Un piano sanitario che, pur facendo i conti con le compatibilità economiche e finanziarie, parte dallo scenario epidemiologico e sociale della Toscana per offrire alcune significative novità: dai nuovi criteri di ospedalizzazione alla valorizzazione di medici, infermieri e operatori, per finire con la centralità del territorio puntando a una sanità che assume il “bisogno di salute” prima dell’insorgere della malattia e a una conseguente “presa in carico” del cittadino mediante un nuovo modello organizzativo”. Lo ha detto Alberto Monaci, capogruppo del Pd in Consiglio regionale, presentando il convegno “La sanità toscana nel nuovo piano sanitario regionale 2008-2010”, che si terrà venerdì 13 giugno, alle 15, nell’auditorium di palazzo Panciatichi a Firenze. Incontro pubblico che servirà ai democratici in Regione per fare il punto sull’iter di approvazione del nuovo piano sanitario e dialogare con operatori, medici, esperti e amministratori toscani.

Presenti alla conferenza stampa anche i consiglieri regionali Pd Rosanna Pugnalini e Filippo Fossati, componenti della commissione sanità, e Marcello Trabalzini, del Forum della salute del PD toscano. “Il nuovo piano sanitario – ha spiegato Fossati – ha due grandi obiettivi. Il primo riguarda il 60% del sistema che è impegnato sulle malattie croniche, sulle quali c’è bisogno di un attenzione continua, per questo da ora in avanti non si aspettano i cittadini sulle porte del sistema sanitario ma si vanno a cercare a casa. Così si risolve anche un problema di iniquità a vantaggio dei cittadini meno abbienti. Il secondo obiettivo – ha aggiunto Fossati – è la valutazione del sistema, fino ad oggi questo toccava solo ai direttori generali da ora in poi si estenderà anche alle strutture e ai medici, così ci sarà maggiore trasparenza e di conseguenza maggiore qualità”.

“Con questo piano – ha spiegato Pugnalini – continua il percorso innovativo della sanità toscana con una proposta che fa della centralità del cittadino il suo salto di qualità: a partire dalla sanità di iniziativa, grande novità che caratterizza il nuovo piano sanitario regionale, soprattutto per l’assistenza e la prevenzione ai pazienti affetti da patologie croniche e la verifica dei risultati attraverso una valutazione del sistema che coinvolga tutti gli attori. Infine – ha concluso Rosanna Pugnalini – il fondamentale ruolo dell’assistenza ospedaliera per far sì che il cittadino sia sempre più centrale ma anche per meglio raccordarsi con i presidi territoriali”.

“Anche questo piano sanitario, nel solco di quelli precedenti – ha detto Trabalzini – cerca di indicare nell’ospedale ad intensità di cura l’organizzazione ed i percorsi dei servizi assistenziali affinché il cittadino con i suoi bisogni di diagnosi, cura e riabilitazione rimanga al centro dell’assistenza socio-sanitaria. Un obiettivo tanto più raggiungibile quanto più le risorse professionali e tecniche, peraltro di ottimo livello, si coniugano con la compatibilità economica e finanziaria che sappiamo essere sempre più contenute”. “Sappiamo che il ricorso all’ospedale – ha aggiunto Trabalzini – si è ridotto sensibilmente per una diffusa attenzione all’uso appropriato di questa risorsa. L’ospedale organizzato in tal senso è strutturato per aree in base ad un fabbisogno assistenziale omogeneo secondo un ordine di complessità. Certo, siamo in una fase di sperimentazione, che viene eseguito con la massima attenzione di tutti“.

Sulle novità che riguardano gli organi decisionali locali e regionali, il capogruppo Monaci ha detto: “Certo come tutte le innovazioni anche questa necessita di un buon rodaggio, soprattutto per quanto attiene il ruolo dei medici, degli infermieri e quindi della gestione operativa dei compiti e delle mansioni di ciascun operatore nei confronti del paziente che deve rimanere al centro dei risultati tecnici, professionali, e organizzativi”. “E’ evidente – ha detto ancora Trabalzini – come questo modello organizzativo coinvolge, dovendosi integrare l’ospedale con i presidi territoriali, soprattutto il ruolo e l’attività dei medici di medicina generale. Un piano sanitario, insomma, né celebrativo né trionfalista, che partendo da realtà ben conosciute dal punto di vista epidemiologico e sociale cerca di riordinare le idee con pochi punti innovativi che sicuramente, dopo un primo periodo di necessario adattamento, porteranno vantaggio a tutto il sistema sanitario toscano ma soprattutto il beneficiario definitivo sarà sicuramente il cittadino”.