sabato, 20 Agosto 2022
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Sessualità, il 30% degli uomini va dal medico solo se trascinato

Gli uomini ci mettono due anni più delle donne ad affrontare i problemi di natura sessuale. E tra i maschi che decidono di farlo, quasi il 30% si rifiuta di andare da uno specialista se non viene trascinato dalla partner. E' emerso al Festival della Salute di Viareggio.

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Gli uomini ci mettono due anni in più delle donne ad affrontare i problemi di natura sessuale. E tra i maschi che decidono di affrontarli, quasi il 30% non si presenta davanti ad uno specialista se non è accompagnato dalla moglie o dalla compagna.

L’UROLOGO. E’ il quadro che è emerso durante il Festival della Salute di Viareggio durante la presentazione del libro “Quando l’amore non aspetta – Storie di uomini e passione: come ritrovare il controllo del piacere” di Simona Izzo e Vincenzo Mirone. E’ stato proprio quest’ultimo, presidente della Società europea di urologia andrologica e segretario generale della Società italiana di urologia, a fornire alcuni dati statistici su come gli uomini affrontano le disfuzioni sessuali, in particolare la eiaculazione precoce. “Quattro milioni di italiani – ha detto Mirone – soffrono di eiculazione precoce e l’80% di loro soffrono del tipo primario, cioè quella determinata da cause genetiche. Questa malattia, che non è un semplice disagio come molti erroneamente pensano, rappresenta la prima causa di “matrimoni bianchi” e spesso della fine di queste unioni. Nonostante questo, il tema non emerge come dovrebbe e molti uomini non l’affrontano”.

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L’AIUTO DELLE DONNE. Ma un aiuto in questo senso arriva dalle donne. “Il 27-28% dei maschi che si rivolgono ad medico per parlare di un problema sessuale – ha spiegato il professor Mirone – viene accompagnato dalla propria partner e molto spesso sono proprio mogli e compagne a sollecitare e convincere il loro uomo ad affrontare la questione. D’altronde le statistiche parlano chiaro: al sorgere di un problema di natura sessuale, le donne impiegano due settimane per andare da un medico mentre gli uomini ci mettono due anni”.

UN RAPPORTO “FILOSOFICO”. La spiegazione che lo stesso urologo si è dato è di natura  “strutturale-filosofica”. “L’uomo – ha detto Mirone – identifica il pene con la sua virilità e in fondo pensa che se il suo organo sessuale non funziona bene, allora lui non è più un uomo. Questo è sbagliatissimo: bisogna sempre staccare se stessi e la propria personalità dai problemi fisici”. Un altro grande problema è che il tema delle disfunzioni sessuali maschili – e ora, in particolare della eiaculazione precoce – emerge con molta fatica nel dibattito pubblico. Da qui l’appello del professor Mirone: “Non ripetiamo l’errore compiuto con la disfunzione erettile, una questione rimasta sommersa per molti, troppi, anni. Parliamo di eiaculazione precoce, parliamone come una malattia che esiste e si può tranquillamente risolvere con l’aiuto dei medici e di un farmaco (il Priligy, ndr). Da parte nostra, proviamo a dare un contributo con il sito www.eiaculazioneprecocestop.it”.

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