«Un vero e proprio Patto – ricorda l’assessore all’istruzione, formazione e lavoro Gianfranco Simoncini che lo ha firmato per la Regione – il primo del genere a livello nazionale, che punta a coinvolgere e impegnare tutti i soggetti firmatari, dai sindacati alle associazioni dei datori di lavoro, dalla Regione alle Province, ad attuare politiche che tengano sempre presente, in qualunque campo si dispieghino, la dimensione delle pari opportunità».

Ma il Patto non contiene solo una dichiarazione di principi: all’obiettivo dell’aumento della partecipazione femminile al lavoro fino al 60% indicato, per il 2010, dal Consiglio europeo di Lisbona, si accompagna un elenco stringente di 12 punti, fra iniziative, azioni ed impegni, per gran parte dei quali la Regione contribuisce finanziariamente con le risorse del Fondo sociale europeo.

La Regione sostiene il Patto con 6 milioni di euro, cui si devono aggiungere 1 milione e 500 mila euro per i voucher di conciliazione fra vita familiare e lavorativa. Inoltre, ad oggi, 8 su 12 fra Province e Circondari, hanno già attivato risorse per gli interventi del Patto per oltre 11 milioni di euro.

Fra le iniziative riproposte nel Patto per l’occupazione femminile e che dal patto dovrà trarre ulteriore impulso e diffusione, gli incentivi per l’assunzione di donne ultratrentacinquenni. La Regione per questo ha messo a disposizione risorse che consentono un contributo minimo di 4000 euro per ciascuna assunzione.

Impegno per il potenziamento anche della Carta formativa (ILA, individual learning account) di cui si prevede l’estensione all’intera regione (con l’erogazione di circa 3000 card, per un importo massimo di 2.500 euro). Per la sua flessibilità la carta prepagata per la formazione è utilizzata per oltre il 70% da donne.

Oltre allo sviluppo del programma, gestito da Italia Lavoro, per l’inclusione sociale e l’inserimento di lavoratori svantaggiati (PARI Pre-crisi), si prevede l’incremento dei voucher spendibili per la cura di anziani, bambini e disabili consentendo alle donne di frequentare corsi di formazione e di cercare attivamente un’occupazione.

Fra le azioni legate allo sviluppo, in un’ottica di genere, dei servizi per l’impiego, la conferma della referente di parità, figura in grado di occuparsi della promozione delle pari opportunità nelle aziende e nel territorio, creando le condizioni favorevoli all’accesso delle donne nel mercato del lavoro. E ancora si propongono iniziative di sensibilizzazione contro gli stereotipi, per la creazione di impresa, per l’inserimento delle donne immigrate.

Se la Regione si impegna a incentivare la crescita dei servizi per l’infanzia, in particolare raddoppiando, negli ultimi due anni, le risorse destinate all’apertura di nuovi asili nido, le parti sociali si impegnano, per parte loro, a sollecitare le aziende a mettere in atto iniziative per la conciliazione vita-lavoro, incentivando orari flessibili, uso di congedi parentali, part time, telelavoro, cercando di cambiare la cultura organizzativa che considera part time e congedo parentale come un ostacolo alla carriera.