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Orari dei negozi, la Toscana ricorre alla Consulta contro Monti

La Regione impugna davanti alla Corte Costituzionale la norma sulle liberalizzazioni del commercio contenuta nella 'salva Italia'.

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APERTURE ‘SELVAGGE’. Orari dei negozi, la Toscana ricorre contro la deregulation Monti. Da ieri supermercati e ristoranti, bar, outlet, negozi e ipermercati possono rimanere aperti 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno, anche a Pasqua e a Natale. Lo prevede il pacchetto di liberalizzazioni in materia di orari e aperture delle attività commerciali inserito nella manovra “salva Italia” varata dall’esecutivo Monti. Il decreto è divenuto legge il 22 dicembre scorso, ma la Toscana boccia su tutta la linea la deregulation voluta dal governo.

ROSSI CONTRO MONTI. Ieri la giunta regionale ha deciso di impugnare la norma sulla liberalizzazioni e di ricorrere alla Corte Costituzionale, invocando un ritorno alle regole. Il principio di fondo è che “il consumismo non serve a combattere la crisi”, spiega il presidente Enrico Rossi. Caso mai la liberalizzazione “totale e selvaggia” di orari e aperture è solo “un altro regalo alla grande distribuzione e una batosta per le piccole imprese” tuona il governatore.

IL RICORSO. La Toscana cercherà di dimostrare davanti alla Consulta che il decreto Monti lede le competenze in materia di commercio che sono esclusive delle Regioni. Stessa motivazione che in estate spinse la Regione a ricorrere contro la manovra Tremonti, che però prevedeva le liberalizzazioni di orari e aperture solo in “via sperimentale” per città d’arte e comuni turistici.

“RITORNO ALLE REGOLE“. In attesa del verdetto della Corte, la Regione ha diramato una circolare in cui invita i comuni a far rispettare ai negozi il tetto delle 13 ore di apertura giornaliera, fissato dalla Regione stessa con un emendamento alla finanziaria 2012 lo scorso 5 dicembre. La legge regionale sul commercio vieta inoltre le aperture domenicali (dicembre escluso) e nei giorni festivi come Capodanno, Pasquetta, il Primo Maggio, il 25 aprile, Ferragosto, Natale e Santo Stefano. Ogni deroga deve essere coordinata dai comuni con associazioni dei consumatori e sindacati. Questo emendamento è stato approvato il 27 dicembre, cioè 5 giorni dopo che la “salva Italia” è diventata legge di Stato. Sulla base di questo scarto la Regione invita a tenere conto della legge toscana e non di quella nazionale. La battaglia abbia inizio.

L’APPELLO ALLA CHIESA. “Liberalizzazione non deve voler dire senza regola. Ne si può pensare di combattere la crisi con shopping”, ribadisce oggi sul suo profilo Facebook il governatore toscano. Che lancia infine un appello alla Chiesa: “il consumismo non è la risposta alla crisi, mi pare solo un insulto alla npsostra identità culturale, alle nostre tradizioni, alla nostra storia. Ci aspettiamo che anche la Chiesa faccia sentire la sua voce. Si costringerà chi lavora nei negozi ad essere incatenato al banco, giorno e notte senza pause per 365 giorni l’anno. Dove finiscono la persona, la sua vita privata, i suoi diritti?”.

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