“C’é il consumo voluttuario – ha osservato – in cui io annullo l’oggetto e lo distruggo e il consumo di
condivisione; ovvero non c’è bisogno di spendere per forza per me ma posso spendere anche per noi, per gli altri mantenendo sempre forte il volano della produzione ma orientandolo verso una serie di beni più solidali e meno egoistici e forse anche più produttori di reddito. Perché se riesco a immettere nel circuito di tutti un maggiore benessere allora tutti possono a loro volta esserne beneficiati”.

“Dunque – ha concluso il vescovo – se prendessimo sul serio la crisi che è nata da una idolatria del denaro, credo che torneremo tutti ad una maggiore essenzialità che significa anche una maggiore condivisione”.