impegna le istituzioni a difendere la libertà dovunque venga oppressa.

L’incontro è durato circa mezzora. Nel commentare l’atteggiamento degli interlocutori cinesi, la presidenza ha espresso il suo rammarico, sottolineando come la Toscana abbia le carte in regola per invocare il rispetto dei diritti umani: questa è la regione – è stato sottolineato – che accoglie volentieri le minoranze etniche e culturali, la regione che apre gli ambulatori con medici cinesi per coloro che sono in regola, e dunque si aspetta che la Cina mostri lo stesso rispetto per la cultura tibetana.

Il Consiglio regionale – hanno aggiunto i rappresentanti dell’Assemblea, confermando che iniziative come quella di oggi saranno ripetute anche in futuro – non ha competenze di politica estera, ma per Statuto, tradizione e storia tutela la libertà e si muove contro chi la opprime nel mondo.