domenica, 20 Settembre 2020
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Recensione Album Marlene Kuntz “Ricoveri virtuali e sexy solitudini”

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Il disco Ricoveri virtuali e sexy solitudini giunge dopo oltre tre anni da Uno, album che sicuramente non aveva riscosso un grosso successo ed anzi era stato giudicato assolutamente minore, soprattutto dai fan della prima ora.

Nel 2009 era stato pubblicato un greatest hits che sapeva di resa di conti e preannunciava un ritorno alle sonorità e agli umori del passato.

“E’ un disco di rabbia. Ci volevano rabbiosi, siamo tornati rabbiosi” così Cristiano Godano, aprì la conferenza stampa per la presentazione del disco. I Marlene Kuntz ripartono quindi da questo ottavo lavoro dove è evidente il tentativo di volersi riappropriare di un ruolo centrale sulla scena rock italiana, dopo essere stati abbondantemente superati per rispolvero dai “coetanei” Afterhours e per inventiva dal Teatro degli Orrori, dai Baustelle e dai Verdena.

Ci riescono? Diciamo che un ascoltatore medio dei Marlene, apprezzerà questo album come piacevole, seppur parziale, ritorno alle origini. Nessuno si aspettava in fondo altre perle come Retrattile o Nuotando nell’aria, ma l’attesa, la speranza inconfessata, c’era. E quindi? E quindi cerchiamo di apprezzare, ma non riusciamo ad andare oltre ad una sensazione di spocchia che l’album trasmette. 

Ricovero virtuale apre l’album con dichiarazioni come “Quanta roba hai scaricato? Quanto poco hai ascoltato?”, che sembrano innanzitutto oltre tempo limite e di una cattiveria, purtroppo, finta. Siamo noi che puzziamo di “sfigato, brutto, storto e avviluppato” e  “testa fine e figa niente” perché osiamo avere una connessione ADSL e ci informiamo di musica e cerchiamo altro, se quello che una volta ci esaltava ora ci intristisce? Beh la risposta è si, ma Cristiano Godano dovrebbe fare un po’ di mea culpa.

Spiace che tutta questa rabbia sia indirizzata al popolo affamato di novità. Se non bastasse ancora, questa sensazione di boria, la ritroviamo in chiave simil- erotica in Orizzonti dove si ha un “conto aperto con il mio libidinoso Mr. Hyde” per arrivare a Pornorima, trincerata di falsetti e con tratti da esibizionista che fai fatica a pensare vengano dai Marlene. La voce di Godano a tratti non sembra neanche più la stessa come in Io e Me, canzone basata sul contrasto isteria – melodia come anche in Oasi.

E’ ricercata un’esasperazione melodica come in Vivo: non sono queste le ballate che ricordiamo e che avevano accordi quasi grunge! Ancora cori che smielano il brano come in Un piacere speciale una canzone sciupata dalle seconde voci, di cui si poteva fare abbondantemente a meno. Appunto importante: le chitarre. Le chitarre hanno smesso di graffiare.

Paolo anima salva è un pezzo che sinceramente non capiamo mentre la canzone che un po’ apre il cuore è L’artista che con il suo incedere sinuoso, ma non impaurito, detta un crescendo musicale e di una storia. Questo brano è incontro tra musica e parole che è, era, tornerà?, proprio dell’identità dei Marlene.

Il problema per molti artisti è l’incredibile passato che hanno condiviso con i loro fan. Quando è glorioso, imponente, magico in spazi anche di una sola canzone non si riesce ad essere obbiettivi. Dopo Uno ci facciamo stare bene Ricoveri virtuali e sexy solitudini. Perché vogliamo ancora aspettare.

Concerto Marlene Kuntz a Firenze

16 Aprile

Flog Via Michele Mercati, 24/B 

ore 21.00

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