L’inversione del ciclo per il momento è contenuta e ricalca le dinamiche del sistema economico nazionale. In termini correnti il fatturato registra un modesto +0,5%; il dato, però, va incrociato con il balzo dei prezzi alla produzione (+3,0%) che riporta le variazioni reali del volume d’affari a -2,5%. Ad arginare la nuova onda riflessiva restano solo l’occupazione (+1,2%) e un leggero miglioramento nel clima di fiducia degli imprenditori per quanto concerne l’attività produttiva.

Il cambio di direzione del ciclo congiunturale coglie di sorpresa anche le imprese di grandi dimensioni (quelle con almeno 250 addetti), le stesse che nei trimestri passati grazie alla propria stazza erano riuscite a muoversi meglio nei mercati globali; la produzione, per loro, segna -1,9% mentre si avverte (anche in Toscana) la maggiore dinamicità (+0,7%) delle medie aziende (50-249 addetti).
Uno sguardo più accurato ai dati della classe dimensionale maggiore, mette in luce dinamiche del fatturato che rimangono positive (+3,2%), accanto a significative riduzioni tanto degli ordini interni (-3,1%) quanto di quelli esteri (-4,9%).
Variazioni meno pronunciate, ancorché negative, si hanno per gli ordinativi interni delle medie aziende (-0,5%) mentre quelli esteri rimangono con il segno “+” (+0,3%). Il dato sul fatturato (+1,9%) testimonia anch’esso la maggior dinamicità di questa classe dimensionale.
Permangono, infine, le basse performance delle imprese di minori dimensioni (10-49 addetti) per gli indicatori di produzione (-1,4%), fatturato (-0,7%) ed ordinativi (-1,6% quelli interni e -0,9% quelli esteri).

I settori
Nel dettaglio settoriale, il quadro generale si sfrangia riproponendo puntualmente i sintomi della metamorfosi del nostro sistema industriale che continua ad essere particolarmente negativo nei settori tradizionali della Toscana: -3,3% gli indici della produzione per il tessile-abbigliamento e -2,1% quelli del settore pelli-cuoio-calzature.
E non fanno meglio, questa  volta, la chimica-farmaceutica-gomma-plastica (-2,2%) ed i prodotti non metalliferi (-2,6%). La perdita di attività è più contenuta nella produzione di legno e mobili (-1,7%) e nella lavorazione dei metalli (-1,1%).
Sul fronte dei settori più dinamici, brillano (ma con meno intensità rispetto ai trimestri precedenti) l’elettronica (+4,9%) e la costruzione di mezzi di trasporto (+4,2%); seguono, ben distanziati, la meccanica (+1,2%) e l’alimentare (+1,1%).

In controtendenza rispetto agli andamenti a consuntivo, il clima di fiducia degli imprenditori (che misura le aspettative a breve periodo degli stessi) è leggermente migliorato rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente. Il saldo percentuale tra la quota di imprenditori toscani che prevedono un aumento della produzione, rispetto a coloro che invece ne prevedono una riduzione, è passato da +20 punti percentuali di un anno fa al +26 dell’ultima rilevazione. Se scende la quota degli imprenditori che segnalano una sostanziale invarianza nella produzione (dal 66% al 46%), aumentano invece sia gli “ottimisti” (dal 27% a 40%) che i “pessimisti” (dal 7% al 14%).