Pioggia, clima caldo e sviluppo dei tralci hanno favorito lo sviluppo del fungo, estremamente dannoso per la vite e capace di ridurre drasticamente la produzione, e le stazioni di rilevamento dell’Arsia hanno confermato in questi ultimi giorni il pericolo.

A rischio sono tutte quelle viti per cui non siano già stati effettuati i trattamenti contro la peronospora, trattamenti che potrebbe essere opportuno ripetere, se effettuati a ridosso della pioggia. L’infezione primaria è la peggiore e una volta sviluppata è difficile da combattere. La peronospora è una malattia causata da un fungo, la Plasmopara viticola, che colpisce le foglie, manifestandosi con macchie translucide che sembrano di olio, e successivamente si estende ai fiori e ai germogli, che si ricoprono di una sorta di muffa bianco-giallastra. Il fungo difficilmente porta alla morte della pianta, ma provoca il disseccamento e la caduta dei tessuti colpiti, con un forte deperimento della vegetazione della vite, accompagnato da scarsa produzione di fiori e di frutti.

I dati forniti dalle centraline dell’Arsia sono preoccupanti e in molti casi si invita a effettuare i trattamenti. Nella zona di Greve in Chianti si è registrata un’infezione primaria di peronospora al 22 per cento del suo sviluppo, a Remole del 24 %, a Gambassi si è arrivati al 50% e focolai di infezione sono stati registrati anche a Tavarnelle, dove si è arrivati all’85% di sviluppo il 18 maggio. A alto rischio anche la Valdisieve, dove le rilevazioni hanno evidenziato un’infezione primaria al 91% a Pelago, mentre a Bagno a Ripoli si è toccato il 91% fra il 14 e il 21 maggio. A scatenare l’attacco della peronospora, fungo che resta allo stato latente anche d’inverno, sono le temperature primaverili, l’umidità e lo sviluppo dei tralci della vite.