venerdì, 25 Settembre 2020
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Disubbidisce alla separazione, padre assolto ”per amore”

Un professionista fiorentino si è ribellato ad ospitare la figlia soltanto per tre ore infrasettimanali. Denunciato dalla ex moglie, è stato giudicato innocente su richiesta del PM.

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Un padre ”ribelle” per amore della figlia.

LA VITTORIA. Condannato dopo la separazione a vedere la figlia per non più di tre ore infrasettimanali e successivamente processato per aver più volte ritardato a riportarla alla madre, un trentottenne professionista fiorentino è stato assolto in primo grado dal tribunale di Firenze perché il fatto non costituisce reato. La sentenza è di alcuni giorni fa, ma ne danno notizia oggi, martedì 20 novembre, Fabio Barzagli, presidente del network internazionale paternita.info, e Marino Maglietta, presidente dell’associazione Crescere Insieme, cui si deve il disegno di legge 54/2006 sull’affido condiviso. “Sentenza rivoluzionaria”, esulta Maglietta. “Vittoria della ragionevolezza”, aggiunge l’avvocato Elisabetta Bavasso, difensore dell’imputato.

LA SEPARAZIONE. La vicenda inizia nel 2003, quando la bambina, allora di 18 mesi, è affidata dal tribunale alla madre per sei notti alla settimana e al padre, allora trentenne, solo il mercoledì pomeriggio, dopo la scuola e fino alla mattina seguente. Nel gennaio 2009, però, il giudice Mario Miranda toglie al padre anche questo diritto: deve assolutamente riportare la figlia alla madre entro le ore 20. Dopo sei anni ininterrotti di quell’unica abitudine – viene spiegato – è un strazio tale che l’uomo, per 8 mercoledì consecutivi, si tiene la bambina, con la madre che denuncia il fatto e ogni volta gli manda a casa i carabinieri. Per quanto il giudice istruttore Domenico Paparo ripristini i pernottamenti del mercoledì, la giustizia fa il suo corso e si va a processo con il rischio di tre anni di carcere. Infine la sentenza. E’ stato lo stesso Pm Raffaella Laudato a chiedere l’assoluzione, richiesta accolta dal giudice Maria Teresa Scinicariello della 1° sezione penale.

IL COMMENTO. “Aspettiamo le motivazioni – dice l’avvocato Bavasso – ma sembra che il giudice abbia valutato i comportamenti del padre non come disobbedienza al provvedimento giudiziario, bensì come proseguimento del dovere di cura verso la figlia. Cenare insieme, mettere a letto, raccontare una favola, svegliare, fare colazione, portare a scuola. Come avrebbe motivato l’addio improvviso? Come dirle: da oggi non resti più a dormire da papà, staremo insieme solo 3 ore? E come avrebbe reagito la bambina?”.

LA SENTENZA. Una sentenza molto importante perché tutt’altro che scontata, ricorda Barzagli: “Un precedente che apre nuove possibilità e interpretazioni per i tanti padri separati e per gli stessi figli in difficoltà nel vedersi, amarsi e crescere insieme. La magistratura ha dimostrato di saper distinguere tra un padre che elude un provvedimento e uno che invece ama sua figlia”.

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