giovedì, 13 Maggio 2021
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Il ritorno dello ”sceriffo”. ”Mi hanno lasciato solo”

Un anno e mezzo dopo la batosta dell'inchiesta di Castello e dell'(auto)esilio politico, Graziano Cioni torna alla ribalta. E lo fa a modo suo, con un libro di memorie e appunti di un viaggio politico durato 40 anni. Senza risparmiare frecciate a nessuno di chi lo ha affiancato in questo percorso, compresi sindaci e dirigenti di partito. “Mi hanno lasciato solo”, ricorda con amarezza.

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{youtube}7lea65DxvzA{/youtube} Un anno e mezzo dopo la batosta dell’inchiesta di Castello e dell'(auto)esilio politico, Graziano Cioni torna alla ribalta. E lo fa a modo suo, con un libro di memorie e appunti di un viaggio politico durato 40 anni e intitolato non a caso “Il Cioni ti odia”. Senza risparmiare frecciate a nessuno di chi lo ha affiancato in questo percorso, compresi sindaci e dirigenti di partito. “Mi hanno lasciato solo”, ricorda con amarezza.

IL LIBRO. Un capitolo dedicato alla massoneria, uno bello consistente sul caso Castello, e poi tanti ricordi di gioventù, raccontati “alla Cioni”, un misto di barzellette e scene di vita vissuta in un’altra epoca. “Non sono un nostalgico del Pci, ma quello era un partito – dichiara – e io ero un soldato”. “Sono un miracolo del Pci – continua – nato da una confezionista a domicilio e da un disoccupato permanente, sono riuscito a diventare parlamentare, assessore e vicesindaco in una città come Firenze”.

SINDACO MANCATO. Mancava giusto la carica più ambita, quella di sindaco, strappata prima da Domenici e poi da Renzi. Ma non si pente di niente, il Cioni, tranne di qualche scontro troppo violento avuto all’interno del partito e con qualche ex sindaco. E su questi ha le idee ben chiare e non le manda a dire a nessuno.

 PRIMICERIO. Entrato in Palazzo Vecchio nel 1980, lo “sceriffo” ne è stato alla larga solo durante la parentesi Primcerio. “Volle fare una giunta di dilettanti e ce ne siamo accorti tutti di quanto fossero allo sbaraglio”.

DOMENICI. “Devo molto a Leonardo, ha un carattere molto complesso ed è quello che gli ha fatto torto. Non si sentiva legato a Firenze, a volte mi dava l’impressione di pensare che questa città non lo meritasse”. E via libera al retroscena. “Quando i cittadini lo mandarono al ballottaggio stava quasi per ritirarsi, non aveva intenzione di presentarsi al secondo turno”.

RENZI. “Renzi al contrario di Domenici cerca e trova bagni di folla. E fa bene, perché un sindaco deve stare in mezzo alla gente. Ma è capace di dire tutto e il contrario di tutto”.

ARCORE. “Riguardo alla vicenda di Arcore non capisco la polemica, io sarei andato a parlare con il premier anche sotto un ombrellone di Viareggio. Anche se prima avrei chiesto di essere ricevuto a Palazzo Chigi”.

SOLO MA COMBATTIVO. Ricordando il 2008, quando si ritirò dalla politica, lo “sceriffo” ha ancora l’amaro in bocca. “Sono stato lasciato solo dal mio partito – dichiara – e non parlo delle vicende giudiziarie, ma dei problemi di salute che ho avuto. La gente ha continuato a starmi vicino, ma i dirigenti del mio partito non mi hanno fatto neanche una telefonata”.

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