Negroni 100 anni Firenze

Il Negroni nasce 100 anni fa a Firenze. Via Tornabuoni, la Grande Guerra è finita da poco. In un pomeriggio come tanti, il conte Camillo Negroni, nobile fiorentino cosmopolita e di spirito vivace, si concede un po’ di relax all’elegante Caffè Casoni, quando invece del solito drink chiede al suo barman di fiducia, Fosco Scarselli, qualcosa di più “robusto”.

È lui stesso a proporre di modificare la ricetta dell’Americano inserendo tra gli ingredienti il gin al posto della soda. Un’intuizione che passerà alla storia: siamo nel 1919 e in quel momento nasce il Negroni, il “re” dei cocktail per eccellenza.

Il Negroni e 100 anni di storia

Da allora è trascorso un secolo e il Negroni, un secolo e non sentirlo, ne ha fatta di strada. Negli anni ‘60 la ricetta a base di gin, Campari e vermouth rosso viene resa ufficiale dalla International Bartenders Association e da diversi anni il cocktail è sul podio dei più ordinati al mondo. Culla del Rinascimento ma anche del più famoso degli aperitivi, Firenze ha già iniziato a festeggiare le cento candeline del “suo” Negroni.

Negroni, a Firenze una settimana dedicata al drink

Se a febbraio il cinema Odeon ha ospitato la finalissima della Campari barman competition, sfida a colpi di shaker tra centinaia di bartender dedicata a nuove interpretazioni del Negroni, nel mese di giugno si terrà la Negroni week Firenze, una settimana di iniziative a scopo benefico che coinvolgerà centinaia di locali fiorentini. Nel frattempo in molti locali fiorentini si possono gustare variazioni del Negroni sul tema del centenario.

Uno dei più gettonati è l’Old style ideato da Luca Picchi, barman di Gilli e ricercatore della miscelazione, che ha ricostruito la storia delle origini del Negroni con due libri, “Sulle tracce del conte” per Plan edizioni e “Negroni Cocktail, una leggenda italiana” edito da Giunti.

Dal Negroni sbagliato alle mille varianti della ricetta

“Il mio Negroni del centenario – spiega Picchi – viene servito in un vassoio stretto e lungo, al centro c’è un bicchiere di acqua gassata aromatizzata, a sinistra un Negroni classico con fetta d’arancio e a destra una gelatina di Negroni con scorza di arancia candita”. Un mix di passato e futuro e soprattutto di sperimentazione.

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Foto: pagina Facebook Caffè Gilli

La stessa che si rintraccia in un’altra creatura di Picchi, l’Insolito. “Cercavo un profumo che disorientasse chi beve l’aperitivo e ho pensato al caffè, alle sue qualità più nobili, al sentore di tostato e di vaniglia – dice il bartender scrittore –. Ho costruito una miscela fatta da un Negroni classico, con un tocco di China Clementi e qualche goccia di bitter orange. E prima di servirlo gli concedo tre quattro passaggi su un colino contenente chicchi di caffè. È il mio Negroni preferito”.

Picchi è tra i sostenitori della proposta di collocare una targa in via Tornabuoni per celebrare i 100 anni del Negroni, “parte integrante di questa città e frutto di una serie di coincidenze storiche che meritano di essere ricordate”. Secondo Picchi, ad esempio, influì sulla nascita e la diffusione del cocktail il lungo vissuto del conte Camillo negli Stati Uniti, prima nel Wyoming, dove per anni fece il mandriano in una fattoria, e poi a New York, dove fondò un’altolocata scuola di scherma, proprio durante la “golden age of cocktail” che aprì le porte alla miscelazione dei drink.

Contribuirono la vivacità culturale della Firenze degli anni ‘20, la notorietà del conte, personaggio elegante e coltissimo, gardenia all’occhiello e mantello, le sue conoscenze autorevoli in mezza Europa e negli States. Ed influì pure la concomitanza dell’inizio del movimento futurista, che condusse fuori dai locali di Firenze quel cocktail che il conte Camillo ordinava come “il solito!” e oggi tutto il mondo chiama, semplicemente, Negroni.