venerdì, 27 Novembre 2020
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Ciak, si gira… sui lungarni / FOTO

Alla scoperta dei (molti) film ambientati a Firenze. Dagli intoccabili Fellini, Taviani, Zeffirelli ed Ettore Scola ai toscanissimi Benvenuti, Pieraccioni e Nuti, fino alle produzioni internazionali. GUARDA LE IMMAGINI

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C’è chi dice che vivere a Firenze è come vivere sempre nello scenario di un film, una Cinecittà in carne e ossa, con tanto di fondali perfetti, affacci sul fiume, prospettive da sogno. E la città del giglio ha regalato ispirazioni a fior di registi, tanto che molti l’hanno scelta come luogo d’elezione per le loro riprese.

AMORE IN RIVA ALL’ARNO. In cima alla lista probabilmente c’è Camera con vista, pellicola del 1986 diretta da James Ivory e ambientata nell’Ottocento, che ha fatto sognare il pubblico di mezzo mondo, regalando una storia d’amore consumata tra un affaccio sull’Arno e l’altro. Ma  andando indietro nel tempo se ne trovano numerosissimi, molti dei quali fi rmati da registi blasonati e stranoti al grande pubblico come Roberto Rossellini, che ci ambientò Paisà, oppure Federico Fellini, che nel 1953 girò alcune scene dei Vitelloni proprio in città, e ancora Ettore Scola, che la scelse nel 1965 per La Congiura, o i fratelli Taviani, che invece raccontarono Firenze e la campagna circostante durante il secondo conflitto mondiale nella loro Notte di San Lorenzo, uscito nel 1982.

RISATE. E come dimenticare tutta la saga di Amici miei, che il maestro Mario Monicelli disegnò sui personaggi più tipici della Firenze del secolo scorso, che passavano le loro giornate tra una scorribanda e l’altra, accompagnando lo spettatore (in tutti e tre i fi lm della saga) nei vicoli del centro, nei quartieri residenziali e sulle colline circostanti. Altro scanzonato caposaldo del cinema che ha il Duomo e i lungarni per protagonisti è Il Ciclone di Pieraccioni (1996), che vede la seconda metà del film girata tra via del  Proconsolo e piazza Poggi. Lo stesso vale per altri film del regista toscanaccio, come il precedente I laureati (1995) e i successivi Fuochi d’artificio (1997), Il principe e il pirata (2001) e Io e Marilyn (2009).

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BRIVIDI. Gli appassionati di thriller e simili avranno ben presente La sindrome di Stendhal, che Dario Argento ambientò dentro la galleria degli Uffizi (e dove sennò?) nel 1996, e il terrifi cante Hannibal di Ridley Scott, del 2001, con Antony Hopkins, che consuma una delle scene più truci sulla torre di Arnolfo. Da non scordare poi tutte quelle pellicole made in Florence che della veracità toscana portano sul grande schermo ogni microscopico dettaglio, come i vari Caruso Pascoski (di padre polacco) e Casablanca  Casablanca di Francesco Nuti e Benvenuti in casa Gori e A ovest di Paperino di Alessandro Benvenuti. La lista sarebbe ancora molto lunga, ma dulcis in fundo ci sono due chicche da non dimenticare: il “cult” Berlinguer ti voglio bene di Giuseppe Bertolucci, interpretato da un giovanissimo Roberto Benigni nel 1977, e Un tè con Mussolini (1999) del maestro Franco Zeffirelli.

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