Luci accese per la Siria, per ricordare che il paese, dopo 4 anni di conflitto, è al buio, messo in ginocchio da una grave emergenza umanitaria. In quattro anni di conflitto l’83% delle luci in Siria si sono spente. Così, da oggi al 19 marzo Firenze illuminerà Palazzo Vecchio e il Nettuno di piazza della Signoria grazie a Silfi spa. Ma non solo Firenze: a Londra, Washington, Madrid, Parigi, Melbourne, Dublino, Bruxelles, Belfast, Boston e in tante altre città verranno organizzati giochi di luci, fiaccolate, allestite illuminazioni speciali in sostegno della mobilitazione globale #WithSyria e per chiedere ai leader mondiali una risposta umanitaria adeguata, oltre che una soluzione politica del conflitto.

la guerra

Quattro anni di guerra che hanno già provocato oltre 220.000 vittime, di cui 76.000 solo nel 2014, e 11,4 milioni di profughi, ovvero metà della popolazione siriana. E a Firenze, anche lo sport sarà al fianco della popolazione siriana. In occasione di Fiorentina-Milan (in programma lunedì 16 marzo alle 19), grazie alla collaborazione con l’Acf Fiorentina, i volontari di Oxfam Italia saranno presenti all’ingresso dell’Artemio Franchi per raccogliere fondi a sostegno delle attività a favore dei profughi siriani (www.oxfamitalia.org).
 

nardella

“Firenze, città di pace, è vicina al popolo siriano, vittima di un conflitto iniziato quattro anni fa che sta causando ancora oggi migliaia di vittime e rifugiati – ha detto il sindaco Dario Nardella – e all’associazione umanitaria fiorentina Oxfam Italia, che sostiene la petizione a livello mondiale per riaccendere la luce in Siria. Firenze è orgogliosa dell’operato di Oxfam che fa parte di una coalizione internazionale formata da 17 organizzazioni che svolgono un prezioso lavoro in oltre 90 Paesi per trovare soluzioni durature all’ingiustizia della povertà nel mondo. I sindaci delle grandi città del mondo e delle città simbolo di cultura come Firenze sollevino un appello corale per fermare la barbarie siriana contro i civili e per affermare un principio di pace e umanità. La diplomazia delle città può arrivare dove non arriva la diplomazia degli Stati perché nelle città si vivono concretamente i valori delle relazioni umane. Per questo i sindaci hanno la consapevolezza e la credibilità per chiedere che si portino pace e prosperità anche nelle comunità dei Paesi in guerra”.