sabato, 8 Agosto 2020
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Perchè in Arno si pesca meno?

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“L’Arno è una grande risorsa per la provincia di Firenze”. Questa la motivazione, assieme all’amore per la pesca che ha spinto Pier Luigi Ghilarducci a scrivere il libro “Nell’acqua e sulle rive”, un’utile guida per individuare i principali itinerari di pesca in provincia di Firenze. La presentazione del libro è stata l’occasione per l’amministrazione provinciale per fare il punto sulla pesca sportiva e la gestione della fauna ittica a Firenze.

Nell’ultimo anno la pescosità dell’Arno è diminuita del 50%, il “cestino del pescatore” è passato da 4 chili annui a 2 chili. Il capoluogo toscano è sempre stato un palcoscenico importante per la pesca sportiva ed il calo della pescosità si riflette in una diminuzione delle manifestazioni ittiche. E’ necessario quindi analizzare ed individuare le cause del problema.

“Firenze ambisce ad essere una delle capitali della pesca” ha dichiarato il presidente della provincia Matteo Renzi e proprio per questo è stato messo a punto un progetto sperimentale per individuare il calo della pescosità in Arno. Il suo svolgimento è previsto in due fasi: la prima, che prevede un censimento delle diverse specie presenti nel corso d’acqua, e la seconda che consisterà in un campionamento delle acque per la definizione di parametri demografici quantitativi: ecoscandaglio (per la definizione della biomassa complessiva presente), pescate con reti multi maglia e con elettrostorditore. L’obiettivo è quello di avere un dato certo sull’abbondanza della fauna ittica presente ed avere informazioni sullo stato demografico della comunità. Il tratto dell’Arno fiorentino da esaminare, sarà individuato entro due sbarramenti, con possibilità di accesso ai natanti utilizzati nel corso dei campionamenti.

“Facendo un’ipotesi delle possibili cause del calo di pescosità – hanno spiegato dall’assessorato provinciale agricoltura, caccia e pesca – è necessario prendere in considerazione tre fattori importanti: la diga di Bilancino, che potrebbe aver migliorato la qualità delle acque con una conseguente diminuzione delle biomasse modificando, quindi, l’habitat di alcune specie, la presenza di migliaia di cormorani (basti pensare che un cormorano adulto mangia circa 4 etti di pesce al giorno), e la diffusione del pesce Siluro”.

Il Siluro è un pesce di provenienza asiatica, che supera i due metri di lunghezza ed il quintale di peso, è uno dei più grandi predatori e negli ultimi anni è sempre più presente acque nelle acque fluviali italiane. La provincia sta pensando ad un piano di contenimento del pesce Siluro: oltre ad un programma di monitoraggio, è prevista una collaborazione con le associazioni di gara, infatti il Siluro, nel primo anno di vita, viene pescato anche durante le gare e la proposta è quella di non rimettere il pesce nelle acque fluviali ma trasportali in dei bacini di stoccaggio.

Come ha sottolineato l’assessore all’agricoltura, caccia e pesca Pietro Rosselli “l’ambiente fluviale è sì un ambiente selvaggio, ma allo stesso tempo deve essere domestico, fruibile”. Proprio in questo senso si sono indirizzati gli sforzi della provincia per la riqualificazione delle sponde e delle rive dell’Arno e per risolvere il problema dei parcheggi nei pressi del fiume.

Sul fonte della “conservazione attiva”, nell’impianto ittico provinciale di Tosi vengono allevati, a scopo conservativo, ceppi selezionati di trota fario e gambero fluviale, specie in via d’estinzione.

Un ulteriore problema è quello del ricambio generazionale, infatti vi è in una diminuzione dei praticanti ed un ‘invecchiamento’ degli attivisti dell’associazionismo. La provincia di Firenze sta lavorando da alcuni anni con la Fipsas nell’ambito della didattica ambientale, rivolta ad alunni di scuole elementari e medie, arrivando a coinvolgere quasi 1.000 alunni nell’ultimo anno di attività. Le iniziative prevedono lezioni teoriche illustranti le basi dell’ecologia degli ambienti acquatici, per passare ad esperienze sul campo con visite all’impianto ittico provinciale e battute di pesca in cui i ragazzi possono cimentarsi direttamente nella pratica alieutica.

Fiore all’occhiello di questa gestione è la vasca tattile, struttura senza precedenti per la fauna ittica d’acqua dolce, realizzata e gestita dalla Fipsas con un contributo regionale e provinciale, in cui scolaresche, disabili, non vedenti e chiunque altro può entrare in contatto con i pesci delle nostre acque, toccarli ed imparare a riconoscerli. Un laghetto adiacente completa il percorso educativo, offrendo la possibilità di coniugare la didattica con la pratica della pesca sportiva.

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