sabato, 19 Settembre 2020
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Recensione Album Vinicio Capossela “Marinai, Profeti e Balene”

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Il mare non cambia mai ed il suo operare, per quanto ne parlino gli uomini, è avvolto nel mistero. Così parlava del mare Joseph Conrad e Vinicio Capossela, pur seguendo questo assunto, riesce tramite il proprio immaginario a rendercelo più vicino. Bisogna dirlo: l’oceano e il nostro cantautore sembrano legati a filo doppio per le storie e i miti che entrambi, da sempre, ci offrono.

Marinai, Profeti e Balene esce a distanza di poco più di due anni da, il mezzo passo falso, di Da solo ed è una prova eccelsa di Vinicio. Un album esagerato: un’Odissea moderna, una Divina commedia del mare. Un’opera che non poteva non essere suddivisa in due volumi -cd- costante richiamo tra letteratura e musica. Più che un album dal vivo è giusto descriverlo come un musical per il teatro: 19 canzoni che vanno ascoltate insieme, perché collegate dai granelli di sabbia e dalla poesia che contengono.  Per questo forse, quelli che conoscono solo il Capossela della taranta del Ballo di san Vito o quello vezzoso di Che coss’è l’amor, potrebbero rimanere interdetti anche perchè la parentesi più interiore del, sopra citato, Da solo è oltrepassata.

Ma lasciamo il porto ed entriamo in mare aperto. “L’oceano nel quale ci muoviamo è un oceano di carta, tutto viene dalla letteratura”. Così Vinicio ha presentato l’album alla conferenza stampa e per noi è facile trovare ovvi  richiami alla balena bianca  di Melville, –Il Grande Leviatano, La Bianchezza della Balena, L’ Oceano, I Fuochi Fatui, Oilalà– e alla Bibbia: “il testo più saccheggiato dal rock’n’roll”. Moby Dick è dunque protagonista di I Fuochi Fatui, un geniale delirio (io sono tenebra che prorompe dalla luce) e nel terrificante racconto di La Bianchezza della Balena (niente è più terribile di questo colore una volta che è separato dal bene), canzone caratterizzata dalla viva presenza del coro, che Vinicio raramente aveva usato prima.

Troviamo poi momenti scanzonati nella filastrocca in sirenese( in fondo al mar, in fondo al mar) Pryntyl e ancora giochi riusciti in Lord Jim( l’eroe che falla perchè fa, di Conrad) curata in forma quasi spasmodica, o ancora in Polpo d’amor passando per i cori di Billy Budd: un vero pezzo blues suonato da pirati. I suoni che troviamo, insieme alle voci, rendono questa prima parte dell’album ariosa e liquida allo stesso tempo, come le sorelle del mare e dell’aria che si incontrano nel racconto di Andersen.

Sono diversi gli strati musicali che Vinicio ha voluto e saputo creare e che si evolvono senza in realtà confondersi o perdersi nel secondo “tomo”. Troviamo qui sonorità greche come nell’elegia ( Vinicio mi sento tornata ai tempi del liceo classico) di Aedo, con la lira di sottofondo, o nel Dimmi Tiresia, poesia dedicata al più famoso mediatore fra uomini e dei, o ancora nella ninna nanna, un carillon, della Madonna delle conchiglie, che il mare ci lascia senza volere niente in cambio.

Molte canzoni di quest’album sono perle ma, nei lavori in generale e ancora di più quando si parla di Capossela, l’importante è che tutto l’insieme è grandioso ed eccitante, perfetta somma totale delle parti. Marinai, Profeti e Balene è un disco fuori misura, pensato e scritto come un delirio provocato dal bere per lungo tempo l’acqua di mare. Immenso, racconta di pirati, vascelli, foche barbute, sirene, balene bianche, inferno, purgatorio, aria ed acqua, conoscenza, sommergibili e scafandri, aedi e viaggi. Tutti insieme, ma allo stesso tempo filtrati, grazie alla maestria con cui Vinicio si mette al servizio di quest’opera.

Un disco dove Capossela è e rimane Capossela, ma fa anche altro nelle sue sperimentazioni. Ripetere giova e nel caso di persone poco attente- disattentissime- è necessario. Vinicio Capossela ha sfornato, con la sfrontatezza e l’imperiosità di un bambino per il modo in cui riesce a giocare senza sbalzi tra registri alti e bassi, un album capolavoro: circolare, complesso, profondo ed importante. Non diventare parte di esso, non seguirne il flusso e l’onda, che ci porta e ci trasporta verso il viaggio e l’ignoto, sarebbe poco intelligente.

Ascoltatelo quindi attentamente, prestate attenzione, combattete per la comprensione in un momento in cui la musica che ci viene servita è solamente usa e getta.

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