venerdì, 26 Febbraio 2021
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Cile, premiato l’ingegnere pisano che ha salvato i minatori

Pegaso d'Argento all'ingegner Stefano Massei, 56 anni, colui che ha coordinato uno dei progetti di salvataggio del 33 minatori cileni rimasti intrappolati nella miniera di San José questa estate. Massei ha ricevuto il premio questa mattina dalle mani del presidente della Regione Enrico Rossi.

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Pegaso d’Argento all’ingegner Stefano Massei, 56 anni, colui che ha coordinato uno dei progetti di salvataggio del 33 minatori cileni rimasti intrappolati nella miniera di San José. Massei ha ricevuto il premio questa mattina dalle mani del presidente della Regione Enrico Rossi.  

GRAN CUORE. “Intelligenza, preparazione e un grande cuore. Ecco la Toscana migliore, ecco l’esempio del lavoro toscano nel mondo”. Con queste parole Rossi ha salutato Stefano Massei, consegnandogli il Pegaso d’Argento. La cerimonia si è svolta questo pomeriggio a Palazzo Sacrati Strozzi. Era presente anche l’ingegner Massimo Montemaggi, responsabile per Enel Green Power dell’attività geotermica.

CHI E’. Stefano Massei, 56 anni, ha lavorato per 18 anni a Larderello e altrettanti a cercare giacimenti in Sud America. Questa esperienza gli ha permesso di acquisire un know how sulla geotermia unico, grazie al quale è ritenuto fra i maggiori esperti al mondo. Da due anni lavora in Cile per Enel Green dopo aver lavorato in California, Francia, Olanda, El Salvador.

IL PIANO C. La sua esperienza ha fatto sì che fosse scelto come responsabile della “soluzione C” – quella ispirata agli scavi petroliferi – del progetto per salvare “los 33”: una missione complicata e delicatissima, per la quale è stata necessaria una enorme precisione, e dalla quale dipendeva la vita dei minatori.

LA STORIA. I 33 minatori sono rimasti intrappolati a 700 metri di profondità a causa di un crollo della miniera lo scorso 22 agosto. Dopo il primo contatto con i minatori, l’organizzazione di soccorso ha immediatamente cercato tutte le trivelle disponibili e in grado di raggiungere i 700 metri di profondità. La prima ad essere messa in funzione è stata una trivella australiana che poteva scavare in verticale pozzi di grande diametro sufficienti a permettere il passaggio delle persone (soluzione A). Poco dopo è entrata in attività anche una grande perforatrice per sondaggi sotterranei (soluzione B). Nel frattempo la compagnia petrolifera nazionale Enap ha messo a disposizione una gigantesca trivella per esplorazione petrolifera. E’ così partita la terza e decisiva opzione di salvataggio, nella quale un ruolo importante è stato giocato anche dalla grande esperienza maturata nel campo delle perforazioni orizzontali da Massei.

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