mercoledì, 27 Gennaio 2021
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Daniele, lo Scotch e quel monito urlato

Silvestri ci racconta il suo nuovo, fortunatissimo album e lo spettacolo che sta portando in tour. Il cantautore romano è tornato con un disco dal titolo enigmatico, in cui intimismi e sguardo politico si fondono più di sempre. Il 23 luglio sarà a Marina di Pietrasanta con un evento tutto particolare.

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Vabbè, chi lo ama lo ama. Punto. E poi è sempre lui, anche sette album, un po’ di pancetta (così sostiene, ridendo) e diciassette anni dopo. Daniele Silvestri a fine marzo è tornato con un nuovo album, S.C.O.T.C.H, e non lo ha fatto per niente in punta di piedi: il disco si è piazzato in cima alle classifiche, con i suoi quindici brani freschi freschi di gestazione. In questo album, più di sempre, gli intimismi “alla danielino” e lo sguardo politico che punge se ne vanno a braccetto, con l’acume scanzonato di cui il cantautore romano è maestro. E il 23 di luglio arriva dalle nostre parti, con la prima data toscana del suo nuovo tour: l’appuntamento è a Marina di Pietrasanta, al festival “La Versiliana”. Con un evento tutto particolare. Che fra qualche riga ci racconta lui. Noi, intanto, partiamo dal titolo. 

Daniele, il disco si chiama S.C.O.T.C.H, tutto puntato, come un acronimo. Sul tuo blog i fan si sono scatenati a scioglierlo: tu fai un po’ il reticente invece sul suo significato…

(Risata) Diciamo che faccio il deficiente, piuttosto. Per me è un po’ un gioco non averne scelto uno in particolare, mi sono divertito a lasciare il rebus aperto per le mie devianze sul fronte enigmistico. Questa parola si prestava ad essere utilizzata come titolo per tanti motivi: è di uso comune, è una di quelle che pronunci un sacco di volte ma magari non sai come si scrive. E con tutti quei puntini ho voluto darle una vita un po’ più lunga, stuzzicando l’immaginazione di chi ha provato a dare la sua lettura.

Stai portando in tour uno spettacolo, più che un semplice concerto. Ce lo racconti?

Lo spettacolo è venuto in modo molto naturale, perché il disco nuovo si prestava a dare forma a una cosa del genere, anche perché è stato registrato in presa diretta. È idealmente diviso in tre parti. La prima gli dà il ritmo, e S.C.O.T.C.H fa da collante. A un certo punto, poi, con la band usciamo, ci cambiamo e ci trasformiamo, un po’ come fossimo il gruppo spalla di noi stessi. Per mezz’ora sul palco regna un’atmosfera dance, con musica tamarra, coatta, chiamiamola come vogliamo. La terza parte è quella più elastica, quella che cambia da data a data: gioco con le mie canzoni più conosciute, come se riprendessi un racconto finito per riparlarne tutti insieme.

Com’è stata la genesi di quest’album?

Uh, lunga. È durata tre anni, e fino all’ultimo, quando già eravamo a mixarli in studio, avevo una quarantina di brani e non sapevo quali alla fine ci sarebbero entrati. Questo fa parte della mia cronica e preoccupante tendenza a non chiudere mai niente. Un momento determinante, in questo senso, è stata la partecipazione a “Che tempo che fa” con Fazio e Saviano (in quell’occasione c’è stata la presentazione dell’inedito ‘Precario è il mondo’, talmente inedito che ancora non aveva neppure un titolo, ndr): lì le cose si sono come ‘stappate’ e hanno preso una direzione.

In uno dei tuoi pezzi, Monito®, fotografi il presidente della Repubblica che, chiuso nella sua stanza, medita “sul ruolo che oggi ha/in mano un’arma scarica/la penna che ratifica”…

Tra le tante anomalie che ha inanellato la nostra democrazia, diciamo che negli ultimi due anni il ruolo del presidente della Repubblica è stato come minimo messo a dura prova. Dipendiamo dall’inchiostro della sua penna, e mai come adesso il suo ruolo è diventato quello di baluardo della democrazia: è come se fossimo entrati tutti nelle stanze quirinalizie, e negli ultimi tempi quello del Presidente finisce sempre per diventare un “monito”, mai come ora questa parola è stata ripetuta tante volte.

Ma questo successo te lo aspettavi?

(Voce molto sincera) No, onestamente no. Ero già felice di essere riuscito a finire il disco, e mai come in questo avevo deciso di non mettere pezzi studiati per acchiappare il pubblico furbescamente. Invece dalle risposte e dai commnenti che ho ricevuto, anche sul blog, sembra davvero che questo album abbia incontrato i gusti più vari.

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