lunedì, 29 Novembre 2021
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In piazza la guerra all’alcol

Dai 14 ai 19 anni otto ragazzi su dieci non sono astemi, e c'è chi comincia a bere anche a 12 anni. Contro l'abuso di alcol nessun nuovo divieto: si punta su musica e divertimento. Prossimo appuntamento in Santo Spirito. L'assessore Saccardi: “Servono educazione e informazione”.

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Se c’è un elemento che accomuna sempre più i giovani toscani con i loro coetanei del Nord Europa è l’uso (o l’abuso) di alcol. E non è certo un confronto che fa onore ai ragazzi di casa nostra, che dai loro pari età stranieri, anziché prendere esempio per attività più virtuose (come ad esempio la scioltezza nel parlare diverse lingue) hanno importato piuttosto una cosa che si chiama “binge drinking”, che altro non è che il consumo di 5 o più bicchieri di una qualsiasi bevanda alcolica in un’unica occasione.

L’INDAGINE. A dirlo è uno studio dell’agenzia regionale di sanità, che ha intervistato oltre 5mila giovani di età compresa tra 14 e 19 anni: e i dati emersi, in effetti, non sono dei più incoraggianti, se è vero che in quella fascia d’età, in Toscana, i bevitori sono ben l’81,1% del totale, che aperitivi e superalcolici hanno scalzato dai primi posti tra le bevande preferite i più “classici” vino e birra e che, nell’anno precedente all’indagine, quasi la metà degli intervistati si era ubriacato almeno una volta. Ma ad alzare il gomito più del dovuto, in Italia, non sono solo i giovani toscani, come è evidente dalla recente decisione del sindaco di Milano Letizia Moratti di varare un’ordinanza per vietare la vendita di alcolici ai minori di 16 anni (pena salatissime multe), subito seguita da altri primi cittadini e da catene commerciali come Esselunga, che ha esteso il divieto a tutti i suoi supermercati sparsi per lo Stivale.

SOLUZIONI. Il fenomeno, insomma, è esteso quanto preoccupante, e ognuno cerca di affrontarlo come può. O come meglio crede. A Firenze, una statistica effettuata dagli operatori dei servizi del Comune dice che meno del 10% di coloro che frequentano i locali notturni sono “astinenti”, ovvero non bevono né assumono altre sostanze. Non solo, ma l’età in cui si comincia a bere si abbassa sempre di più, fino ad arrivare a 12-13 anni: insomma, alla stessa età in cui, fino a poche generazioni fa, si chiedeva ancora il permesso a mamma e papà per bere una Coca Cola fuori pasto, oggi si è già al bancone a ordinare birre e cocktail. E anche al Sert l’impressione è quella dell’aumento del numero dei giovani che abusano di alcol. “Dati allarmanti, certo”, commenta l’assessore alla sanità di Palazzo Vecchio Stefania Saccardi. Una nuova raffica di divieti in arrivo, dunque? Assolutamente no.

MUSICA. A Firenze, per sensibilizzare i giovani sulla questione, si punta sul divertimento, la musica e l’evasione, attraverso due appuntamenti in piazza che hanno l’obiettivo di far capire che abusare di alcol e di altre sostanze fa male. Molto male. Il primo si è tenuto a fine luglio in Santa Croce, il secondo è in programma in Santo Spirito il 18 settembre. “Non è che imponendo nuovi divieti si raggiungano risultati – spiega Saccardi – anche perché le norme che vietano la vendita di bevande alcoliche ai minorenni ci sono già, il problema è farle rispettare. L’ordinanza di Milano è una ripetizione, è demagogia”. Ma come fare, allora, ad affrontare il problema? “Servono politiche educative e informative – risponde l’assessore – scuola e famiglie devono riprendersi le loro responsabilità per quanto riguarda i giovani. Il Comune aprirà anche tavoli di concertazione con locali ed esercenti, per limitare l’offerta e porre attenzione sul tema. Ma – conclude – bisogna puntare su educazione e informazione: è solo così che si può vincere questa partita”.

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