sabato, 22 Febbraio 2020
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Morti bianche, Matulli: “Siamo tutti responsabili”

"Non ci sono parole che possano descrivere quello che è successo e che continua a succedere ogni giorno, il cordoglio per le vittime ed i loro familiari. Siamo impotenti davanti a questa continua strage". Con queste parole il vicesindaco Giuseppe Matulli ha aperto la seduta odierna del Consiglio Comunale.

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“Il 2009 sarà l’anno della promozione della sicurezza sui luoghi di lavoro ma ognuno di noi deve avere la consapevolezza che, nel proprio piccolo, detiene un pezzettino di responsabilità in quello che succede e ad impedire che prosegua”, ha proseguito Matulli.L’ intervento del vicesindaco Giuseppe Matulli ha aperto l’odierna seduta del Consiglio Comunale, incentrata sulle morti bianche, alla luce degli ultimi drammatici incidenti di giovedì scorso che sono costate la vita di quattro operai.

Questi alcuni passaggi del suo intervento.”Esprimere l’omaggio agli ultimi morti del continuo stillicidio delle vittime sul lavoro, che prosegue incurante delle manifestazioni e dei proclami, determina in tutti noi ed in chi siede nelle Istituzioni, una sensazione che è impossibile da dire, tanto ogni parola rischia di suonare vuota, retorica e falsa. Ripetere, ancora una volta, il cordoglio, esprimere la commozione, la solidarietà per gli orfani, i familiari suona talmente vuoto da farci quasi rimpiangere l’impossibilità di un gesto che possa esprimere questa sensazione senza usare le parole. Mi ricorda Willy Brant, cancelliere della Germania Federale, che in visita in Polonia al ghetto degli ebrei di Varsavia, non disse una parola, s’inginocchiò e, commosso, pianse, compiendo un gesto che vale più di tanti discorsi.

Ciò che voglio dire è che è indicibile la sensazione di chi continua, come noi, dalle Istituzioni, a proclamare «mai più morti sul lavoro» ed a costatare l’impotenza che non può non farci sentire, dalla parte di chi è caduto e delle loro famiglie. È indicibile il fallimento dei nostri intendimenti, tante volte proclamati, di cercare di impedire che queste cose proseguano.

Le giuste richieste di accertamento delle cause, le tante ispezioni sull’osservanza delle norme, la ricerca di responsabilità per colpe specifiche, quando questi fatti si ripetono non determinano la fine dello stillicidio delle morti ma diventano un atto di accusa nei confronti di chi deve controllare, di chi deve provvedere ma anche contro di noi, di chi, cioè, deve denunciare. Perché il controllo, i provvedimenti, le denunce sono stati insufficienti.

Non a caso la frequenza del succedersi degli incidenti di chi lavora rimuove il problema dalle prime pagine dei giornali, perché l’ennesima morte rischia di non fare più notizia.


Venerdì scorso c’è stato l’incontro delle Istituzioni con il COSPE, è stato deciso che il 2009 deve essere l’anno dedicato alla promozione della sicurezza sui luoghi del lavoro, fra Istituzioni e parti sociali, per fare diventare patrimonio di tutti la consapevolezza dei problemi della sicurezza sul lavoro. Credo che questo sia un impegno importante e che le Istituzioni devono, in qualche modo, come già hanno cominciato a fare, elaborare anche un proprio contributo ma non sarà sufficiente l’impegno delle Istituzioni se ognuno di noi non avrà la consapevolezza di avere un pezzettino di responsabilità, anche personale, in tutto ciò che succede”.

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