Incidenti durante le battute di caccia, interviene il presidente della Commissione Territorio e Ambiente del Consiglio Regionale Erasmo D’Angelis (Pd). “Anticipare la chiusura della stagione venatoria per evitare nuove vittime. E avviare per la prossima stagione una rigorosa attività formativa con il coinvolgimento diretto delle associazioni. Sono le due strade obbligate per il mondo venatorio della nostra Regione. Anche per il rispetto delle ultime 4 vittime di un’impressionante escalation che interroga tutti noi”. Questa la proposta di D’Angelis, all’indomani dell’ennesima vittima, il professor Paolo Tambini, docente di agraria a Firenze, uno dei massimi esperti di veterinaria ucciso da una fucilata nei boschi intorno a Pisa.

L’ultima tragica morte per caccia in Toscana impone a tutti una pausa e una riflessione, e prima di tutto alle associazioni venatorie – spiega D’Angelis – visto che la caccia non può essere sospesa se non dal sindaco e dal prefetto per gravi motivi di ordine pubblico e di sicurezza, mi appello alle associazioni venatorie toscane – tra le pochissime realtà italiane che negli anni hanno saputo dimostrare la propria maturità regolamentando insieme alla Regione e alle associazioni ambientaliste l’attività venatoria – perché impongano immediatamente ai propri associati la chiusura anticipata della caccia (prevista per il 31 gennaio) al fine di evitare ulteriori drammi e tragedie come quelle accadute negli ultimi giorni. Quattro morti nella sola settimana di Natale nella nostra regione, a fronte di una ‘popolazione’ di cacciatori in netta flessione (-15,3% dal 1998 al 2004, dove i cacciatori toscani registrati erano circa 110mila), indicano il superamento del livello di guardia. Occorre dare un segnale di responsabilità, senza polemiche né demagogie, e fermarsi per assicurare in Toscana un’attività venatoria sicura, sia per chi la pratica sia per chi ama frequentare le nostre aree boschive”.

“C’è bisogno – continua D’Angelis – di intervenire affinché il modello venatorio toscano non venga stravolto. Bisogna evitare che chiunque possa imbracciare un fucile pensando di sparare a vista ed evitando persino di soccorrere le vittime, come sta accadendo troppo spesso e come accade in particolare tra le ultime generazioni di cacciatori. C’è urgenza di una rigorosa formazione per arginare questa deregulation dell’attività venatoria e per garantire sicurezza sia per chi pratica la caccia sia per chi ha il sacrosanto diritto di vivere il bosco e la campagna in piena tranquillità. Bisogna condizionare il rilascio del tesserino venatorio, in sede di rinnovo annuale, alla frequenza obbligatoria di un’attività di formazione e aggiornamento gestita dalla Regione in collaborazione con l’associazionismo venatorio. Un ritorno a scuola per imparare regole basilari di sicurezza e prevenzione dei rischi e anche per accertare lo stato di salute dei cacciatori. Troppo spesso – conclude D’Angelis – le cause degli incidenti, anche mortali, di caccia sono infatti da individuarsi in incredibili disattenzioni, mancanza di rispetto di regole, scarse precauzioni, lacune che una buona attività formativa potrebbe in parte colmare”.