martedì, 22 Settembre 2020
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Tac più sicure per i bambini

Presentato in commissione regionale sanità un protocollo dell’ospedale pediatrico di Massa, applicato con successo, che minimizza i rischi da esposizione un protocollo per diminuire la quantità di radiazioni a cui sono sottoposti i piccoli pazienti durante l’utilizzo della Tac: è stato elaborato e viene applicato, con successo, all’ospedale pediatrico di Massa.

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Il progetto è stato presentato questa mattina, durante un’audizione, in commissione Sanità. Dante Chiappino, Uoc della diagnostica per immagini della Fondazione “G.Monasterio” dell’ospedale del cuore di Massa e Francesco D’Errico, del dipartimento di Ingegneria meccanica, nucleare e della produzione dell’Università di Pisa hanno presentato i risultati dello studio “Tomografia computerizzata: sviluppo di modelli e protocolli a bassa dose” condotto assieme.

LO STUDIO.In pratica, già da adesso i pazienti pediatrici sottoposti a Tac ricevono una dose di radiazioni  che dall’equivalente di 140 radiografie al torace è scesa a 40 radiografie. Un calo consistente, a tutela della salute del paziente, che è stato reso possibile creando nuovi protocolli, con dosi sensibilmente inferiori a quelli suggeriti dalle ditte fornitrici di macchinari, creando dei “fantocci” di varie dimensioni per sperimentare i dosaggi e applicando degli algoritmi, fino a stabilire secondo criteri oggettivi il rapporto ottimale dosaggio/qualità dell’immagine ottenuta. Il protocollo a dosaggio ridotto di Massa è già stato adottato anche in altre realtà, come all’ospedale di Copenaghen (Danimarca).

“Il prossimo passo – hanno spiegato i responsabili – sarà quello di estendere il progetto anche agli adulti”.Si tratta ora di applicare il protocollo di Massa a tutte le Asl toscane.

Il presidente della commissione Sanità Fabio Roggiolani ha ricordato che in Toscana, caso unico in Italia, c’è una delibera del 2007 voluta per interessamento della Commissione che prevede il conteggio delle radiazioni ionizzanti per ogni cittadino. Sia Roggiolani che Anna Maria Celesti hanno convenuto inoltre sul fatto che, oltre all’auspicabile adozione di protocolli come quello di Massa, esiste un problema culturale che va affrontato in varie sedi: l’eccessiva facilità con cui si prescrivono esami che sottopongono i pazienti a radiazioni.

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