giovedì, 6 Maggio 2021
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Crisi, 2011 ancora a rischio disoccupazione

Crescita modesta e squilibrata, basata soprattutto sulle esportazioni. Non basterà il 2011 alla Toscana per uscire dalla perdurante crisi. L'anno che verrà potrebbe veder crescere ancora la disoccupazione. E il Pil potrebbe diminuire di un altro 1%, anche se qui ha tenuto meglio che altrove."Stiamo tornando al modello degli anni '70": le previsioni dell'Irpet.

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Crescita modesta e squilibrata, basata soprattutto sulle esportazioni. Non basterà il 2011 alla Toscana per uscire dalla perdurante crisi. L’anno che verrà potrebbe veder crescere ancora la disoccupazione. E il Pil potrebbe diminuire di un altro 1%, anche se qui ha tenuto meglio che altrove. “Stiamo tornando al modello degli anni ’70”: le previsioni dell’Irpet.

PIL TOSCANO. Secondo i dati Irpet, anche per la Toscana, il biennio 2008-2009 ha rappresentato il periodo più negativo degli ultimi decenni: il PIL è infatti diminuito dello 0,8% nel 2008 e del 4,3% nel 2009. Gli effetti sull’occupazione poi non si sono ancora esauriti, tanto che la domanda di lavoro si è ridotta, tra il 2008 ed il 2010, di ben 55 mila unità. Eppure la Toscana ha retto meglio di altre regioni italiane: nel biennio 2008-09 ha perso “solo” il 5,2% di PIL, la Lombardia il 7,9%, il Piemonte il 7,6%, il Veneto il 6,7%, l’Emilia Romagna il 7,3%. In parte la spiegazione di questa maggiore tenuta sta nel più basso peso che l’industria ha in Toscana. Come è noto, a seguito dell’intenso e prolungato processo di deindustrializzazione, l’industria manifatturiera pesa in Toscana appena il 17,2%, contro percentuali largamente superiori al 20% delle altre regioni. Essere meno industrializzati ha finito, in questa fase, con il costituire un elemento di vantaggio relativo.

L’EXPORT TIENE. Ma la Toscana ha mostrato anche una maggiore tenuta sui mercati internazionali; ha infatti anticipato la crisi nel 2008, ma poi ne ha subito in modo meno pesante la caduta nel 2009, tanto che la ripresa ha consentito all’export toscano di ritornare poco sotto i livelli del 2007, mentre le altre regioni ne restano ancora ben lontane. Le esportazioni, nei primi nove mesi dell’anno, sono aumentate di oltre il 14% in termini nominali (in termini reali la crescita è più contenuta, attestandosi, comunque, al 6,9%).

PROSPETTIVE. Nel quinquennio 2010-2015 questo tasso di crescita potrebbe arrivare a toccare un ritmo medio annuo del 4%. Il 2010 potrebbe dunque essere l’anno iniziale di una nuova fase espansiva, caratterizzata però da un lento ritmo di crescita ed in cui la forza trainante è rappresentata soprattutto dalla domanda estera. Ancora per anni non è infatti prevedibile una spinta significativa proveniente dalla spesa pubblica e quindi dalla domanda interna.

RITORNO AI SEVENTY’S. Il prossimo lustro potrebbe dunque assomigliare maggiormente agli anni ’70, quando le esportazioni crescevano a ritmo doppio rispetto alla spesa pubblica, proprio come è accaduto nel 2010 e dovrebbe accadere ancora negli anni a venire. Senza però seguirne i ritmi di espansione. Questi sarebbero assai più simili a quelli- più bassi- degli anni pre-crisi, frenati come sono da una spesa pubblica che resterà stagnante anche nel prossimo futuro.

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