Sono ben 450 i giovani toscani tra i 16 e i 30 anni che partiranno verso i luoghi della mafia in Sicilia, Calabria e Puglia per lavorare nelle terre confiscate e adesso gestite da cooperative.
In ciascuno dei 28 campi la mattina sarà dedicata al lavoro vero e proprio (la trebbiatura del grano, la sistemazione dei vigneti, la raccolta di pomodori, lenticchie e altri prodotti agricoli), mentre per il pomeriggio è previsto un programma di studio e formazione nell’ambito di un’educazione alla legalità, anche in ricordo di chi è morto per mano delle mafie. Le serate infine saranno dedicate a iniziative di animazione e socialità.


“Un’esperienza partita con la Toscana – sottolinea il vicepresidente regionale Federico Gelli – che sta riscuotendo notevole interesse in molte altre regioni e che è diventata progetto nazionale. Il nostro obiettivo è diffondere una cultura fondata su legalità e senso civico capace di opporsi in modo efficacie all’altra cultura, quella della violenza, del privilegio, del ricatto”.


“Questo impegno – ha continuato Gelli – non deve essere importante solo per i ragazzi di queste terre afflitte dalla criminalità organizzata, ma anche in Toscana, una terra solo apparentemente felice e immune da questo pericolo: anche qui sono ben 23 gli immobili confiscati alla mafia. Si tratta prevalentemente di piccoli immobili con qualche eccezione importante: una casa colonica nel comune di Mazza e Cozzale, che il clan Nuvoletta usava come raffineria di droga e che oggi ospita una comunità di recupero per tossicodipendenti, l’hotel Gran Paradiso a Montecatini e la fattoria di Suvignano in provincia di Siena”.


“Fate si che questa iniziativa non sia considerata dalla mafia come funghi nel deserto – è stata l’esortazione di Piero Luigi Vigna, procuratore onorario alla Corte di cassazione – i ragazzi nei campi di lavoro devono avere fiducia che qualcosa otterranno. Perché questa manifestazione riesca a indebolire la mafia è necessario che venga sorretta dall’impegno dei cittadini, dalla conoscenza dei luoghi della mafia e dal rapporto stesso con la popolazione di quelle zone”.


Anche Vanna Van Straten, portavoce di Libera Toscana, coinvolta nel progetto insieme a altre associazioni operative sul tema della legalità (Avvizo pubblico, Fondazione Caponnetto, Associazione vittime via georgofili) ha sottolineato l’importanza di questo tipo di iniziative: “Dove c’è scambio, conoscenza e cultura, là c’è una strada da percorrere con fiducia. Due sono le speranze contro la mafia: gli industriali palermitani che si ribellano al pizzo e i ragazzi che dedicano il loro tempo a questi lavori”.


“Parliamo sempre dei giovani e della loro problematicità. Qui invece siamo di fronte a un percorso giovanile virtuoso che insegna qualcosa anche agli adulti – ha tenuto a sottolineare Vincenzo Striano, portavoce dell’Arci – I giovani sono anche questo, non solo bullismo e altri fenomeni preoccupanti”. Sulla stessa linea anche le parole di Elisabetta Caponnetto, vedova del giudice, che ha ricordato ai ragazzi presenti che anche il “nonno Nino” aveva tanta fiducia in loro: “è lunga la strada che ci aspetta. I giovani ci seguono, sono gli adulti i più indifferenti a questi problemi e questa strada va percorsa tutti insieme”.