Il broker fiorentino compie un ulteriore passo in avanti nei rapporti con importatori e distributori d’Oltreoceano e del Nord Europa, confermando l’ottimo andamento dell’ export dei prodotti Made in Italy. Un bilancio positivo dunque che arriva in parte inaspettato al termine di questa lunga maratona dedicata al grande vino italiano. Molti gli enologi e gli enoamatori che hanno frequentato nei quattro giorni di fiera lo stand della LGWines nella tensiostruttura del padiglione riservato all’esposizione dei prodotti toscani.
Dal proprio portfolio, che conta oggi più di quaranta aziende sparse su tutto il territorio italiano, Galli ha tirato fuori due assi nella manica, La Colombaia Ville di Bagnolo di Beltrami e Baroncelli Vini di Bolgheri. Entrambi i produttori, qui alla loro prima uscita ufficiale, hanno trovato l’attenzione di buona parte del pubblico nonostante la presenza di alcuni giganti del settore come Ricasoli Firidolfi, Il consorzio Chianti Classico, Frescobaldi, Banfi. La qualità dei vini, le degustazioni organizzate per favorire la migliore conoscenza dei viticultori, così i raffinati packaging, sono serviti da richiamo per ogni genere di partecipante. Un esordio curato nei minimi dettagli che deve tutto al livello dell’offerta e alla strategia commerciale di Lorenzo Galli, sempre più di casa all’interno del prestigioso salotto enologico.
Debutta con il botto, già nei primi giorni della fiera, l’IGT Supertuscan Terre del Cotto della Fattoria La Colombaia che incanta traders e degustatori, giornalisti e opinion leaders. “Si tratta ora di individuare un mercato all’altezza delle aspettative e del prezzo imposto dal produttore”, dichiara Galli. “L’eccellenza del vino non può essere compromesso da strategie di massimo consumo, perciò non va svalutato. In questo caso va ricercata la qualità più che la quantità”. Guardano più specificatamente agli Stati Uniti il Chianti Colli Fiorentini Terre delle Fornaci, sempre di Beltrami, e Doc Guerriero di Bolgheri di Baroncelli, altra etichetta molto apprezzata nel corso degli incontri promossi da LGWines. Il segnale di ripresa che giunge dagli Stati Uniti fa da cassa di risonanza per tutti quei rappresentanti stranieri intervenuti al Vinitaly. Gli operatori esteri sono stati in effetti la grande fetta delle kermesse veronese, circa il 30% su 150 mila presenze complessive. Un dato che ha favorito l’apertura di nuove rotte e l’incoraggiamento per i produttori a limitata produzione vitivinicola ma già in forte crescita come le due aziende toscane. Meno visibili eppure in lizza nelle trattative anche le altre factory del network di LGWines che grazie anche all’interessamento di un superospite come Aristide Spies, miglior sommelier del Belgio 2007, stanno trovando un posto sugli scaffali di Danimarca, Svezia, Inghilterra, Lussemburgo e Belgio