La situazione è convalidata anche dal confronto tra i beni confiscati in Toscana e nelle altre regioni del Centro nord: in Lombardia 587 beni confiscati, seguono il Piemonte con 100, il Veneto con 71, l’Emilia Romagna con 57 e infine la Toscana con 28. Dagli anni ’70 la Toscana è stata interessata dalla presenza di associazioni mafiose: alcuni vi sono giunti, ritenendola un territorio appetibile, mentre altri vi si sono rifugiati per sfuggire alle guerre intestine.

In particolare le organizzazioni criminali si concentrano nelle province di Firenze (23 famiglie), Lucca (15), Pistoia (12) e Arezzo (9) e si occupano principlamente di attività quali il riciclaggio del denaro sporco acquisito tramite il traffico di droga o rapine, ma anche l’acquisizione di esercizi commerciali, alberghi, aziende tessili, locali notturni, turismo balneare. Nella zona fiorentina i settori più coinvolti sono il movimento terra, la ristrutturazione di edifici e il controllo di agenzie bancarie di piccole dimensioni.

“Le organizzazioni criminali sembrano esercitare, nella nostra regione, una presenza silenziosa, concentrata soprattutto nel traffico di stupefacenti – ha dichiarato il vicepresidente della Regione, Federico Gelli -. Finora, tranne sporadici tentativi, non sono emersi rapporti tra criminalità organizzata e sistema politico in grado di condizionare scelte e decisioni della politica. Questo è un punto di forza dell’intero sistema politico toscano. Le organizzazioni mafiose fanno fatica a consolidare e a radicare la loro presenza sul territorio”.