martedì, 22 Giugno 2021
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Ogm, dalla Toscana la ricerca sui rischi

Prende il via oggi il progetto di ricerca sull'impatto delle colture Ogm sull'ambiente e la biodiversità. Ed è targato Toscana. Al lavoro sul programma Life Demetra, finanziato con fondi europei, i ricercatori del Cnr.

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Il lavoro di ricerca, che si svilupperà per tre anni, servirà a determinare i potenziali rischi generati dall’utilizzo degli Ogm nell’ecosistema attraverso l’elaborazione di un sistema di monitoraggio che utilizzerà le più avanzate conoscenze nell’ambito della genetica molecolare.

Quattro le colture prese in esame dal progetto: mais, colza, girasole, pioppo. Nel progetto sarà inserito anche un test specifico sulla patata. Le operazioni di analisi, che avverranno senza impiego di organismi transgenici, partiranno dallo studio dettagliato degli ecosistemi e delle risorse ambientali che insistono su alcune aree specifiche prescelte nel Parco Regionale Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli.

“In materia di Ogm – ha ribadito l’assessore regionale all’ambiente Gianni Salvadori – la normativa regionale è molto chiara: la legge 53 del 2000 vieta la coltivazione di Ogm nel nostro territorio. E’ una posizione che parte da un principio di precauzione: riteniamo infatti che la questione Ogm debba collocarsi in un sistema di garanzie: garanzie per la salute dei cittadini, garanzie per il nostro patrimonio di biodiversità, garanzie per lo sviluppo socio economico del nostro comparto agricolo. Non è affatto una posizione pregiudiziale: riteniamo anzi fondamentale l’attività di ricerca pubblica, perché questa ci permette di capire meglio il problema. Il progetto Life Demetra si colloca perfettamente in questa lunghezza d’onda”.

Sui contenuti del progetto è intervenuta anche Maria Grazia Mammuccini, direttore di Arsia, l’agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione in campo agricolo. “Il progetto Life Demetra – ha detto – ha il merito di rilanciare il ruolo della ricerca pubblica nel settore degli Ogm, a garanzia dell’interesse dei cittadini. I risultati di questo lavoro costituiranno il quadro scientifico per l’applicazione dei principi sulla ecosistenza tra colture transgeniche, convenzionali e biologiche e potranno aprire la strada ad un dibattito sulla necessità di cambiare le regole di autorizzazione della Commissione Europea sull’utilizzo delle colture transgeniche”.

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