Eccone in breve la trama, divisa in due parti distinte:

Nella prima  Fortunato è un camionista, disincantato e un po’ cialtrone, che da molti anni trasporta Ferrari rubate negli Emirati Arabi per conto di una ditta romana. Ma quello che sta per compiere – giura – sarà il suo ultimo viaggio. E’ ora di passare il testimone al giovane Marcello, da pochi mesi in prova nella stessa società.

Nel secondo episodio (ma Veronesi non vuole che si chiami così!) Giulio è un dentista che ha da poco passato la cinquantina, con un bell’attico che affaccia sui tetti di Roma, un domestico indiano, un matrimonio fallito che lo ha fatto sprofondare nella depressione più nera e un imminente convegno a San Pietroburgo a cui non ha più nessuna voglia di partecipare. Ma il suo collega e amico Fausto è irremovibile: la Russia è la patria del sesso facile e una settimana lì è meglio di un anno di psicoanalisi. Il resto della storia lo vedrete al cinema…

Il film è nato da una conversazione a tavola tra Veronesi ed Aurelio De Laurentiis, che volevano fare entrambi un film sugli italiani all’estero, solo che il produttore voleva che si trattasse di italiani celebri: poi ha ceduto all’idea del regista, che preferiva i connazionali un po’ “disgraziati”, che lavorano in paesi di frontiera, come appunto la Russia o gli Emirati.

La scena finale dell’Italia fatta di pezza con i bambini intorno dà un tocco di romanticità alla pellicola, mentre tutti i personaggi sono intrisi di grande umanità. Sembra che ci siano troppi luoghi comuni, è stato contestato a Veronesi, ma, come afferma lui stesso, i luoghi comuni possono essere verità pesanti, ad esemio il monologo sul mutuo pronunciato da Castellitti nel film. “Italians” è una commedia, non importa che sia una ricostruzione fedele di fatti accaduti, anche se il regista si è documentato a lungo prima di girarlo.