venerdì, 18 Settembre 2020
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Due strutture per accogliere i rifugiati

Firenze si attrezzerà di strutture destinate all’accoglienza di richiedenti di asilo, rifugiati e titolari di protezione umanitaria. Sono l'ex scuola caterina de' Medici e il vecchio istituto di medicina sportiva

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Firenze si attrezzerà di strutture destinate all’accoglienza di richiedenti di asilo, rifugiati e titolari di protezione umanitaria. Non Cpt fine a se stessi, comunque. L’accordo è stato siglato il 21 dicembre scorso, e vede quali parti firmatarie il Prefetto di Firenze Andrea De Martino, per il Ministero degli Interni, e l’assessore alle politiche e interventi per l’accoglienza e l’integrazione Lucia De Siervo, per il Comune di Firenze. L’obiettivo principale è quello di realizzare un sistema articolato e flessibile in grado di fornire, a coloro che ne avranno titolo, opportunità integrative e di sostegno, riducendo così gli interventi di emergenza e le situazioni di marginalità.

A questo proposito, l’assessore De Siervo ha precisato che “con tale accordo, il progetto è stato definito nei finanziamenti – circa due milioni di euro stanziati dal Ministero degli Interni – ma non nei tempi di attuazione e nei regolamenti che gestiranno il centro una volta aperto, tanto più che una delle due strutture è attualmente occupata e non è stato ancora definito nel dettaglio il cronoprogramma con la Prefettura”. Come illustrato dall’assessore, sarà un centro polifunzionale e policentrico. Infatti, il Comune ha messo a disposizione del Ministero due edifici: l’ex scuola Caterina de’ Medici, in viale Guidoni – ancora oggi occupata da persone di varie etnie – e l’ex struttura di medicina sportiva in via del Fosso Macinante, utilizzata cinque mesi l’anno per l’accoglienza invernale. In viale Guidoni saranno costruiti alcuni miniappartamenti, idonei ad ospitare anche nuclei familiari, in grado di accogliere non più di 80 persone; mentre nell’ex centro di medicina sportiva, che fungerà da prima accoglienza, verranno realizzate delle stanze con luoghi di vita quotidiana comuni.

Gli ospiti intraprenderanno, anche grazie a servizi che saranno istituiti ad hoc, un percorso finalizzato alla conquista di una indipendenza lavorativa, sociale e psicologica, in grado di consentir loro di trovare una dimensione di vita il quanto più possibile soddisfacente. In più, la loro permanenza al centro dovrà avere una durata massima compresa tra i 60 e i 180 giorni, durata che verrà stabilita caso per caso a seconda delle esigenze necessario ad ogni individuo. Il finanziamento del Ministero degli Interni comprende le spese necessarie all’adeguamento a fini abitativi degli immobili, le spese di ordinaria manutenzione, gli eventuali danni provocati dagli ospiti, i servizi di assistenza generica e sanitaria, di vitto,vestiario e generi di conforto per un ammontare di 55 euro a persona al giorno. Mentre al Comune sarà affidata la gestione dei servizi, della vigilanza e l’attivazione di un attrezzato sportello informativo.

Questo accordo, però, ha provocato la reazione di alcuni membri di Rifondazione Comunista, che restano critici al riguardo anche dopo l’audizione dell’assessore De Siervo in quarta commissione, delle politiche sociali e della salute. Ecco alcuni dei principali nodi da sciogliere secondo il consigliere comunale di Rifondazione Comunista, Pape Diaw, “ci sono ancora alcuni nodi da sciogliere, tra cui la non chiara definizione di che cosa si intenda per polifunzionale (chi realmente potrà usufruire di tale servizio?), il perché non si è provveduto a potenziare le strutture già esistenti e il timore che si vengano a creare situazioni proprie di un Centro di permanenza temporaneo”.

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