venerdì, 7 Maggio 2021
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Vaccino AstraZeneca: quante dosi servono e dopo quanto fare il richiamo

Parte in anticipo la fase 3, con l'arrivo del vaccino AstraZeneca: quante dosi servono per sviluppare gli anticorpi contro il Covid-19 e dopo quanti giorni va fatto il richiamo

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Al via anche in Italia la somministrazione del vaccino di AstraZeneca, il terzo ad aver ricevuto l’ok dall’Agenzia europea del farmaco (Ema) e da quella italiana (Aifa). Arrivano anche le indicazioni su quante dosi del vaccino AstraZeneca servono per sviluppare gli anticorpi contro il virus Covid-19 e dopo quanto fare il richiamo. La disponibilità del prodotto, creato della casa farmaceutica anglo-svedese e dall’Universtà di Oxford, ha fatto partire in anticipo la cosiddetta “fase 3” del piano vaccinale nazionale per le persone tra i 18 e i 55 anni e senza particolari problemi di salute.

Piano vaccinale, quando la somministrazione

Si parte da forze dell’ordine, insegnanti, personale non docente della scuola, detenuti, personale delle carceri e da chi lavora in comunità civili e religiose, per poi proseguire a somministrare il vaccino anti-Covid di AstraZeneca agli altri lavoratori dei servizi essenziali, in base a quante dosi saranno disponibili. Condizioni essenziali: avere tra i 18 e i 55 anni e non essere affetti da patologie (per esempio problemi cardiaci, diabete, malattie autoimmuni). Questo quanto previsto dal nuovo piano vaccinale, aggiornato dopo i ritardi di Pfizer.

In Toscana l’apertura della preadesione online alla somministrazione del vaccino ha fatto registrare un boom di prenotazioni da parte degli insegnanti. Qui le iniezioni partono l’11 febbraio.

L’efficacia del vaccino AstraZeneca, la variante sudafricana e gli effetti collaterali

A differenza di Pfizer e Moderna, l’efficacia del vaccino di AstraZeneca (ChAdOx1 il nome del prodotto) non è stata testata su un numero rilevante di anziani, quindi al momento si conoscono solo i dati per gli under 55. Da qui la decisione dell’Aifa di somministrarlo alle persone fino a 55 anni, senza particolari patologie, mentre ai soggetti più a rischio di complicazioni per il Covid saranno iniettati i prodotti di Pfizer e Moderna per cui è stata dimostrata una copertura sopra al 90%.

Secondo i test clinici di fase 3, l’efficacia complessiva del vaccino di AstraZenenca è risultata pari al 62,1%, completata la somministrazione di tutte quante le dosi, ma la casa farmaceutica garantisce una copertura del 100% contro le complicazioni più gravi del Covid-19a rischio di ospedalizzazione. L’uso di questo prodotto – spiega l’Aifa nelle sue FAQ – è stato approvato “perché mostra un rapporto beneficio-rischio favorevole nelle persone al di sopra dei 18 anni di età”. Inoltre a differenza degli altri vaccini si può conservare in un normale frigorifero. Gli effetti collaterali segnalati sono per la maggior parte lievi e si risolvono dopo pochi giorni dalla vaccinazione, rare invece le reazione avverse gravi.

Secondo gli studi preliminari, ancora da concludere, il vaccino Oxford/AstraZeneca è efficace solo al 10% sui contagi di tipo lieve e moderato, causati dalla variante sudafricana. L’Oms si è però detta “ottimista” su un impatto significativo del vaccino sulle forme più gravi del Covid, incluse quelle delle causate dalle varianti.

Vaccino AstraZeneca quante dosi servono e dopo quanto va fatto il richiamo

L’Aifa ha chiarito quante dosi servono, perché il vaccino di AstraZeneca produca gli anticorpi contro il Covid: sono necessarie 2 iniezioni, da fare nel muscolo deltoide del braccio. Una circolare del Ministero della Salute indica inoltre dopo quanti giorni va fatto il richiamo: la somministrazione della seconda dose del vaccino di AstraZeneca è consigliata dopo 3 mesi dalla prima (12 settimane, tra 78 e 84 giorni). Comunque devono passare almeno 10 settimane (ossia poco più di due mesi, dopo 63 giorni) prima di fare il richiamo.

Oltre a quante dosi e quando farle, l’agenzia chiarisce che chi riceve la prima dose del siero AstraZeneca dovrà fare il richiamo con lo stesso vaccino e non con quelli di altre case farmaceutiche, come Pfizer e Moderna. Questo perché non esistono ancora dati scientifici sulla possibilità di cambiare vaccino dopo la prima somministrazione.

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