giovedì, 25 Febbraio 2021
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San Lorenzo, il mercato ha gli occhi a mandorla

L’assessore Nardella spiega che per il momento non sono state prese decisioni riguardo a un eventuale trasferimento in lungarno Pecori Giraldi. Intanto, sono sempre più numerosi i commercianti del Sol Levante che affittano bancarelle.

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Il mercato per ora resta al suo posto

Una strana storia, quella del presunto trasloco di alcuni banchi del mercato di San Lorenzo.Tra lo stupore degli operatori oltre un mese fa hanno infatti cominciato a circolare voci sempre più insistenti di un trasferimento in Lungarno Pecori Giraldi, presso il mercato multietnico, delle postazioni radenti la basilica. Molti articoli di giornale hanno confermato l’ipotesi , e in poco tempo il popolo degli ambulanti di San Lorenzo ha serrato le fila e chiesto compatta un incontro con l’Amministrazione.

La parola fine all’incidente di percorso è giunta dopo alcuni giorni, col Comune schierato in blocco a smentire l’ardito progetto. Ma come si è arrivati a tutto questo? Com’è possibile che una notizia così dirompente abbia potuto fare il giro della città? I nuovi componenti della commissione commercio per San Lorenzo (oltre duecento votanti, presidente Mauro Bufalari) ancora non sanno darsi spiegazioni, ma in coro fanno barriera all’ipotesi sgombero. “È ridicolo pensare di spostarci – spiega Farshid Poosti, vicepresidente della commissione che rappresenta gli ambulanti del mercato – non siamo oggetti ma persone, e anche piuttosto arrabbiate. Siamo i primi a lamentarci delle condizioni di San Lorenzo ma questo non vuol dire che si possano prendere decisioni sopra le nostre teste”.

Le smentite piovute nei giorni successivi, dunque, non sono servite a rasserenare completamente il clima. Il timore è ovviamente quello che la proposta torni di nuovo sul piatto, magari sotto altra forma. “L’amministrazione ha preso degli impegni – tuona Giorgio, tra gli ambulanti più longevi (e ascoltati) del mercato – Noi siamo sempre stati disponibili ma è chiaro che se fossero davvero queste le intenzioni ci arrabbieremmo molto”. Dario Nardella, vicesindaco nonché assessore allo sport e allo sviluppo economico, tiene a precisare che nessuna decisione è stata presa al riguardo. “Siamo solo all’inizio di un lungo percorso di riqualificazione dei mercati – spiega – e di certo ad oggi non possiamo sapere quali saranno gli scenari futuri. Quel che mi sento di assicurare, ad ogni modo, è che non faremo interventi radicali senza coinvolgere le categorie interessate”.

Frasi che giungono soavi alle orecchie degli ambulanti, ancora scossi dagli articoli apparsi in serie sui giornali. “Vorrà dire che qualcuno rema contro – scuote il capo un giovane operatore di via dell’Ariento – forse diamo fastidio, su di noi si dicono tante falsità”. La presenza di merce made in China, per esempio, è una delle accuse che fa più arrabbiare titolari e gestori di banchi. “Ma li guardate i prodotti dei negozi del centro? La merce cinese è dappertutto, possibile che la colpa sia soltanto nostra?”.

 

E tra i banchi si parla sempre più cinese

Quando chiedi di un cinese che ha un banco di alimentari nel mercato coperto di San Lorenzo, qualcuno dice che forse ti sbagli. Eppure Dong è lì, e da quattro mesi vende la sua verdura. Qui è il primo della sua etnia: “Volevo lavorare – dice – il mercato mi piaceva e ho provato”. Accanto, due bangladeshi che vendono frutta. “Anni fa i bangladeshi hanno comprato tanti banchi e vendevano tutti frutta e verdura – dice Alessandro, uno degli operatori storici – ma è andata male. Hanno smesso quasi tutti”. Nessuno commercia carne o pesce: i frigoriferi costano tantissimo.

Anche fuori, tra le 242 bancarelle, gli ultimi arrivati sono originari di Cina e Bangladesh, ma sono già tanti. Negli anni ci sono stati prima i persiani, poi i palestinesi, poi gli slavi, i rumeni e i brasiliani. Adesso loro, che per alcuni hanno superato le altre etnie. E, pure qui, vendono tutti la stessa roba: vestiti e foulard per i cinesi, borse e ciondoli per gli altri. Tutto a pochi euro.Parlarci è difficile. Qualcuno sa l’inglese, l’italiano il minimo indispensabile. Ma gli affari vanno male: “È mezzogiorno e ho venduto 15 euro. Lui zero e lei pure – racconta Otello, quarant’anni di esperienza, indicando il vicino senegalese e la vicina mandarina- I cinesi ci provano. Ma il problema è che c’è qualcuno, italiano, che affitta i banchi a prezzi alti nonostante la crisi. Li frega”. Le cifre vanno dai 2500 euro al mese per un posto intorno alla basilica ai 500 di via Panigale, dove ci sono tanti posti vuoti, perché aprire al mattino costa più che tenere chiuso.

“So di proprietari che affittano gratis, per non pagare loro la tassa sul suolo – dice Gianluca Naldoni responsabile degli ambulanti per la Confesercenti – Il problema non sono gli stranieri, ma le liberalizzazioni di Bersani del ’98 e l’eliminazione del Rec (il registro economico del commercio, a cui si accedeva dopo un esame). Ora tutti aprono e vendono le stesse cose”. A San Lorenzo quasi tutti hanno  accessori in pelle, vestiti e poco altro. Colpa anche di un turismo più povero. “I cinesi pagano sempre – li difende Angelo, che gestisce una delle cooperative che monta i banchi al mattino e li smonta la sera -Con i bangladeshi si fa fatica, ma anche con gli italiani. Solo che se loro poi se ne vanno, chi ti paga?”.

Qualche commerciante li accusa di slealtà: “Vendono la tua stessa merce, ma abbassano il prezzo. Ti fanno chiudere” sostiene Edgar, brasiliano. Ma ormai nel mercato è quasi tutto uguale, fatto in Cina o comunque dai cinesi. A punirli, però, è l’inesperienza. “Sono anch’io straniero – dice Dragosh, che ha un banco in via Panigale- Ma ho lavorato come commesso per otto anni, prima di mettermi in proprio. Loro aprono dall’oggi al domani e si fanno concorrenza. Non sanno come si lavora. Alcuni hanno già chiuso. Andrà così anche per gli altri”.

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