Roberto Farnesi, ex allievo della Scuola Immagina, è il protagonista del suo nuovo film “La verità negli occhi”, come è nata questa collaborazione ?
Avevamo già lavorato insieme nel film “Femmina” con Monica Guerritore ed essendo rimasto entusiasta anche  dell’ultima sceneggiatura che gli ho proposto, ha accettato di partecipare a questo progetto, in cui sono coinvolti tutti gli allievi (sia attori che tecnici) della scuola di Cinema Immagina che dirigo ormai da quattordici anni! La collaborazione con Roberto, comunque, potrebbe prolungarsi anche per questa estate, nel film che ho scritto ambientato nella mia terra natale, la Sicilia!

Signor Ferlito, dopo le varie produzioni (La scuola, Doppio Petto, Femmina, La mia squadra del cuore, Né terra né Cielo) e relativi premi, cosa può dire dell’esperienza del suo ultimo lavoro, il lungometraggio “Ritratti nella notte”?
E’ un film realizzato con i miei allievi! Ho pensato subito a una storia sul disagio giovanile. Loro mi hanno ispirato, quei loro occhi, quei loro gesti, quel loro vissuto. È stata un’esperienza incredibile, durata quasi due anni, all’interno della quale ho dato un’opportunità a dei giovani di misurarsi con delle storie molto complesse, sentimenti forti, emozioni estreme.

La fonte di ispirazione è sempre intorno a noi: per ogni artista è essenziale osservare, cogliere le emozioni introspettive attraverso se stessi e gli altri, analizzare i comportamenti più banali come parlare o arrossire….cos’altro ancora?
Qualsiasi avvenimento che mi circonda, qualsiasi luogo visto, qualsiasi piccolo inaspettato evento diventa spunto d’osservazione e di riflessione che entra a far parte del mio bagaglio sia come uomo che inevitabilmente come regista. Dirigere un film per me è la passione vitale, è la necessità artistica con cui convivo ogni giorno, l’osservazione di sé e degli altri è quindi fondamentale, ma fa parte di un processo inconscio che poi si ritrova nei film senza quasi essersene resi conto.

Quindi, al di là di una sceneggiatura scritta nei minimi dettagli e particolari, lascia anche spazio all’improvvisazione? 
La sceneggiatura è una parte molto importante nel processo creativo che porta alla realizzazione di un film: è nella sceneggiatura che vengono delineati tutti i particolari della storia e i dettagli psicologici dei personaggi, ma in fase di realizzazione del film alcune situazioni possono cambiare e dare spunto a scene che magari in fase di scrittura non erano previste.

La stessa scena, girata da più registi, assume tonalità diverse, più o meno vibranti: a livello emotivo, qual è uno dei punti di forza dei suoi film?
Ogni regista ha il suo personalissimo modo di raccontare una storia, di trasmettere situazioni ed emozioni nel modo più diverso, più consono alla propria poetica. È difficile dire quale sia il punto di forza nei miei film a livello emotivo…quello che a me preme è far arrivare delle emozioni, cercando di veicolarle nel modo più diretto possibile, attraverso il primo piano di uno sguardo, l’intensità di una scena, la tensione narrativa che si viene a creare.

A quale modello letterario è maggiormente legato? E con quali registi italiani crede di avere delle affinità nel modo di raccontare?
Tutti i classici della letteratura: da Dostoevskij a Melville, da Kafka a Camus. Ho girato anche due film tratti da opere letterario: uno tratto proprio dal racconto Bartleby lo scrivano di Melville e poi Moishel tratto da Singer. Per quanto riguarda le affinità con i registi italiani, posso dire con chi mi piacerebbe tanto averle: ovviamente con il grande maestro Federico Fellini e con Michelangelo Antonioni.

Spesso gli elogi e il consenso del pubblico non sono diretti a creazioni nazionali, perché? Secondo lei si è creata una disaffezione nei confronti del cinema italiano?
Sì, di sicuro oggi c’è una disaffezione del pubblico verso il cinema italiano. Il mercato è infatti saturo del cinema americano, con le sue mega produzioni e i suoi super tecnologici effetti speciali. Il cinema italiano, da sempre per sua natura più legato a un concetto di semplicità e di narrazione del quotidiano, sembra aver perso un po’ di appeal nei confronti di uno spettatore sempre più veloce e poco incline a trovarsi davanti a una semplicità propria di un diverso modo d’intendere la settima arte.

Il più evidente parallelismo tra la poesia ed il mondo cinematografico:
Credo che tra l’arte poetica e quella cinematografica ci siano tanti parallelismi: entrambe si nutrono di non detti, di emozioni che l’autore cerca di trasmettere a un possibile utente. Le poesie sono un po’ come delle brevi immagini che lasciano spazio all’immaginazione, alla possibilità di far volare la fantasia verso orizzonti lontani e mai visti. Lo stesso fa il cinema: attraverso delle immagini proietta lo spettatore in un mondo altro dove non è mai stato.