Intervista a Beppe Bergomi:
Beppe Bergomi con la maglia dell'Inter nella stagione 1981-82 - foto Wikipedia

Notti magiche, ricordi di un calcio che forse non tornerà più, vissuto senza troppe tv e con molto contatto umano. Ma capita ancora che due campioni del mondo si ritrovino allo stesso tavolo per chiacchierare come amici: Giancarlo Antognoni e Beppe Bergomi. I due erano presenti al “Fortichino d’oro 2019”, premio annuale assegnato lo scorso 1° settembre a Pistoia, per motivi diversi: il primo era il vincitore del riconoscimento, il secondo presentava uno dei migliori libri sul calcio mai scritti: “Bella Zio”.

Il gruppo Whatsapp dei Campioni del mondo

E hanno regalato una vita di ricordi ai tifosi presenti. La scoperta più curiosa è stata che i due campioni hanno una chat in comune di Whatsapp, “Campioni del Mondo ’82”, attiva e certe volte ironicamente fastidiosa. “Spillo” (Altobelli, ndr), ci assilla con battute e aforismi, ormai non mettiamo più la sveglia, ma non potrei mai fare a meno del suo commento mattutino – sorride Antognoni –, poi ci sono aneddoti di un gruppo di amici che non ha mai smesso di volersi bene”. Ascoltiamo basiti confidenze di spogliatoio mai raccontate e decidiamo di parlare con “lo Zio” di quel calcio e di quello attuale.

Intervista a Beppe Bergomi: “Quanti ricordi legati alla Fiorentina”

“Sarò sempre legato a Giancarlo per molti motivi – racconta Bergomi – prima di tutto perché involontariamente, dopo il suo infortunio, mi ha spianato la strada verso un posto da titolare in Italia-Germania, la finale del Mondiale 1982. Il giorno prima della partita i miei compagni continuavano a fissarmi e a ripetere ‘Domani devi marcare il biondo, Beckenbauer. Dai che ce la fai’. Credevo fosse uno scherzo, sorridevo ed ero tranquillo. Poi fu lo stesso Giancarlo a dirmi che non ce l’avrebbe fatta a scendere in campo. Da quel momento pensai solo alla partita e poi sapete tutti com’è andata. E poi Giancarlo è una persona per bene, ed è un vero amico”.

Nuovo stadio di Firenze: storia del progetto

Ha un ricordo legato alla Fiorentina?

“Ne ho tanti, da sempre. Fiorentina-Inter è sempre stata una bella partita. C’è però anche uno dei ricordi più brutti della mia carriera. Uno degli errori che non ti fanno dormire”.

Ovvero?

“Era il 90°, eravamo sul 3-3, toccai con leggerezza un pallone a Zenga ma persi di vista Stefano Borgonovo. Stefano si defilò, quasi come fosse stanco, invece era attento a quello che facevo. Intercettò la palla e la mise dentro. Gol della vittoria della Fiorentina a causa mia, un 4-3 che non dimenticherò mai”.

Subito dopo però arrivarono una serie impressionante di vittorie dell’Inter e prove eccellenti da parte sua. Come l’ha superata?

“Quando rientrai a San Siro i tifosi esposero uno striscione ‘Non importa zio’. Fu l’ennesima riprova di quanto quella maglia fosse importante per me. In un certo senso anche la Fiorentina, nei momenti cardine della carriera è stata un punto di svolta”.

Beppe Bergomi, un giudizio su questa Fiorentina?

Ha bisogno di tranquillità e tempo, molto tempo. Ha ottime qualità, ma non è facile capire come farla giocare, ci vuole pazienza. Forse è l’anno zero per i viola: sostenetela”.