sabato, 28 Novembre 2020
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In cinquemila per Leonard Cohen. Anche Al Pacino in platea

Concerto gremito dai 5000 fan di Leonard Cohen ieri sera in piazza santa croce. tra il pubblico ancheal pacino, seduto tra gli altri.

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“Dance me to the end of love”, così inizia la serata fiorentina di Leonard Cohen. I 5000 posti sistemati in piazza Santa Croce si sono riempiti in poco tempo, la gente è assiepata anche fuori dalle transenne che delimitano l’area concerto dal resto della città.

INFARTO PRIMA DEL CONCERTO. Una donna di 59 anni che si stava recando al concerto in piazza Santa Croce si è accasciata al suolo in via Magliabechi alle 21.25. Sul posto è arrivata l’ambulanza e si è radunata una folla di curiosi. La donna purtroppo è deceduta. Il grosso della platea non si è accorto di nulla.

AL PACINO IN PLATEA. Tra le poltroncine in piazza tanti ospiti illustri, a cominciare da Al Pacino, seminascosto da occhiali scuri e cappellino, non ha voluto l’accredito vip, si è semplicemente seduto al suo posto di platea con gli altri, comprando il biglietto. Poi Jovanotti, il Sindaco Matteo Renzi e il ds della Fiorentina Pantaleo Corvino.

UNICA DATA IN ITALIA. L’unica data italiana del tour del 76enne canadese, con l’immancabile cappello scuro calato sulla testa, che cambia durante i concerti avendone tantissimi in camerino, è resa magica, oltre che dalla voce calda e roca del cantautore, anche dalla scenografia; la Basilica di Santa Croce e il sommo poeta Dante che assisteva a lato del palco hanno sicuramente arricchito la performance.

GRUPPO STORICO. Il gruppo se lo porta dietro da anni, il bassista è in tour con lui dal 1980, il chitarrista dal 1988. Non è quindi una band improvvisata per l’occasione, non suonano solamente, sono l’accompagnamento perfetto alle declamazioni dell’artista.

Dopo Dance me to the end of love, che da sempre apre i suoi concerti, altri grandi pezzi, Bird on the wire, Chelsea Hotel, dedicata a Janis Joplin, Suzanne, I’m your man e ovviamente Hallelujah, rivisitata da una moltitudine di artisti, primo fra tutti Jeff Buckley.

L’INEDITO. Alla platea di Firenze, che ascolta rapita il maestro canadese che ha preso il nome di Jikan (il silenzioso) in un tempio buddhista californiano dove ha passato gran parte degli anni ’90, viene regalato anche un brano inedito, ‘Lullaby’, che anticipa un disco di altri nuovi pezzi.

Ad ogni scroscio di applausi, come a fine concerto, saluta il pubblico togliendosi il cappello, in un reverenziale inchino al suo pubblico che a Firenze è arrivato da tutta Italia e anche da fuori, solo per ascoltarlo, e che lui chiama “Amico”.

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