sabato, 19 Settembre 2020
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Alla ricerca della piazza ”perduta”. Nel quartiere il dibattito è servito

Sono molti i residenti che si lamentano per l'assenza di spazi dove ritrovarsi. Tra le Cure, Campo di Marte e Coverciano ci sono aree dove la gente può fermarsi a conoscersi e chiacchierare? A prendere la parola sono gli stessi cittadini, che sembrano piuttosto d'accordo: ''Mancano luoghi di aggregazione sociale, la modernità se li è portati via''.

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Cemento e asfalto. Traffico e inquinamento. Le piazze del quartiere 2, lontane dall’essere oasi verdi, si presentano spesso agli occhi dei cittadini nella loro veste peggiore, prive di panchine, fontane e luoghi dove potersi ritrovare. Sono piazze imbottigliate nel flusso continuo delle auto che attraversano la città.

Tante le segnalazioni che arrivano dai residenti del quartiere sulla mancanza di una vera piazza, uno spazio – dicono – degno di tal nome. Un fulcro di vita sociale che permetta alle persone di incontrarsi e poter familiarizzare, per sentirsi parte integrante di una collettività. Il Reporter ha fatto un viaggio nelle piazze del quartiere 2, per sentire cosa ne pensa la gente e quali possano essere le soluzioni. “Pseudo-piazze ce ne sono diverse, ma piazze vere nessuna – commenta un residente – c’è piazza Alberti, che è quella ‘centrale’: solo un agglomerato di cordoli e  traffico. Piazza della Libertà, dove giocavo da bambino e c’era l’abitudine di portarsi la seggiola da casa, oggi è soffocata completamente. Piazza delle Cure spezzata e trafficata, persino la piazza di Settignano, che tecnicamente fa parte del quartiere, è un mezzo parcheggio. Le altre piazze – aggiunge – sono più o meno slarghi: piazza Edison, piazza Oberdan, piazza San Salvi. Gli unici luoghi di aggregazione sociale, con tutti i limiti che la cosa comporta, sono i rari giardini pubblici”. “Questo quartiere non ha una sua individualità – dice un imprenditore che vive in zona – mancano bar vecchio stile, mancano quegli angolini dove puoi fare conversazione. Sono tutti spariti, la modernità se li è portati via. Vicino a piazza delle Cure – prosegue – c’è piazza Fardella di Torrearsa, ma è cementata, non esiste verde, a parte la zona dello stadio, che è inutilizzabile. Ci troviamo incastrati tra catrame e cemento come nella canzone di Adriano Celentano ‘Il ragazzo della via Gluck’. Ho passato – continua – la mia infanzia tra marmitte, carburatori, senza mai poter usufruire del verde. La sera rinchiusi in casa o, come punto di ritrovo, il muretto del ponte alle Riffe alle Cure”.

“Non c’è niente che possa dare un senso di socializzazione e di incontro nel quartiere – fa presente una signora – ho sempre patito questo aspetto. Ci sono i giardini pubblici, ma per un altro tipo di socializzazione, non è un incontro, ma un passeggio. Io, personalmente, dovrei percorrere a piedi ben due chilometri per raggiungere i pochi spazi verdi del quartiere, non sono certo sotto casa, e spesso preferisco gettar la spugna e guardare la televisione”. “Piazza Savonarola è un esempio di piazza ‘sociale’ – afferma convinto un altro residente – ma quanto affollamento! In passato le risse erano all’ordine del giorno, un vero pasticcio. Oggi la situazione si è tranquillizzata”. “Dovevano costruire meno nel quartiere – si intromette un anziano residente – fino a poco tempo fa c’erano spazi vuoti dietro al cinema Fiorella, da decenni non c’era niente. Ci hanno costruito un quartiere nuovo. Se invece questi luoghi fossero stati destinati a piazze e verde pubblico, a quest’ora un grande parco avrebbe messo in comunicazione via D’Annunzio con lo stadio. Stessa solfa per i lungarni – conclude – ha visto cosa hanno fatto dopo il Saschall? Hanno costruito. Ora con San Salvi cosa intendono fare?”.

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