giovedì, 24 Settembre 2020
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Test sierologico, in Toscana via allo screening su 400 mila persone

Parte il test sierologico per coronavirus su 400 mila cittadini delle categorie più esposte: accordo tra Regione Toscana e laboratori privati

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La Regione Toscana ha raggiunto un accordo con 61 laboratori di analisi privati e sottoporrà al test sierologico 400 mila cittadini delle categorie ritenute più esposte al contagio da coronavirus. È quanto annunciato dal presidente Enrico Rossi in una nota.

Nei giorni scorsi la Regione aveva bloccato le iniziative dei laboratori privati che stavano offrendo ai cittadini della Toscana la possibilità di sottoporsi al test sierologico per coronavirus.

Senza negare la possibilità di farlo, la Regione stabilì però che i test si dovevano fare in modo ordinato e dando priorità alle categorie a rischio.  Per questo fu consentito ai laboratori privati di firmare una convenzione e allinearsi con le programmazione dettata dal sistema sanitario regionale.

Test sierologico di massa al via in Toscana

Sono 61 i laboratori privati che hanno dato la propria disponibilità ad effettuare test per conto della Regione.

Ad oggi è in corso un primo blocco di 140.000 test sierologici riservati ai lavoratori della sanità pubblica e privata, a quelli delle Rsa e ai loro ospiti. “L’intervento – ha detto il presidente della Regione Enrico Rossi – si esaurirà entro la fine della prossima settimana. Consentirà una prima valutazione epidemiologica del passaggio del virus tra le categorie di cittadini più esposte a rischio, come lo è la popolazione più anziana. A questi si sono aggiunte le forze dell’ordine, i volontari e le badanti”.

Prima i sanitari e le categorie più esposte

Si partirà poi con il secondo blocco, fino a raggiungere quota 400.000. Ne fanno parte i lavoratori impiegati nei servizi essenziali rimasti aperti fin dal Dpcm dell’11 marzo. La priorità andrà ai lavoratori maggiormente esposti al contatto con altre persone, come quelli della piccola e grande distribuzione alimentare.

Ci sono poi i lavoratori delle aziende che si occupano della raccolta dei rifiuti, i dipendenti pubblici a contatto con l’utenza, gli operatori degli uffici postali, bancari, operatori di servizi a domicilio. E infine riders, personale che si occupa di consegne a domicilio, giornalisti, edicolanti, operatori del trasporto pubblico, delle pompe funebri, i tassisti, chi lavora nella logistica in genere, il personale dei consolati e quello portuale. Si sottoporranno a test sierologico per coronavirus anche gli agenti della polizia comunale e provinciale di tutta la Toscana.

Categoria a parte quella del distretto della carta della Lucchesia, che ha sempre continuato a lavorare e che potrà fornire indicazioni utili sull’impatto del virus all’interno di un’area industriale ben definita.

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L’accordo tra Regione Toscana e laboratori privati prevede che la Regione fornirà almeno 250.000 kit per il test sierologico a fronte della loro disponibilità ad effettuare almeno 10.000 test al giorno. Oltre ai test su commissione del sistema sanitario pubblico, i laboratori privati potranno effettuare altri esami sierologici in forma privata, ma sempre sui soggetti appartenenti alle categorie di filiera essenziale individuate dal DPCM dell’11 marzo. In questo caso il costo sarà di circa 25 euro.

Tutti i dati dello studio epidemiologico verranno raccolti dalla Regione e caricati su una applicazione per studiare la diffusione del virus suddiviso per categorie di lavoratori.

Rossi: “La più grande iniziativa di screening di massa in Italia”

“Se sommiamo i test in corso per conto del sistema sanitario regionale e quelli che stiamo per affidare ai privati – ha detto Rossi – siamo di fronte alla più grande iniziativa di screening di massa che sia mai stata affrontata in Itali. Ci consentirà di raggiungere ben 400.000 lavoratori tra quelli maggiormente esposti al contagio al fine di tutelare al meglio la loro salute e quella collettiva”.

“È bene ribadire – sottolinea Rossi – che non esistono al momento strumenti assoluti che possono risolvere la diagnostica di un caso nuovo e complesso come quello della diffusione del coronavirus. La nostra politica è quella di sviluppare l’uso dei cosiddetti tamponi. E in Toscana, ne abbiamo fatti oltre 80mila. Siamo dell’idea che una maggiore conoscenza del virus, della sua contagiosità e delle sue caratteristiche può derivare proprio dalla complementarietà tra i tamponi e i test sierologici”.

“Questa complementarietà ci permetterà di tracciare una mappa conoscitiva della diffusione del virus sui casi individuali e di comunità, a partire dalle tipologie di lavoratori testati, al fine di da adottare le migliori strategie di contenimento, di prevenzione e di cura per combattere l’epidemia. Da questa indagine – conclude il presidente – emergeranno utili valutazioni per procedere, d’intesa con il governo nazionale, all’organizzazione della fase 2, che dovrà mettere al primo posto la salute dei lavatori e dei cittadini. Nella giornata di domani verranno definite le questioni organizzative per coinvolgere maggiormente le aziende interessate a partecipare all’indagine”.

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