sabato, 26 Settembre 2020
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Betancourt cittadina di Firenze

giglio d'oro alla Betancourt

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“Firenze ha scelto di avere una cittadina come Ingrid Betancourt per l’impegno civile ed il coraggio che in quel momento la condannavano ad una prigionia angosciosa”. Con queste parole il giornalista e scrittore Maurizio Chierici ha riassunto le motivazione che hanno portato al conferimento, nel 2004, della cittadinanza onoraria di Firenze ad Ingrid Betancourt, candidata alla presidenza della Colombia, sequestrata per sei anni dalle Farc (forze armate di rivoluzione colombiane) e liberata lo scorso 2 luglio.

Durante la seduta straordinaria del consiglio comunale tenutasi questa mattina nel Salone dei Cinquecento, la Betancourt non solo ha avuto l’occasione di ritirare di persona la cittadinanza concessale, ma è stata anche insignita della più alta onorificenza della nostra città, il Giglio d’Oro.Eros Cruccolini, presidente del consiglio comunale ha aperto la seduta con parole d’affetto e di stima per la Betancourt, definendola un esempio per i giovani.

Dello stesso parere anche il sindaco di Firenze Leonardo Domenici: “Lei è il simbolo di tutti quelli che soffrono e a cui è negata la libertà”. “L’esperienza della signora Betancourt – ha proseguito Domenici- ci ricorda che non solo in Colombia, ma anche in tante altre parti del mondo ci sono situazioni veramente difficili”.Come ha ricordato il sindaco della nostra città, Firenze ha tanti cittadini onorari, e la maggior parte di questi sono stati insigniti con il Premio Nobel per la pace e l’augurio di Domenici è che un giorno anche alla leader politica colombiana possa essere conferito questo premio.

A dare il benvenuto ad Ingrid Betancourt nella sua nova città anche il presidente della provincia Matteo Renzi, rimasto colpito dalla forza della giovane donna, così forte da riuscire lei, prigioniera nella foresta, a dare forza ai suoi familiari che non hanno mai smesso di sperare per la sua liberazione.

Massimo Toschi, assessore alla cooperazione internazionale della regione Toscana, ha ricordato il suo viaggio a Bogotà, invitato da Yolanda Pulencio de Betancourt, la madre di Ingrid. “Ciò che è stato fatto ad Ingrid- ha spiegato Toschi- non è mai stato fatto a nessun leader politico. Altri esponenti politici sono stati in carcere per anni, basti pensare a Nelson Mandela, carcerato per trent’anni o ad Aung San Suu Kyi agli arresti domiciliari in Birmania, ma nessuno è stato sepolto della “tomba verde” della foresta”.

Grande l’emozione per la Betancourt alla sua prima apparizione pubblica dopo la liberazione. Dal 2 luglio scorso, infatti, la leader colombiana ha avuto numerosi incontri con capi politici e religiosi e con i giornalisti, ma non si era mai trovata di fronte alle tante persone comuni che hanno sempre sperato per la sua liberazione.

“Yo los quiero mucho (Vi voglio molto bene)”, una sincera frase d’affetto della Betancourt a Firenze, “Vi ringrazio perché non vi siete mai dimenticati di me e avete continuato a sperare”.“Amo Firenze – ha spiegato la Betancourt – il mio cuore batte per questa città. Ricordo quando sono stata qui con Fernando Botero. Grazie per il gesto e per l’amore dimostrato nei miei confronti”.

Quasi commessa la leader colombiana nel ricordare la sua prigioniera, a due mesi dalla sua liberazione:“La libertà è lo spazio in cui ci muoviamo, la pace è la qualità di questo spazio. Noi siamo persone comuni, semplici uomini e donne, ma abbiamo uno strumento per cambiare il mondo: la parola. Siamo chiamati tutti i giorni a prendere la decisione giusta. Dobbiamo parlare con la nostra famiglia, con chi ci ama. Anche se siamo capaci di cambiare la vita anche solo ad una persona, abbiamo già cominciato a cambiare il mondo”.

Non è mancato un appello della Betancourt per il proprio paese:“La Colombia sta vivendo un conflitto interno, è una famiglia in lotta. Non è una guerra tra paesi, ma è una guerra tra fratelli. Non dimenticatevi della Colombia”. “Viviamo in un mondo in cui chiudiamo le frontiere, abbiamo paura dell’altro. La paura non è una cosa buona, è giusta, invece, la prudenza. Io non voglio per i miei figli un mondo di paura, il mondo ha bisogno di amore e solidarietà”.

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