sabato, 13 Agosto 2022
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Concluso il sistema di depurazione delle acque dell’area fiorentina

L'impianto di San Colombano può trattare le acque reflue di un'area con 600.000 abitanti. Finiti i lavori per il sistema di depurazione idrica di 8 comuni della cintura fiorentina

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Le acque di scarico che arrivano dalle case e dalle imprese della cintura fiorentina non finisco più direttamente in Arno, nei fiumi e nei fossi: tutti gli 8 comuni dell’area sono oggi collegati al sistema di depurazione delle acque reflue, un traguardo che fa uscire questi insediamenti urbani – i più popolosi della Toscana – dalle procedure di infrazione europee. Dopo quasi 40 anni di progetti, lavori e investimenti (300 milioni di euro quelli impiegati dal 1985 ad oggi), è stato completata tutta la rete che consente di raccogliere i cosiddetti “reflui”, filtrare il 90% degli inquinanti e immettere nei corsi d’acqua una risorsa idrica pulita.

Il progetto riguarda in particolare Bagno a Ripoli, Calenzano, Campi Bisenzio, Firenze, Lastra a Signa, Scandicci, Sesto Fiorentino e Signa. L’annuncio è arrivato durante una conferenza stampa a cui hanno partecipato i rappresentanti di Regione Toscana, Comune e Città metropolitana di Firenze, Autorità idrica regionale e Publiacqua, il gestore che dal 2019 al 2021 ha investito 52 milioni di euro, per eliminare 152 scarichi diretti nell’ambiente, a cui si aggiungono i 18 milioni stanziati quest’anno. Finanziamenti che arrivano in larga parte dalle tariffe pagate da cittadini e imprese.

Il sistema di depurazione delle acque reflue di Firenze

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Nel 2002 solo 1 abitante dell’area fiorentina su 10 era servito dalla rete di depurazione, oggi il 99,9% della popolazione è coperto da questo sistema. Il cuore è il depuratore di San Colombano (Lastra a Signa), che negli ultimi 20 anni è stato allacciato alla rete di raccolta delle acque con importanti opere: 1.355 chilometri di fognatura (tra cui 140 chilometri di grandi collettori, due dei quali passano sotto l’Arno e la Greve), 77 sollevamenti per superare gli ostacoli fisici che si trovano lungo il percorso delle tubature, 312 scolmatori.

La progettazione dell’impianto di San Colombano, un impianto di trattamento di tipo biologico a fanghi attivi capace di servire 600.000 abitanti, è iniziata negli anni Ottanta. Il primo lotto fu attivato nel 2000, ricevendo gli scarichi di Lastra a Signa e Scandicci. Poi tra il 2004 e il 2006 sono stati collegati al depuratore anche altri territori e nel 2014 è entrato in funzione il super-collettore per la raccolta delle “acque sporche” della zona sud di Firenze, sulla riva sinistra dell’Arno (Emissario in Riva Sinistra d’Arno). L’ultimo tassello è stato il completamento degli ultimi 8 interventi per il sistema fognario e depurativo lo scorso aprile.

Impianto di San Colombano depuratore
L’Impianto di San Colombano. Foto Andrea Barghi

“Migliorata la qualità dell’acqua dell’Arno”

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Durante l’anno scorso il sistema di depurazione dell’area fiorentina ha premesso di trattare 66 milioni di metri cubi di acqua. “Dal depuratore di San Colombano immettiamo in Arno 2 metri cubi al secondo di acqua. Per fare un raffronto pensate che il fiume, all’altezza gli Uffizi ha una portata media di 4,3 metri cubi al secondo – spiega Lorenzo Perra, presidente di Publiacqua -. Quindi apportiamo una quantità di acqua pulita che consente di alimentare l’Arno e di tenere viva la fauna ittica”.

Troppo presto per rendere balneabile il tratto fiorentino del fiume? “Sicuramente la qualità è molto migliorata negli ultimi 20 anni – risponde Perra. Nell’area fiorentina tutti gli scarichi diretti degli acquedotti oggi non ci sono più, noi il nostro l’abbiamo fatto. Ora si tratta di lavorare su tutto quello che non è riconducibile alla rete pubblica”.

L’area fiorentina fuori dalle procedure di infrazione per la depurazione delle acque

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“Se oggi gli scarichi non fossero convogliati al depuratore di San Donnino, l’Arno avrebbe decine di chilometri del proprio tratto in completa anossia, cioè con ossigeno zero, e quindi sarebbe sostanzialmente un fiume morto con effetti devastanti dal punto di vista ecologico – fa notare Monia Monni, assessore all’Ambiente della Regione Toscana -. Adesso ci siamo posti un nuovo obiettivo, perché in futuro gli impianti di depurazione si possano occupare non solo di alimentare i fiumi con acqua pulita, ma anche riutilizzare quelle acque”.

Gli insediamenti urbani degli 8 comuni fiorentini quindi vengono messi in regola ed escono dalle procedure di infrazione europea. Al momento, nei territori gestiti da Publiacqua, non rispettano ancora le direttive comunitarie 9 agglomerati urbani di Pistoia, Impruneta, Rufina, Strada in Chianti (Greve in Chianti), Castelfranco di Sopra, Dicomano, Mercatale (San Casciano Val di Pesa), Reggello, San Casciano Val di Pesa. L’obiettivo è la messa in regola di queste zone durante il 2022.

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