È qui che l’autore di Gente di passaggio (Selezione Narrativa Polistampa, pp. 384, euro 15) ambienta una storia di famiglie contadine alla fine degli anni ’50.


La narrazione è scandita dalle vicende di Ivo e dei suoi familiari. Ai lettori si para davanti un ambiente antico, fatto di lavoro nei campi e di semplicità, di ritmi atavici, di saggezza, di gente onesta e genuina, di famiglie patriarcali di mezzadri, che presto non saranno più tali. Le nuove generazioni vogliono un futuro migliore, e sono ansiose di conquiste e di libertà.

Anche il giovane Ivo presto abbandonerà le sue campagne per la città e con lo studio, il lavoro e la passione per la pittura affronterà e supererà i disagi, il senso di inadeguatezza in questo nuovo mondo che troverà affascinante ma spietato, pieno di virtù ma anche di sacrifici, in cui ci si sente sempre appunto “gente di passaggio”. Gente, va però rilevato, grazie alla quale la grande provincia contadina italiana ha fatto diventare l’Italia uno dei paesi più avanzati del pianeta.