venerdì, 25 Settembre 2020
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Screening oncologici, la Toscana sempre più attenta alla prevenzione

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Una Toscana sempre più attenta alla prevenzione delle malattie oncologiche. Con una estensione e una partecipazione ai controlli che la mette al livello della più avanzate esperienze del Nord Europa.

I CONTROLLI. E’ il quadro che emerge dal XIII rapporto annuale Ispo, Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica, presentato stamani a Firenze. Il Rapporto contiene i risultati del monitoraggio dell’attività dei tre programmi di screening offerti dal Servizio sanitario regionale: tumori della mammella, del collo dell’utero e del colon-retto.

LA PREVENZIONE. I numeri (che fotografano l’attività del 2010-2011) rivelano una tendenza di costante crescita dell’estensione e dell’adesione ai programmi, con dati che soddisfano, per quanto riguarda l’estensione, i valori considerati ottimali, compresi tra 90 e 100%. Dall’analisi emerge che, in tempi di spending review, l’attività di prevenzione secondaria (appunto gli screening) si conferma come lo strumento di eccellenza per evitare sprechi, consentendo un utilizzo appropriato delle risorse e una continua valutazione della qualità delle prestazioni erogate. “Gli screening organizzati – spiega Gianni Amunni – sono strumenti riconosciuti di miglioramento della prognosi e di riduzione delle differenze per censo, nella mortalità, per alcune neoplasie. Gli interventi di prevenzione oncologica sono quindi azioni prioritarie del Servizio sanitario regionale e devono essere garantiti come livelli essenziali di assistenza, specie in periodi di crisi, in cui da più parti si mette in discussione il valore universale del servizio pubblico”.  Giudica ”molto positivo” il bilancio presentato dall’Ispo l’assessore regionala alla salute Luigi Marroni. “Ancora una volta la Toscana registra una delle performance migliori d’Italia, su livelli di qualità confrontabili con le più avanzate esperienze del Nord Europa”.
Ma vediamo nel dettaglio i risultati più significativi degli screening.

TUMORE ALLA MAMMELLA. Il 93,2% delle donne tra i 50 e i 69 anni ha ricevuto l’invito biennale ad eseguire una mammografia. Bene anche l’adesione (le donne che poi effettivamente si presentano per fare la mammografia), pari al 72,5%: una conferma che il programma è ormai radicato nella popolazione. Più del 90% delle donne con tumore alla mammella sono state trattate chirurgicamente con approccio conservativo. Per i comuni della Asl 10 il sistema ha avviato l’estensione alla fascia di età tra i 70 e i 74 anni, allargamento che sarà attuato con invito attivo della popolazione o continuando a invitare chi aveva già manifestato interesse a partecipare. Nei prossimi anni, è prevista l’estensione anche alla popolazione tra i 45 e i 50 anni.

PAP TEST. Nello screening con Pap-test, che coinvolge donne tra i 25 e i 64 anni, l’estensione è in linea con gli anni precedenti e nel triennio 2009-2011 tutta la popolazione è stata raggiunta dall’invito: 99,2%. Anche l’adesione è in crescita: 55,4%. Restano alcune criticità come la lunghezza dei tempi di attesa tra il prelievo e l’invio del referto negativo del test. Quest’anno si è rilevato un aumento del numero di donne che, invitate a fare la colposcopia, hanno accettato, nell’84,5% dei casi, di farla presso i centri di riferimento. Grazie al programma sono stati diagnosticati 12 carcinomi invasivi, 11 carcinomi microinvasivi e 591 lesioni pre-invasive della cervice uterina. È in corso un progetto per individuare strategie mirate ad aumentare la partecipazione della popolazione migrante.

TUMORE DEL COLON. Il primo programma pilota per la diagnosi precoce di questo tumore, attraverso la ricerca del sangue occulto nelle feci, è partito, alcuni decenni orsono, proprio a Firenze. L’attivazione su tutto il territorio regionale per uomini e donne tra i 50 e i 69 anni risale al 2005: all’epoca, l’estensione raggiungeva il 50,4%; nel 2011 si è riusciti a raggiungere l’87,3% della popolazione, un dato che, anche se non ottimale, conferma il trend di crescita degli ultimi anni. Il valore di adesione raggiunge il 49,5%, con 206.600 persone che hanno effettuato l’esame. Il protocollo prevede che tutti i soggetti positivi al test di primo livello debbano effettuare una colonscopia: nel 2011 ne sono state effettuate 6.900. Questo ha permesso di diagnosticare 288 cancri – la metà dei quali a uno stadio precoce – e 1.540 adenomi avanzati, a rischio di degenerazione. Ottimi i tempi di invio della risposta negativa al test: 95% dei referti spediti entro 21 giorni. Da segnalare il fatto che il 21% delle persone positive al test non hanno effettuato la colonscopia all’interno del percorso di screening.

HPV. Tra le novità più significative in arrivo, quella che riguarda lo screening per il tumore della cervice uterina: da dicembre in Toscana si passerà progressivamente dal Pap test, utilizzato finora, al test Hpv (Human papillomavirus). Il nuovo programma prenderà il via nella sola Asl 10 di Firenze, per estendersi poi, dal 2013, prima ad altre tre aziende sanitarie, poi gradualmente a tutte le altre, per andare completamente a regime nell’arco di 4 anni. Nella fascia di età 25-34 anni continuerà ad essere utilizzato il Pap test triennale, mentre nella fascia di età 35-64 il Pap test sarà sostituito dal test Hpv, da fare ogni 5 anni. Come il Pap test, anche il test Hpv si fa con un prelievo vaginale. Le conoscenze tecnico scientifiche disponibili, frutto della stessa ricerca condotta anche dall’Ispo, indicano la necessità di utilizzare come test primario per lo screening cervicale il test Hpv nella fascia di età 35-64 anni. Per le donne di Firenze e provincia, come avveniva per il Pap test, anche per il test Hpv le donne saranno invitate a fare lo screening dall’Ispo, attraverso la propria Asl. Le stime prevedono che con il test Hpv saranno screenate ogni anno circa 79.000 donne, mentre il numero di donne screenate con il Pap test sarà di circa 36.200 l’anno.

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