venerdì, 7 Maggio 2021
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Chi fa sport e chi salta sui tetti. Dalle periferie europee a Firenze

Si chiama “parkour” e non è né uno sport né una disciplina, ma piuttosto una filosofia di vita, che viene dalle periferie metropolitane. Non si tratta semplicemente di saltare sui tetti, ma di superare gli ostacoli in maniera non convenzionale. Per calarsi in questa filosofia basta recarsi in Fortezza domani, al padiglione Spadolini alle 19.

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Molti non sanno nemmeno che esiste. E per chi ne ha sentito parlare e basta, significa “pazzi incoscienti che saltano dai tetti”. Ma in realtà il parkour, la nuova “disciplina” metropolitana nata in Francia e in rapida diffusione in tutt’Europa (in Italia è arrivata qualche anno fa), è ben altra cosa.

UNA FILOSOFIA DI VITA. Chi lo pratica dice che è una vera e propria filosofia di vita. Nelle loro parole: “Cerchiamo di vivere gli ostacoli della città e della vita in maniera diversa, cerchiamo si superarli e scavalcarli con metodi non troppo convenzionali”. Ostacoli di cemento e acciaio, come muri, sbarre, barriere architettoniche. “Non è un gioco, né, tanto meno, uno sport. E’ una disciplina in cui il binomio mente-corpo giocano un ruolo importante”.

INCIDENTI E POLEMICHE. Negli ultimi mesi il parkour  è stato al centro delle polemiche a causa di alcuni incidenti mortali, avvenuti anche in Italia. Ma chi lo pratica da anni tiene a sottolineare che si allena tutti i giorni, duramente, e che è fondamentale la gradualità dell’approccio alla disciplina.

L’APPUNTAMENTO. Per guardare un po’ più da vicino il parkour e capirlo meglio, domani 28 luglio alla Fortezza da Basso verrà allestito un punto di incontro e di dibattito con chi lo pratica. L’appuntamento, organizzato dalla Casa della Creatività nell’ambito della manifestazione “InFortezza”, è sulla terrazza del padiglione Spadolini a partire dalle 19.

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