venerdì, 3 Aprile 2026
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Una “Rete” per aiutare i nonni in difficoltà

Per rivolgersi alla Rete di solidarietà del quartiere 4, e chiedere così aiuto in caso di bisogno, è sufficiente telefonare al numero 055/7877776.Al servizio della Rete di solidarietà sono presenti circa venti volontari che, grazie al loro impegno e alla loro attività, permettono al servizio di essere aperto tutte le mattine, dal lunedì al venerdì, e due pomeriggi la settimana, il martedì e il giovedì. La Rete di solidarietà è un servizio che viene gestito dall’Auser Filo d’Argento del quartiere 4, un’associazione di volontariato e di promozione sociale tesa a valorizzare gli anziani e a far crescere il loro ruolo attivo nella società. Nata nel 1989 per iniziativa della Cgil e del Sindacato dei pensionati Spi-Cgil, si propone di contrastare ogni forma di esclusione sociale, migliorare la qualità della vita, diffondere la cultura e la pratica della solidarietà perché ogni età abbia un valore e ogni persona un suo progetto di vita attraverso cui diventare una risorsa per sé e per gli altri.
“Il 99% delle richieste di assistenza che arrivano al nostro centralino – spiega il responsabile Gabrio Livi – arrivano dagli anziani del quartiere. I maggiori aiuti si concentrano per l’accompagnamento a visite mediche, dal parrucchiere, a fare la spesa, alle poste. In tanti chiedono, invece, soltanto un po’ di compagnia in casa, per alleviare il senso di solitudine. In totale, nell’intero arco del 2007 ci sono arrivate 650 richieste di aiuto, 480 delle quali erano richieste di accompagnamento. Pochissime le telefonate arrivate direttamente dai giovani”

Via Chiusi, il capolinea se ne va

Eravamo stati noi, nel numero di dicembre de Il Reporter, a sollevare la questione. Nel frattempo, con le vostre lettere ci avete segnalato che alla fine di febbraio non si era ancora mosso nulla. Abbiamo chiesto spiegazioni. Il capolinea del 9 sarà tolto da via Chiusi. Non sarà più spostato all’ultima fermata di via Canova, come era previsto, ma sarà addirittura eliminato. La linea 9 avrà un solo il capolinea a Porta al Prato. All’azienda di trasposto pubblico fiorentino abbiamo chiesto anche un data: la novità dovrebbe partire intorno al 20 marzo.

Nell’articolo pubblicato lo scorso dicembre era spiegato come lo spostamento del capolinea avrebbe comportato una nuova segnaletica stradale, in prossimità di quello nuovo, e nuove strisce pedonali. I lavori non erano diretta competenza di Ataf, e al momento non sono ancora stati fatti. Ecco che allora, per non allungare ulteriormente i tempi, l’azienda di trasporto pubblico ha lavorato a una nuova soluzione. Togliere il capolinea da via Chiusi e lasciare solo quello di Porta al Prato, accontentando così i fruitori della linea 9 che abitano lungo via Canova – che non dovranno più attendere le lunghe soste al capolinea – e gli abitanti della stessa via Chiusi.

Saranno così finalmente contenti i numerosi abitanti del quartiere che hanno scritto o telefonato in redazione, perché, come è spiegato in una delle lettere che ci sono arrivate, “lo spostamento – fra le altre cose – era stato urgentemente richiesto con una raccolta di firme dagli abitanti di via Chiusi, causa il rumore dei motori, spesso accesi in sosta, che con le vibrazioni prodotte fanno tremare i vetri di casa; oltre a questo il fumo degli scarichi rende l’aria irrespirabile”.

La lettera poi continua spiegando che la situazione, con l’inverno, è diventata se possibile ancora più “sgradevole”, perché con il freddo “il mezzo – è scritto – non lo spegne quasi nessuno”, e il problema si è dunque acuito, senza contare che le rigide temperature registrate nelle settimane scorse hanno aumentato anche i disagi per gli utenti della linea 9 che abitano oltre il capolinea: quei cittadini, infatti, sono stati costretti a percorrere un bel tratto di strada a piedi, o a dover attendere lunghi minuti di sosta alla stesso fermata iniziale del bus. La soluzione trovata consentirà, anche, all’azienda di trasporto pubblico di armonizzare le fermate della linea 9 con le altre linee di autobus che effettuano lo stesso tratto di via Canova. “Poiché a distanza di quasi due mesi – conclude la lettera – non sono ancora iniziati i lavori richiesti per l’attuazione dello spostamento, potete chiedere voi, per cortesia, cosa aspettano ancora onde sollecitare quanto richiesto?”. È quanto abbiamo fatto. E la risposta sta nelle righe sopra.

 

Un quartiere ciclabile solo a metà

 

Le piste ciclabili, infatti, tagliano quasi tutto il quartiere da via Canova a viale dei Bambini, con un percorso sostanzialmente parallelo all’Arno che lascia però del tutto esclusa la parte più a sud, quella di Legnaia e Soffiano. A questo primo limite si aggiunge il fatto che l’unico collegamento ciclabile con il resto della città è costituito dalla passerella dell’Isolotto, costringendo così il ciclista intenzionato a raggiungere il centro – risparmiandosi la giungla di traffico della zona di Ponte alla Vittoria – a passare per le Cascine. Un vero peccato, perché le piste e i percorsi ciclabili del quartiere sono tutti in discrete condizioni e permettono davvero di muoversi in tranquillità.
Un buon esempio in questo senso è la pista ciclabile tra via Massa e via Modigliani, per lunghi tratti protetta da barriere, fondamentali certo per evitare gli investimenti, ma soprattutto per scongiurare il pericolo che le piste siano utilizzate dagli automobilisti per parcheggiare abusivamente. Funzionali sono poi i percorsi misti, come quello di via Canova, ricavato su un marciapiede largo abbastanza da permettere una pacifica convivenza tra ciclisti e pedoni. Resta in ogni caso la sensazione di trovarsi su piste create “un po’ dove capita” e non secondo un disegno razionale e rispondente alle logiche dei flussi di mobilità, come testimoniato anche da diversi ciclisti abituali, residenti nel quartiere. “Uso la bici per andare a scuola in centro – dicono Claudia e Agnese, studentesse del liceo Machiavelli – ed è un problema girare senza correre rischi: non ci sono piste ciclabili e in alcuni punti, come in via del Bronzino, è molto pericoloso stare sulla strada, tra macchine parcheggiate e auto che suonano. Di conseguenza ci tocca salire sul marciapiede, suscitando l’ira di qualche pedone, oppure prendere qualche strada alternativa contromano”.
Simili problemi sono quelli sollevati da Francesca, pendolare che usa la bici tutti i giorni per andare a prendere il treno. “Il percorso fino alla stazione non è agevole – spiega – dal momento che per chi come me non abita in prossimità dell’Isolotto, non è conveniente usare la passerella, quindi sono costretta a passare con grande pericolo da via del Sansovino, attraversare l’Arno e raggiungere Santa Maria Novella affrontando i viali o stando sul marciapiede, che specie su Ponte alla Vittoria è particolarmente stretto”.

 

Mangani (Rc) aderisce al Partito Democratico

 

“Fra le motivazioni che mi hanno convinto ad aderire al Pd – spiega Massimo Mangani – l’esigenza di meglio rappresentare le istanze della sinistra all’interno del Partito Democratico, anche al fine di non disperdere, pur nell’ambito di un quartiere, un patrimonio di idee che ha contribuito a fare la storia del nostro paese e della nostra città”.

L’ex capogruppo di Rifondazione Comunista ha poi aggiunto che “anche alla luce del quadro politico nazionale, il rischio è quello di disperdere il patrimonio della sinistra, soprattutto se si insisterà nel volersi presentare come soggetto autonomo, anziché essere parte di una forza più ampia”. Soddisfazione per la scelta di Mangani è stata espressa da Alfredo Esposito, capogruppo del Pd al Q3, e dal presidente del quartiere Andrea Ceccarelli. “L’adesione del nuovo componente al gruppo Pd – hanno detto i due – rafforza la capacità di governo del territorio, semplificando il quadro politico e accentuando l’incisività dell’azione amministrativa”.

 

Ciclisti e pedoni, un marciapiede per due

 

Ma chi va in bici non se la prende con chi cammina, e chi cammina non se la prende con chi va in bici: dunque, di chi è la colpa? “Di chi ha fatto queste piste ciclabili – afferma uno studente di medicina – non basta colorare un marciapiede di rosso!”. Un rosso che, per dirla tutta, è abbastanza sbiadito, tanto da assomigliare più a un rosa pallido: quindi, forse è arrivato il momento di ridare la tinta, almeno ai tratti più vecchi che comunque non hanno più di cinque o sei anni, e di coprire qualche buca, per esempio quella in viale Europa sotto il ponte del raccordo.
Ed è proprio il “marciapiede ciclabile” di viale Europa il tratto più controverso, che la gente considera pericoloso, perché dal cimitero a via Olanda è interrotto circa una quindicina di volte dagli attraversamenti del parcheggio scambiatore, del benzinaio, delle strade, ma soprattutto dagli imbocchi e dall’uscita del raccordo. Senza contare il continuo andamento a cunette a cui si è costretti per scendere da un pezzo di marciapiede e salire su quello successivo. “Bisogna stare attenti, perché sennò ci prendono in pieno! – si lamenta un signore anziano – Infatti qui non ci viene quasi mai nessuno, la pista è usata pochissimo. Ma che ci vuol fare, gli investimenti li fanno per loro!”. E indica le macchine.
Promossa invece la ciclabile che percorre via Erbosa a partire da via Datini e fino a Piazza Dresda, confluendo poi su via Villamagna per interrompersi all’incrocio con via Adriani. “È una bella pista, il problema è che è scollegata dalle altre e quando finisce dobbiamo proseguire in strada – dice una mamma – poi mancano le rastrelliere e il più delle volte le bici vanno allucchettate a un palo”.
Passabile anche il tratto ciclabile di Sorgane lungo il lato sinistro di viale Benedetto Croce, che da piazza Istria e arriva alla rotonda, ma poi c’è il pezzo strettissimo su via Cimitero del Pino – che qualcuno definisce “ridicolo” – a rovinare il tutto. Da lì ci si butta – nel vero senso della parola – su viale Europa; di marciapiede in marciapiede si arriva fino al ponte di Varlungo, e poi? Per riprendere la ciclabile occorre andare in piazza Dresda, allora entriamo dentro il parco dell’Anconella e pedaliamo lungo l’Arno: anche se la strada è sterrata rimane il punto più piacevole per andare a bici a Gavinana. Mentre al Galluzzo il commento unanime degli abitanti è: “noi le piste ciclabili le stiamo ancora aspettando!”.

 

Gavinana, la comunità rom ha lasciato la “Casina rosa”

“Grazie al nostro sforzo e a quello del Comune di Firenze – spiega soddisfatto il presidente di quartiere 3 Andrea Ceccarelli – si potrà restituire un po’ di normalità alla vita dei piccoli, mentre i servizi sociali affiancheranno anche gli adulti perché s’inseriscano al meglio nella comunità”. Ma a cantare vittoria per lo sgombero della palazzina è soprattutto Allenaza Nazionale, che rivendica quello che definisce un successo prima di tutto politico. “Siamo stati noi – spiega Matteo Calì, consigliere di An al Quartiere 3 – che tramite la raccolta di ben 700 firme portate poi in Palazzo Vecchio siamo riusciti a smuovere la situazione. Se non fosse stato per noi quella casa sarebbe ancora occupata, senza contare il degrado che si era creato nella zona circostante. Abbiamo dimostrato che dando voce ai cittadini si arriva dritti all’obiettivo”.
Una versione, questa di Alleanza Nazionale, che non convince affatto il presidente del quartiere Ceccarelli. “Il discorso sta in altri termini, ed è bene non strumentalizzare la vicenda – ribatte deciso – in questa storia ha avuto un ruolo anche il tribunale dei minori e non è certo con una semplice raccolta di firme che i problemi vegono risolti. Sono stati mesi e mesi di contatti e mediazioni a portare a questo risultato. La presenza dei bambini ha reso tutto ovviamente più difficile.”
Il clima da campagna elettorale non risparmia dunque nemmeno i quartieri; il botta e riposta tra maggioranza e opposizione non si ferma qui, e all’orizzonte si annunciano nuove battaglie. Tra queste, quella che riguarda lo stabile delle ex poste in via Senese, occupato da alcuni mesi da un gruppo di anarchici.

La Zcs fa discutere le Due Strade

 

Lo sanno bene gli abitanti di Gavinana, abituati alla sosta ragionata dal 2003, e i residenti delle Due Strade, da poco (dal 1° di febbraio, per l’esattezza), entrati di diritto nella zcs 6, quella che comprende la zona di Porta Romana, per intendersi. Ma se per i residenti il provvedimento porterà vantaggi, per i pendolari la situazione è diversa. “La decisione dell’allargamento alle zone più periferiche della città – spiega Luciano Pecci, presidente della commissione politiche del territorio del Q3 – che rappresentano le prime avanguardie dell’inizio del centro, vorrebbe scoraggiare i pendolari ad arrivare fino a Porta Romana, invitandoli a fermarsi prima. Inoltre con i lavori alle ex Scuderie reali, che ospitavano un parcheggio di circa 200 posti per i lavoratori, e la conseguente chiusura dell’area, la sosta si è già naturalmente spostata verso le zone più periferiche”.
L’auspicio dell’amministrazione comunale è che i pendolari, con il nuovo allargamento, si fermino al Galluzzo, nelle zone di viale Tanini e piazza Puliti. “Zone – ha spiegato ancora Pecci – già servite dalle linee 36 e 37 con una buona frequenza (10/12 minuti) e che in futuro, si spera, potranno essere servite anche da altre linee”. Qualche perplessità, però, l’ampliamento della zcs 6 potrebbe crearla quando si concluderanno i lavori del bypass del Galluzzo, che porterà la viabilità direttamente su via Senese. “La zona delle Due Strade – ammette Pecci – sarebbe quindi il primo approdo per i pendolari che vogliono andare in centro”. Ma a far discutere è soprattutto il pagamento della sosta notturna. Francesca Zatini della società Servizi alla strada spiega che “ogni estensione della zcs per definizione deve essere omogenea: pertanto alle Due Strade le modalità di sosta devono essere le stesse che accomunano tutta la zcs 6, anche per quanto riguarda la disciplina della sosta notturna e di quella promiscua”. Difficilmente, dunque, il pagamento della sosta notturna potrà essere revocato, a meno che, in un futuro, non venga creata una zona di sosta diversa, che comprenda il Galluzzo e a cui verrebbero annesse anche le Due Strade. “L’unica possibilità – spiega Francesca Zatini – sarebbe quella di includere la zona delle Due Strade in un’eventuale zcs diversa. Che per ora, però, non è minimamente contemplata dall’amministrazione comunale”.
Per adesso, dunque, per residenti e pendolari la situazione è questa: 1344 posti auto in totale, di cui 572 per la sosta promiscua, 745 per la sosta per i residenti, 24 per la sosta a rotazione veloce, 3 per il carico e scarico merci, più 14 spazi per disabili generici e 7 spazi disabili personalizzati, e 1291 posti per i motocicli e ciclomotori. Gli altri numeri da tenere in considerazione sono quelli delle tariffe dei parcheggi: dalle 8 alle 20 la tariffa oraria di sosta è di 1 euro nelle strisce blu a sosta promiscua ed 1 euro la prima ora e 2 euro dalla seconda nelle strisce blu a rotazione veloce. Durante le ore notturne, dalle 20 alle 8, invece, la tariffa oraria è di 0,50 euro sia nelle strisce blu a sosta promiscua che in quelle blu a rotazione veloce

 

“Via il benzinaio da piazza Nobili”

Che sono ben sette, e tutti al centro della piazza. Ma quello che richiede l’intervento più urgente è il distributore di benzina, collocato ai piedi di un palazzo. Vicino, troppo vicino all’edificio. La pericolosità della stazione di servizio fa discutere già da tempo: sono almeno dieci anni che gli abitanti del condominio sotto cui sorge il benzinaio si lamentano dei vapori esalati dal distributore, soprattutto durante la fase di rifornimento dall’autocisterna. Vapori non solo fastidiosi, ma che, soprattutto, possono costituire un pericolo di incendio. Non se ne vedono più molti di distributori così vicini alle case, per le strade di Firenze, ma quello in piazza Nobili “resiste”: così, la stazione di servizio è finita al centro di un’interrogazione presentata dal capogruppo di Forza Italia al Quartiere 2 Federico Pericoli.
Oltre alla pericolosità del benzinaio, Pericoli ha rimarcato anche la necessità di una riqualificazione della piazza, sia dal punto di vista estetico che da quello della viabilità: alcuni incroci, infatti, sono piuttosto pericolosi, come quello tra via Carnesecchi e via Marconi. Dal punto di vista estetico, oltre alla già citata fila di cassonetti, anche i marciapiedi che corrono lungo via Marconi non convincono molte persone: sono ad altezza variabile, composti da quattro livelli di gradini che spesso giocano brutti scherzi agli anziani, ma non solo. E l’intera vicenda sembra ora vicina ad una conclusione positiva, almeno in teoria. “Il benzinaio dovrebbe sparire dalla piazza, anche se non è stata stabilita una data precisa – spiega Pericoli – la concessione dovrebbe scadere a giugno 2008, dopo di che non è dato sapere. La necessità di riqualificare la piazza, comunque, è stata riconosciuta, e messa in preventivo per un futuro non ancora definito”.
Non esiste ancora nessun progetto in proposito, ma il capogruppo azzurro parla di una “riorganizzazione generale dello spazio, che riesca a farlo assomigliare maggiormente a una piazza”, a un luogo cioè dove passeggiare, sostare e chiacchierare. Anche se la parola “riqualificazione”, forse abusata negli ultimi tempi, genera qualche perplessità in coloro che piazza Nobili la vivono, primi tra tutti i negozianti. Perché, nonostante tutto, secondo molti abitanti della zona la piazza non ha perso la caratteristica di luogo di incontri, è riuscita a restare ancora viva, e i negozi che vi sorgono hanno mantenuto la loro identità e un buon giro di clienti, anche grazie alla sua posizione, in un luogo di transito in cui è facile trovare parcheggio. Ma che con qualche modifica, a partire dallo spostamento del benzinaio, potrebbe diventare ancora più “nobile”.

Piste ciclabili, belle ma “a ostacoli”

C’è un modo alternativo per muoversi in città. E sempre più fiorentini, stanchi delle code e della ricerca impossibile del parcheggio, o alle prese con i ritardi dei mezzi pubblici, lo stanno (ri)scoprendo. È la bicicletta: un mezzo ecologico, economico e adeguato alle distanze da percorrere in una città delle dimensioni di Firenze. Una scelta facile, dunque? Non proprio. Visto che, una volta presa la decisione di lasciare a casa il motorino o l’auto, cominciano i guai. Il primo, e più evidente, è quello delle piste ciclabili. Nel quartiere 2 il problema non è, principalmente, di “come” sono, visto che in questa circoscrizione si trovano alcune delle ciclabili migliori e più frequentate di Firenze: quella di viale dei Mille-Don Minzoni e la direttrice Arno-Fortezza sul percorso viale Gramsci-Matteotti.
È piuttosto quello di “quante” sono e di “dove” si trovano. Oltre a quelle citate, nel quartiere sono presenti altre quattro piste ciclabili: quella di lungarno Colombo/Aldo Moro; quella di via Lungo l’Affrico/viale De Amicis/via Piagentina; quella che circonda l’area dello stadio e della piscina Costoli, che poi si estende a est verso viale Mazzini e a ovest verso viale Duse/viale Verga/via del Guarlone; e quella che inizia e finisce dietro via del Gignoro, lungo la nuova viabilità parallela alla ferrovia di Rovezzano. “Il problema è che mancano quasi del tutto le piste che vanno dirette in centro – osservano molti ciclisti – quelle che ci sono costringono a lunghi giri, e per gli spostamenti quotidiani o per andare al lavoro è necessario utilizzare la viabilità ordinaria”. Ma non solo. Perché sono in molti a lamentarsi anche della cattiva manutenzione e della scarsa segnalazione dei percorsi ciclabili. È il caso della pista da piazza Alberti a via del Campofiore, piena di buche e non segnalata con l’apposita vernice, o di quella dei lungarni, dal Saschall al ponte Ferrucci.
Altra questione è la mancanza di collegamenti: ad esempio tra la pista di viale dei Mille e quella dei viali di circonvallazione all’altezza di via degli Artisti, o fra i due monconi di viale Mazzini e viale Fanti, separati dalla passerella di Campo di Marte, dove basterebbe inserire una scanalatura per le ruote per evitare di caricarsi in spalla tutta la bicicletta. “Poi c’è il problema delle rastrelliere per parcheggiare le bici – spiega un ciclista – in alcune zone mancano del tutto o sono scarse: ad esempio in via Masaccio, via Rondinella, via del Gignoro, via Lanza, via Piagentina, e alla stazione di Campo di Marte. In altri casi invece sono spesso sovraffollate o rese inutilizzabili dai ‘parcheggi selvaggi’ di auto e moto”. Insomma, i percorsi ciclabili rischiano di diventare, spesso, veri e propri percorsi a ostacoli.

Case minime, “non soltanto degrado”

“Le case minime non sono soltanto degrado”. Hanno voluto far sentire la loro voce, gli abitanti delle case popolari di via Rocca Tedalda, dopo che Il Reporter, nel numero di gennaio, aveva pubblicato un’inchiesta sulle difficoltà della vita in quella zona della città. Un’inchiesta che aveva portato alla luce come degrado, spaccio e solitudine siano problemi vissuti sulla propria pelle dai residenti di via Rocca Tedalda, “soprattutto la sera, quando qui è tutto buio, in giro non c’è nessuno, le forze dell’ordine non fanno controlli e, dalle finestre di casa, si vede spacciare continuamente”, si era sfogato uno degli abitanti della zona.

 

Ma, insieme a voce come questa, se ne sono levate altre, di residenti che hanno voluto sottolineare come quel mondo, difficile da “inquadrare” dall’esterno, nasconda anche altri aspetti. “Qui ci abitano soprattutto lavoratori onesti, mamme e bambini – hanno precisato, con una lettera, alcuni abitanti – mentre spacciatori e tossici sono sicuramente la minoranza delle persone che risiedono qui. Non crediamo di essere diversi dagli altri fiorentini”. Il quartiere, insomma, sembra dividersi tra chi prova disagio a viverci ogni giorno e chi, invece, si sente orgoglioso di far parte di un mondo che, dopo anni difficili, tenta di rialzare la testa, anche grazie a interventi di istituzioni, associazioni e volontari.

“Le case minime sono sicuramente, per la loro storia, un ‘sottoinsieme’ particolare del quartiere, che, soprattutto in passato, è stato caratterizzato da diversi problemi – dice il presidente del Q2 Gianluca Paolucci – noi facciamo il possibile per migliorare la qualità della vita delle persone che ci abitano, offrendo anche servizi che in altre parti del quartiere non ci sono”. Servizi come il “Fantafondo”, lo spazio di aggregazione nato nel cuore delle case popolari nel 2000, e che da allora si è conquistato un ruolo sempre più importante per i giovani della zona. Uno spazio nato con l’obiettivo di togliere dalla strada i minori del quartiere, e che nel tempo è diventato un vero punto di riferimento: ogni giorno sono una trentina bambini e ragazzi dai 6 ai 18 anni che lo frequentano per fare i compiti e ricevere un aiuto scolastico, ma anche per organizzare attività ricreative che spaziano dalla musica allo sport. “E i risultati sono stati davvero soddisfacenti – spiegano coloro che lo gestiscono – soprattutto in termini di un minore abbandono scolastico dei giovani che lo frequentano. Fondamentale, in questo senso, è la continuità di questa iniziativa”. Continuità garantita dai tre operatori che ogni pomeriggio, dal lunedì al venerdì, con la loro presenza assicurano l’apertura del Fantafondo.

“Oltre a questo, il quartiere cerca poi di supportare le associazioni che agiscono nella zona – conclude Paolucci – e a breve, entro giugno, dovrebbero partire i lavori di riqualificazione del giardino interno a via Rocca Tedalda, con interventi sui giochi per bambini e l’area per cani”. Lavori che contribuiranno a migliorare ulteriormente il volto della zona, recentemente già oggetto di interventi di riqualificazione. E sulla questione è intervenuto anche Federico Pericoli, capogruppo di Forza Italia al consiglio di quartiere 2. “I problemi relativi a quest’area sono annosi, e vanno dal degrado degli immobili a questioni sociali come l’abbandono scolastico – dice Pericoli – penso che sia necessario un intervento complessivo che permetta una riqualificazione della zona, per ridare vivibilità a una parte della città che per troppi anni è rimasta abbandonata a se stessa”.