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Più forte del virus

Il sociologo norvegese Johan Galtung sostiene che se un giornale uscisse ogni 50 anni invece che ogni giorno, nelle sue pagine non ci sarebbe spazio per questa o quella vicenda politica, tantomeno per la cronaca e i pettegolezzi. Le notizie parlerebbero solo dei grandi mutamenti globali: il cambiamento climatico in corso, l’aumento dell’aspettativa di vita, il miglioramento delle condizioni sanitarie e di quelle economiche, il fatto che una larga parte della popolazione mondiale stia sperimentando un lungo periodo inedito di pace e relativa sicurezza.

Sul prossimo numero di questo ipotetico periodico cinquantennale ci sarebbe di certo anche un bell’articolo sulla pandemia di Covid-19. Il titolo, però, potrebbe sorprenderci. Più che delle vittime e dei danni economici, si parlerebbe infatti della “pandemia superata più rapidamente nella storia dell’uomo”. Il vaiolo ha richiesto non meno di tremila anni prima di essere debellato. Ce ne sono voluti 350 per trovare una cura alla rosolia, 15 per avere un trattamento efficace contro l’HIV. Meno di un anno fa, nel novembre 2019, è stato approvato il vaccino contro il virus Ebola sul quale si lavorava da cinque anni. Pensiamo ora ai tempi del nuovo virus. Identificato e isolato nel giro di qualche giorno, sequenza genetica ottenuta in poche settimane e quattro vaccini nella fase avanzata della sperimentazione in poco più di tre mesi.

La linea temporale della ricerca è stata compressa come mai accaduto prima d’ora, al punto che fin dall’inizio è sembrato normale aspettarsi che tutto si risolvesse nel giro di mesi, non di decine di anni. Eppure, di germi, batteri, virus e agenti patogeni si è morti per la maggior parte della storia umana. L’Influenza spagnola del 1918 abbassò l’aspettativa di vita in Europa più delle due Guerre mondiali. Le malattie infettive sono la regola, non l’eccezione. Se ci siamo abituati a dare per scontato il contrario è perché l’uomo ha sviluppato una risposta a queste minacce: la scienza.

Come dice l’epidemiologo Paolo Bonanni (nell’intervista a pagina 8), “i vaccini sono la più grande scoperta medica che l’uomo abbia mai fatto”. Da una parte un mondo che ha nelle tecnologie il suo presupposto, dall’altra, in stridente dissonanza, l’analfabetismo scientifico dilagante, la crescente diffidenza nei confronti degli scienziati, il successo della disinformazione sui temi scientifici e la loro quasi totale assenza nel discorso pubblico, tanto che c’è voluta una tragica pandemia per farceli rientrare.

A portarci fuori da questa catastrofe sanitaria non saranno i miracoli o il carisma dei leader, ma una vittoria senza precedenti del progresso umano. Dovesse poi essere di ispirazione per le nuove generazioni, dovessero ritrovare almeno loro l’entusiasmo per le immense sfide della scienza, la fiducia nella sua comunità internazionale e la passione per i suoi principi, sarà una vittoria doppia.

Andrea Tani

 

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