mercoledì, 27 Gennaio 2021
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L’arrivo in Italia e il brutto scherzo del maltempo / FOTO

Fuori programma: le condizioni meteo avverse hanno costretto Michele Mastrosimone e Lorenzo Passagnoli a cambiare i loro piani.

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Fuori programma: le condizioni meteo avverse hanno costretto Michele Mastrosimone e Lorenzo Passagnoli a cambiare i loro piani. I due ciclisti, impegnati nel viaggio tra Erfurt e Firenze sui pedali, hanno dovuto optare per un breve tragitto in treno, a causa del cattivo tempo, inusuale in questo momento dell’anno. Ecco la cronaca di questa (sofferta) decisione. Ma i due – promettono – presto torneranno a prendersi questa tappa mancante.

DST: 125.41 Km; TM: 5h 40m; Vel. media: 22 Km/h; Vel. max: 80 Km/h; disliv. in salita: 1298m; altit. max: 1575m; pend. media: 4%; pend. max: 9%; disliv. discesa: -2530m

7a tappa, Davos – Esine (Italia)

Ennesimo giorno di maltempo, a 1600 metri le cose si complicano ulteriormente e se contiamo che la Svizzera non è certo un paese per poveri viaggiatori allora la cosa diventa proibitiva e folle. Dopo l’odissea di ieri abbiamo deciso di prenderci un trenino fuggire dal territorio elvetico al più presto, il che significava anche saltare le Alpi. Non è stata una decisione felice. Le Alpi dovevano essere il pezzo forte del viaggio e invece si sono rivelate una maledizione per due fattori. Il maltempo (inusuale in questa stagione a quanto dicono) e l’assurdità dei prezzi, sia per mangiare che per dormire.

Ovviamente non si poteva usare la tenda dove la temperatura scende sotto lo 0°. Per una camera doppia “economica” ci hanno chiesto 55€ a testa più “tasse”. Fortunatamente abbiamo trovato un ostello con prezzi più contenuti.

Dulcis in fondo, il treno. Due posti più due bici, uguale 104 Franchi svizzeri, che corrispondo a circa 85 euro, di cui 30 erano solo per le biciclette. Insomma, i paesaggi non ce li siamo goduti a causa del brutto tempo, comunque sono imponenti. Peccato.

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Comunque la Svizzera si è rivelata un paese decisamente inadatto a chi ama viaggiare spendendo il giusto senza contare che la rete ferroviaria alpina elvetica penalizza molto chi si porta dietro anche la bici perché la tariffa non è fissa, ma a chilometri. Noi abbiamo pagato 15 euro, ma una coppia di signori olandesi (che andavano dall’Olanda a Roma in bici) avevano pagato ben 18 euro l’uno per portare la propria bici.

Tornando al viaggio. Non abbiamo preso il treno subito a Davos, ma siamo scesi fino a Filisur. Da qui siamo scesi a Poschiavo, poco prima del confine italiano perché volevamo passare il confine pedalando, oltre che rendere il più corto possibile il tragitto con il treno. Il tempo nel territorio italiano era ottimo, degno del “paese del sole”. Una volta messo piede in Italia ci siamo concessi un ottimo espresso, ovviamente, poi abbiamo attaccato il passo dell’Aprica (quota 1200m) per ritornare sul tragitto del percorso.

Al momento pernottiamo in un B&B e domani (oggi ndr) facciamo rotta per il lago di Iseo, dove dovrebbe aggregarsi un ragazzo e accompagnarci per l’ottava tappa.

Siamo contenti di essere “a casa”, ma rimane l’amaro in bocca per le Alpi. Comunque si è già deciso che torneremo a riprenderci questa “tappa mancante” con un tempo migliore, non ci sfuggiranno.

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